Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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I verbi della San Giorgio.

 

I miei UBU

mostra di Andrea Rauch

Inaugurazione sabato 16 dicembre 2023, ore 17.30

16 dicembre 2023 - 16 febbraio 2024

ArtCorner, ArtCorner Box e ArtTeche

 

UBU. I RACCONTI DEL PADRE E DELLA MADRE
di Andrea Rauch

Detto, naturalmente, delle volte che mi sono trovato a disegnare Ubu, non devo certo dimenticare le occasioni in cui mi è capitato di vederlo in scena. Salterò, per dire, da fiore a fiore e ricorderò quindi la versione della Tosse, disegnata da Lele Luzzati e quella dei “nanerottoli” del gruppo Daggide, che recitarono un Ubu accoccolati dentro una calzamaglia e sillabando un alfabeto rapsodico e ripetitivo che mandava in visibilio i bambini (e anche i grandi a dire il vero!). Si dovrà mettere poi al posto d’onore il Roi animato da Massimo Schuster, che ebbi la fortuna di vedere alla fine degli anni Ottanta al Fabbricone di Prato, con i pupazzi costruiti da Enrico Baj. Quei “burattini” mettevano in scena una delle stagioni creative più importanti di Baj: quella dei “meccano” che l’artista realizzò e donò a Massimo e che rappresenta, ancor oggi, una degli episodi più celebri e fortunati nel rapporto tra l’artista milanese e il teatro d’animazione. Enrico Baj, si era appena avvicinato al teatro e l’Ubu Roi fu il suo spettacolo di punta. Così Schuster, molti anni dopo, ha ricordato quel loro primo incontro “patafisico”:

“…Baj mi fece sedere su una poltrona della sala della sua villa di Vergiate, in provincia di Varese, e per un’ora abbondante, in compagnia della moglie, Roberta Cerini, mi chiese di raccontargli di me. Alla fine mi disse: «Io il manifesto te lo faccio anche, ma avrei preferito farti almeno gli scenari». Gulp. Non sapevo cosa dire. Sono solo riuscito a biascicare: «Purtroppo, per gli scenari non ci sono più soldi». E lui: «Lo immagino. È per questo che te li faccio gratis. Dai, vieni con me». Doppio gulp. L’ho seguito in cantina e lui ha incominciato a tirar fuori una serie di teli di cotone sui quali aveva dipinto con pittura nera, usando la tecnica del dripping, cara a Pollock. Ne prendeva una, la dispiegava e mi chiedeva «Questa ti va?» Se mi andava, me la dava. Dopo un po’ mi ha chiesto se tutto quel po’ po’ di bendidio mi bastava e, quando gli ho risposto che magari mi avrebbe fatto comodo avere anche un fondale per la scena della caverna e una nave per l’ultima scena, ha semplicemente tirato fuori un grosso rotolo di tessuto, ha preso pennelli e pittura nera, ha steso il tessuto sul prato e ci ha dipinto sopra le cose che gli avevo chiesto.”

Nello spettacolo di Massimo Schuster il pittore ha dato, per dire, fondo alla sua arte e in scena si inseguono bamboline e oggetti di meccano, ultracorpi e generali. È il grande campionario patafisico del pittore che si aggira sul teatrino di scena, inseguendo la follia di Alfred Jarry, con Massimo (un Massimo ancora ragazzo, però già con pochi capelli…) che urla il suo provocatorio “Merdre!”, sparando con una scacciacani agli spettatori che assistono in silenzio alla celebrazione di quel rito dell’avanguardia disegnato da Enrico Baj e messo in scena da Massimo Schuster…

Mi è capitato ancora di inciampare in Ubu. Per il gruppo Kanterstrasse, ad esempio, con cui nel 2018 si assiste ad una Madre (recitata da Luca Abbagnano) che esibiva un costume di pizzi e merletti e una barba fitta e rigogliosa, o per la Conchiglia di Santiago, di Andrea Mancini che ha messo in scena un “centone” dei “detti e contraddetti” del Padre e la Madre, una sorta di metadialogo strampalato e “patafisico”.

 

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