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Philosophy for children

 

La Philosophy for Children (P4C) è un programma educativo elaborato dal filosofo americano Matthew Lipman e dai suoi collaboratori a metà degli anni Settanta che pone al centro dell'attenzione il bambino come soggetto pensante e autonomo. Da una prima diffusione negli Stati Uniti, questa pratica filosofica si è successivamente allargata in tutto il mondo con l’istituzione di numerosi centri e una consolidata sperimentazione del programma.

Non più soltanto come materia da imparare, la filosofia è intesa da Lipman come attività dinamica, un metodo per descrivere il mondo, che trova nelle capacità esplorative del bambino, soggetto competente, le più adeguate risorse.

Attraverso la pratica della P4C, Lipman si impegna perché il bambino possa essere finalmente lasciato libero di coltivare la sua personale impronta filosofica, condividendo il continuo interrogarsi circa le cose del mondo con i suoi pari: individuare i problemi e i significati dei concetti, affrontare le perplessità, dubitare dell'ovvio e così via, sono esercizi che meglio si esplorano in gruppo, in una “comunità di ricerca” incentrata sul dialogo.

Questo metodo dialogico, che richiama l'atteggiamento socratico, viene sollecitato nella pratica della P4C dalla figura dell'insegnante, detto “facilitatore”, che più che impartire lezioni ha il compito di condividere insieme al bambino il cammino dell'investigazione, dimostrandosi garante del clima di rispetto e di riflessione all'interno della comunità di ricerca.
Sull'onda del programma sviluppato da Lipman sono sorti, negli anni successivi, studi di approfondimento e in alcuni casi di superamento di alcuni aspetti della P4C: la Kinderphilosophie, ad esempio, si discosta da alcune rigidità imposte da Lipman – come ad esempio per l'adozione di specifici “testi – situazioni” di stimolo alla pratica filosofica - per incoraggiare percorsi diversificati a seconda delle fasce di età, anche ricorrendo, appunto, a sollecitazioni testuali.

Sia in Lipman che nelle pratiche filosofiche che a lui si richiamano, i testi narrativi prendono infatti il posto dei tipici manuali scolastici: le storie rappresentano il modo più immediato e semplice di scoprire e alimentare questioni filosofiche inerenti a ogni ambito esistenziale. Il bambino in esse trova e ritrova situazioni e domande che diventano motivo di indagine.
Da una ricerca all'altra il bambino non si ferma nel suo inarrestabile domandarsi, accorgendosi che non esiste una risposta assoluta ad ogni quesito ma che la strada da percorrere è infinita; proprio come quella del filosofo che, come suggerisce il neopositivista Otto Neurath, si identifica nel marinaio che non riuscendo ad attraccare in un porto sicuro, è perennemente in mare aperto sulla sua nave dov'è costretto a prelevare un pezzo da una parte per riparare una falla da un'altra.

 

La filosofia e il bambino, di Gareth B. Matthews
Nato dalla necessità di avvicinare i propri studenti ad un'idea della filosofia come approccio naturale e spontaneo al sapere, l'interesse verso la Philosophy for children di Matthews Gareth, filosofo americano specializzato in filosofia antica, filosofia dell'infanzia e Philosophy for children, professore universitario e membro dell'Institute for Advanced Study a Princeton, nasce dalla convinzione che uno dei modi per incentivare questo avvicinamento è dare prova che già da bambini vi è un genuino orientamento filosofico. Attraverso numerosi esempi nati dalle spontanee domande che spesso i bambini pongono agli adulti, seguiti da un'accurata riflessione che chiama in causa pensatori come Platone e Russell, Matthews, riesce a sottolineare la naturalezza e l'apporto che un simile metodo filosofico può regalare, e grazie al quale si svela come il bambino non dimostri un approccio filosofico incostante ma ricorrente. “ Credi forse che i bambini possano parlare con se stessi prima che siano capaci di parlare a noi?” “Sì”, risponde John, “ma più tardi non ricordano più come facevano. Non si ricordano più che cosa fosse essere un bambino.”

Filosofia e Formazione. 10 anni di Philosophy for children in Italia (1991-2001) a cura di Antonio Cosentino, Liguori, 2002
Antonio Cosentino, Presidente e fondatore del “Centro di ricerca sull’indagine filosofica (CRIF)”, associazione sociale e culturale impegnata nella diffusione della Philosophy for children (P4C), si propone di riassumere i punti cruciali delle ricerche e degli studi operati in Italia su “Philosophy for children” (P4C). Partendo da un'attenta analisi della filosofia al giorno d'oggi, Cosentino individua il cardine del problema nell'assimilare la filosofia a una materia da imparare piuttosto che a un modo di vedere e capire il mondo. Un sistema educativo fondato esclusivamente su un pensiero nozionistico non può formare individui che oltre a conoscere il mondo vogliono scoprirlo. I bambini spesso vengono allontanati dalla filosofia perché ritenuta troppo difficile o ingannevole, ma è proprio qui l'errore: “filosofia” non è conoscere il pensiero degli autori, ma filosofare, ossia un processo, un'attività dinamica volta non solo a rendere la capacità di riflettere più elastica ma anche a formare un legame con chi ci circonda. È proprio attraverso lo scambio reciproco e la discussione che i bambini possono davvero esprimersi e crescere: prende vita così una comunità di ricerca in cui tutti si adoperano per risolvere e comprendere l'ambiente circostante, in cui ognuno può parlare liberamente e in cui il rispetto è reciproco senza il bisogno dell'imposizione di regole esterne. Seguendo queste linee guida, l'autore introduce il lettore all'approfondimento di concetti come “caring” e “comunità di ricerca” ed insiste sull'importanza dell'autonomia del pensiero oltre che all'autocritica spontanea, supportate entrambe da un dialogo vivace con l'altro.

Philosophy for Children: un curricolo per imparare a pensare, a cura di Marina Santi, Liguori, 2005
“ 'Pensare bene' è prerogativa del filosofo... Ciò non significa che egli pensa meglio degli altri, ma che pensa diversamente dagli altri sul pensiero. E lo fa non per spiegare il mondo una volta per tutte, ma per comprenderlo sempre nuovamente”, così Marina Santi mette bene in chiaro come il filosofo non sia colui che impara e mette a memoria, senza giudizio, le nozioni che riceve, ma piuttosto un individuo che fa della filosofia uno stile di vita, un modo per vivere e per scrutare il mondo. Nel momento in cui la filosofia smette di avere il ruolo di semplice disciplina e viene ad assumere il ruolo di avventura formativa, ecco che i bambini risultano i primi a dover sperimentare questa pratica educativa. Il filosofare, inteso come attività critica e riflessiva, non solo può fare da collante ai percorsi frammentati che il sistema educativo odierno incentiva ,ma può anche contribuire a formare una comunità di ricerca spontanea, in cui i bambini si sentano liberi di esprimersi e di autoregolarsi. I bambini imparano così a interpretare il mondo in modi diversi e con occhi differenti, rimanendo sempre in ascolto e aperti al dialogo con l'altro. L'efficacia del metodo Philosophy for Children viene avvalorata dalle ricerche che Santi raccoglie in questo volume e che dimostrano come la filosofia possa contribuire a costruire una società del domani priva di comportamenti violenti, comprensiva e aperta. Nella parte finale del libro, Santi non dimentica di dare delle linee guida per l'educatore (o “facilitatore”), il quale ha il compito di accompagnare i bambini in questa scoperta-riscoperta del mondo.
Marina Santi direttrice del “Centro Interdisciplinare di Ricerca Educativa sul Pensiero”(CIREP) che si occupa di pratiche per la promozione della ricerca scientifica in campo educativo con l'intento di promulgare in particolare il metodo Philosophy for Children, è docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Padova.

Philosophy for children in gioco. Esperienza di filosofia a scuola: le bambine e i bambini (ci) pensano, di Silvia Bevilacqua e Pierpaolo Casarin, Mimesis, 2016
Il volume contiene il video “I bambini ci pensano”, realizzato grazie al Centro Italiano Aiuto all'Infanzia (CIAI) con il proposito di sostenere l'integrazione tra persone di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Nel filmato viene mostrata l'esperienza di pratica filosofica, realizzata in alcune scuole primarie, rispecchiante lo spirito del metodo Philosophy for children (P4C). Agli autori preme sottolineare come quest'esperienza non si arresti alla P4C ma vada oltre, evitando l'allarmante possibilità della cristallizzazione del metodo in regole prescritte. Ciò che gli autori si propongono di mantenere è un'apertura critica volta a rielaborare e perfezionare continuamente il metodo; per questo introducono la nozione di “Post Philosophy for children”, dove quel “post” sta a significare proprio quell'incessante attività di interpretazione del mondo che guarda al futuro senza mai interrompersi. L'opera contiene numerosi altri contributi che ci aiutano a capire le grandi opportunità fornite da questo metodo e a conoscere alcuni esperimenti “vincenti” di questa pratica filosofica, come la scuola di educazione popolare per ragazzi fondata da Simon Rodriguez nel Perù di centocinquant'anni fa.
Pierpaolo Casarin: formatore in Philosophy for children, si dedica allo studio e alla realizzazione di progetti di pratica filosofica in svariati contesti; ha contribuito alla nascita del progetto Insieme di pratiche filosoficamente autonome; fa parte del Laboratorio di Filosofia Contemporanea di Trieste coordinato dal Prof. Rovatti.
Silvia Bevilacqua: formatrice in Philosophy for children, impegnata nella ricerca e nella realizzazione di progetti di pratica filosofica; ha contribuito alla nascita del progetto Insieme di pratiche filosoficamente autonome; ha collaborato con la Comunità fondata da Don Gallo con attività di pratica filosofica; fa parte del Laboratorio di Filosofia Contemporanea di Trieste coordinato dal Prof. Rovatti. Siti Web di riferimento: www.filosofare.org/crif-p4c/ www.ciai.it/

A cura di Alessandra Bruschi, studentessa in Scienze filosofiche dell' Università degli studi di Firenze,  nell'ambito del tirocinio presso la Biblioteca San Giorgio, anno accademico 2018-2019.

 

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