Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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I verbi della San Giorgio.

 

Women's History Month

Immagine tratta dal web

Benvenuto Marzo, mese dedicato al contributo delle donne nella storia e nella società contemporanea!

Avete mai pensato a quanti sforzi le donne abbiano dovuto sostenere nella storia per ottenere diritti e opportunità che oggi diamo quasi per scontato?

Ecco perché vogliamo condurvi alla scoperta di donne americane che hanno cambiato il mondo attorno a noi. Donne che ha fatto la differenza, nelle arti, nelle scienze, nella cultura e nella politica in difesa dell'uguaglianza di genere

Pronti a viaggiare lungo la nostra linea del tempo?

2 marzo: Elizabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony 
Due donne profondamente diverse tra loro, per provenienza e cultura, ma determinate a combattere per consentire alle donne la possibilità di votare. Fondatrici della National Woman Suffrage Association, hanno curato la pubblicazione settimanale “The Revolution” dedicata ai diritti delle donne, la cui testata diceva “Gli uomini, i loro diritti e niente di più; le donne, i loro diritti e niente di meno”.
È a loro che si deve se il 4 giugno 1919 al Senato il Congresso approvò con voto di 56-25, il 19° emendamento, spesso indicato come “l’emendamento Susan B. Anthony". Il 26 agosto 1920, il 19° emendamento fu proclamato come parte della Costituzione degli Stati Uniti. Alle 8 del mattino di quel giorno, il Segretario di Stato Bainbridge Colby firmò la proclamazione, in cui si dichiarava:
"Sezione 1: Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non può essere negato o ridotto dagli Stati Uniti o da alcuno Stato a causa del sesso."
"Sezione 2: il Congresso avrà il potere di far rispettare questo articolo con la legislazione appropriata"
Da quella data le donne americane poterono esprimere la propria diritto di voto!

 

3 marzo: Nellie Bly
Settembre 1887: una ragazza bussa alla porta di John Cockerill, direttore del "New York World" di Joseph Pulitzer. Chiede di essere assunta come reporter. Nessuna donna aveva mai osato tanto. Il suo nome è Elizabeth Cochran, ha ventitré anni, ma già da tre scrive per un quotidiano di Pittsburgh firmandosi Nellie Bly. Una donna reporter non si è mai vista, ma la sua idea di un'inchiesta sotto copertura a Blackwell Island, manicomio femminile di New York, convince Cockerill e Pulitzer ad accettare la sfida. Ne nasce un reportage che farà la storia del giornalismo. Da qui, in un crescendo di popolarità e sotto mille travestimenti, Nellie racconterà l'America agli americani. Diventerà l'incubo di politici e benpensanti, viaggerà in tutto il mondo, riuscendo a compiere il giro del mondo in 72 giorni anziché 80. Mentre i grattacieli, i treni, il telegrafo e poi la guerra trasformano la realtà, Nellie Bly si trova a essere pioniera di una figura mai esistita prima: la donna indipendente, artefice del proprio destino, la giornalista intrepida armata solo del proprio sguardo libero e della propria voce. Nellie Bly sarà la prima donna a diventare giornalista investigativa, nonché la creatrice del metodo d’inchiesta sotto copertura. Fermamente convinta del fatto che le belle parole delle signore ricche non fossero assolutamente in grado di chiarire -né cambiare- la situazione di quelle povere, si è industriata con ogni mezzo possibile per portare alla luce la verità.

 

4 marzo: Jeanette Rankin
Pochi anni prima che le donne di tutto il Paese ottenessero il diritto di voto, nel Montana venivano gettate le basi del 19° emendamento.
Jeannette Rankin contribuì infatti a garantire il diritto di voto per le donne del Montana nel 1914 e utilizzò questo slancio politico per alimentare la sua campagna per diventare la prima donna eletta al Congresso, cosa che avvenne il 7 novembre del 1916 alla Camera dei Rappresentanti, con un margine di 7.500 voti.
"Posso essere la prima donna membro del Congresso, ma non sarò l'ultima", disse dopo la sua vittoria.
Fervente pacifista, fu l'unico membro del Congresso a votare contro la dichiarazione di guerra al Giappone, dopo l'attacco di Pearl Harbor. In precedenza si era anche opposta alla partecipazione degli Stati Uniti alla prima guerra mondiale e, sul finire della sua vita, quando ormai non aveva più cariche istituzionali, si oppose anche alla guerra del Vietnam. La scelta di non appoggiare l'entrata in guerra degli Stati Uniti contro le potenze dell'Asse la rese molto impopolare tra l'elettorato repubblicano: per questo Jeannette Rankin dal 1943 in poi non si candidò più ed al termine della Seconda guerra mondiale si recò in India dove divenne una sostenitrice della nonviolenza di Mahatma Gandhi.
Fu la prima donna ad essere eletta membro in uno dei due rami del Parlamento.

 

5 marzo: Harriet Beecher Stowe 
Abraham Lincoln la definì “the little lady who caused this big war”, il mondo la conosce come scrittrice antischiavista, autrice di uno dei classici della letteratura per ragazzi, “La capanna dello zio Tom (Uncle Tom’s Cabin). Il romanzo uscì a puntate, tra il giugno 1851 e l’aprile 1852 sulle pagine della rivista abolizionista «National Era», che si pubblicava a Washington e furono più di tremila le copie vendute il primo giorno in cui La capanna dello zio Tom apparve nelle librerie in forma di libro. Subito si arrivò a esaurire le diecimila copie previste per la prima edizione e il 1 aprile si cominciava già a stamparne la seconda. I torchi tipografici lavorarono ininterrottamente e alla fine dell’anno le copie stampate erano oltre trecento mila. Il successo del libro non si arrestò agli Stati Uniti, ma valicò l’Atlantico: nel 1852 erano quaranta le edizioni pubblicate in vari formati in Inghilterra e traduzioni apparvero in Francia e Prussia. Ancora pochi mesi e il romanzo veniva tradotto in oltre venti lingue tra cui l’araba, l’armena, la cinese, la malese. Non si era mai visto un tale evento editoriale, letterario, culturale e il nome di Harriet Beecher Stowe era ormai celebre in tutto il mondo.
Credeva che le sue azioni potessero fare la differenza. Le sue parole hanno cambiato il mondo.

 

6 marzo: Eleanor Roosvelt 
Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. In assenza di interventi organizzati di cittadini per sostenere chi è vicino alla loro casa, guarderemo invano al progresso nel mondo più vasto. Quindi noi crediamo che il destino dei diritti umani è nelle mani di tutti i cittadini in tutte le nostre comunità. La protagonista di oggi del nostro percorso in rosa, è colei che il Presidente Harry Truman, celebrò con l’appellativo di First Lady of the World, in onore dei suoi sforzi per la difesa dei diritti umani, Eleanor Roosvelt. Fra il 1933 al 1937, nel suo ruolo di First lady, sostenne e promosse le scelte e la linea politica del marito, il presidente Franklin Delano Roosevelt, nota come New Deal. Si impegnò attivamente durante tutta la sua vita nella tutela dei diritti civili, e fu tra le prime femministe, nonché un’attivista molto impegnata (si oppose all’emendamento per la parità dei diritti, poiché esso avrebbe impedito al Congresso e agli Stati di promulgare leggi speciali a protezione delle donne lavoratrici). Ebbe un ruolo importante nel processo di creazione delle Nazioni Unite, della United Nations Association e della Freedom House. Presiedette la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

 

8 marzo: Billie Jean King
Da una parte c'è Bobby Riggs, un tennista ritiratosi da 14 anni. In una conferenza stampa, sfida le due migliori tenniste dell'epoca, Margaret Court e Billie Jean King, affermando che gli uomini sono superiori alle donne. Dall'altra parte c'è Billie Jean King, una di quelle due tenniste. Si è già battuta perché le donne fossero pagate quanto gli uomini nello sport. All'inizio non accetta, poi la sconfitta dell'altra tennista la convince. “La battaglia dei sessi” avviene il 20 settembre del '73, davanti ai 30 mila spettatori (90 milioni come audience globale) dell’Astrodome di Houston. Billie arriva in campo su una lettiga come Cleopatra, costringe l'avversario a correre da una parte all'altro del campo e vince, rifilando un 6-4, 6-3, 6-3 al suo avversario.Da quel momento, le ragazze dello sport avrebbero cominciato ad alzare la voce per chiedere — e ottenere — parità di diritti.
L’associazione delle tenniste professioniste, non a caso, nasce proprio in quell’anno. Se siete curiosi di questa vicenda è stata fatta una trasposizione cinematografica La battaglia dei sessi che potete trovare tra gli scaffali della rete

 

9 marzo: Helen Keller
Negli anni ’80 del XIX secolo le persone con disabilità non erano considerate portatrici di diritti , né si era ancora sviluppata una concezione moderna dell’infanzia. Una bambina incapace di vedere e di sentire poteva essere quindi percepita come un peso insopportabile da sostenere per una famiglia. Helen Keller però ebbe la fortuna di crescere in una famiglia desiderosa di renderla cittadina attiva nel mondo. Un giorno sua madre Kate lesse in un resoconto di Charles Dickens su American Notes la storia di Laura Bridgman, la prima bambina americana sorda e cieca che poté studiare e raggiungere un elevato livello di istruzione. Motivata a fare lo stesso con la figlia venne in contatto con l’ingegnere Alexander Graham Bell all’epoca impegnato nella cura di bambini sordi. Bell suggerì a Kate Keller di contattare la scuola di Boston in cui era stata educata la piccola Laura Bridgman e fu qui che la piccola Helen venne in contatto con la sua istitutrice Anne Sullivan, anch’ella ipovedente sin dall’infanzia. Grazie all’utilizzo di metodi educativi e tecniche didattiche allora letteralmente rivoluzionarie la Sullivan riuscì a valorizzare le doti della piccola. Helen imparò a parlare e a leggere in braille il francese, il tedesco, il greco e il latino. Dopo aver raggiunto un traguardo dopo l’altro grazie all’affiancamento di Anna, Helen suggellò la sua brillante carriera scolastica portando a conclusione gli studi accademici e laureandosi con lode nel 1904, all’età di ventiquattro anni. Helen Adams Keller sarà la prima cieca e sorda a conseguire la laurea in un College. Un anno prima di laurearsi riuscì anche a coronare il suo sogno di affermarsi come scrittrice, riuscendo a farsi pubblicare la sua autobiografia, “Storia della mia vita”, opera dal successo planetario.
La storia di Anna e Helen è diventata anche oggetto di una trasposizione cinematografica nel 1962 con il titolo “Anna dei miracoli” (The Miracle Worker), diretta da Arthur Penn. Il film riceverà numerose nomination agli Academy Awards a seguito delle quali le due attrici che interpretavano Anna e Helen vinceranno il premio Oscar nel 1963 . Nel 1964, all’età di ottantaquattro anni, venne insignita dal Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson della Presidential Medal of Freedom, la massima onorificenza civile americana.
Tra gli scaffali il film e un fumetto ispirato alla sua storia

 

10 marzo: Amelia Earhart
A distanza di un anno dalla prima transvolata in solitaria dell’Atlantico di Lindbergh, avvenuta nel 1927, Amelia Earhart, a bordo del suo Fokker FVII, si cimentò nella stessa impresa ma in compagnia del pilota Wilmer Stultz ed il coopilota Louis Gordon. Come lei stessa dichiarò, a pilotare l’aereo per quasi tutto il tempo fu Stultz, ma - dopo 21 ore di volo, giunti in Galles, le acclamazioni furono tutte per lei. Fu la prima donna ad attraversare l’Oceano Atlantico e persino il Presidente degli Stati Uniti d’America, Calvin Coolidg, le inviò un cablogramma con cui le porgeva le più vive congratulazioni. Questa azione, di memorabile portata, le valse il soprannome di “Nuova Regina dell’Aria” divenendo così una vera e propria eroina. Nei suoi giri in tutta l’America portò l’entusiasmo e la previsione di un futuro di grande espansione dei viaggi aerei. Da lì a pochi anni la sua previsione si dimostrò giusta. Il suo fu un lavoro incessante e la determinazione di migliorarsi la portò, nel 1931, a stabilire il suo primo record: salire all’altitudine di 5613 metri. Nel 1932 nessun altro aveva ancora emulato la trasvolata in solitaria di Lindbergh; ci pensò Lady Lindy, così la chiamavano affettuosamente i suoi sostenitori, a colmare questo vuoto. Da Terranova a Londonderry (Irlanda del Nord) in poco meno di 15 ore di volo, Lady Lindy divenne leggenda. Ma le sue imprese erano destinate a garantirle altre vittorie: determinata ad incassare il successo lì dove altri avevano miseramente fallito, sempre nel 1932 divenne la prima donna ad aver attraversato gli Stati Uniti senza effettuare scalo. Da Los Angels a Newark in New Jersey, nessuna sosta per fare rifornimento.
Potete trovare tanti suggerimenti di lettura dedicati alle sue avventure

11 marzo: Frances Perkins
Era il 25 marzo 1911 a New York e Frances Perkins stava passeggiando a Washington Place. Ad un tratto dalle finestre dell’ottavo, nono e decimo piano del grattacielo Ash Building, dove si trovava la fabbrica della Triangle Shirtwaist, iniziò ad uscire del fumo denso e scuro e sui davanzali iniziarono a salire tante ragazze in preda al panico, che tentavano di sottrarsi al fuoco. Quando però le fiamme cominciarono a divampare alle sventurate non restò che gettarsi nel vuoto. Cadevano una dopo l’altra. Morirono 146 persone, di cui 129 donne. Frances era lì tra la folla muta ed attonita e, molto più avanti negli anni, dichiarò in una sua lezione all’Università: “Non dimenticherò mai il gelido orrore che pervase tutto il mio corpo. Poggiai le mani sulla mia gola e mentre assistevo a quelle scene terribili mi resi conto che non potevo in alcun modo aiutare quelle povere donne; e questa considerazione per me fu la cosa più straziante”. Da quel giorno Frances giurò a se stessa che avrebbe fatto di tutto affinché simili tragedie non si verificassero mai più e dedicò la sua intera vita alla lotta per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori in generale ed in particolare delle lavoratrici, che erano le meno tutelate e le più sfruttate. Dobbiamo alle sue competenze e alla sua caparbietà l’introduzione delle leggi sul salario minimo, sull’indennità di disoccupazione e sull’erogazione di benefit alle fasce più povere della società.
Fu la pima donna a servire nel gabinetto di un Presidente quando fu nominata Segretario del lavoro da Franklin D. Roosevelt. Ha svolto un ruolo pubblico di primo piano durante i 12 anni di presidenza di Roosevelt ed è stata determinante nella definizione delle politiche del New Deal e di importanti atti legislativi come il Social Security Act.


12 marzo: Kathrine Switzer
Se le donne corrono la maratona è grazie a Kathrine Switzer. È il 1967: K.V. Switzer si iscrive alla maratona di Boston senza esplicitare il proprio nome, solo con le iniziali, come è consuetudine fare. Che sia maschio viene dato per scontato, visto che alle donne è proibito partecipare. Il 16 aprile, il giorno fatidico, K.V. mette sulle labbra un rossetto e inizia a correre per tagliare il traguardo, riuscendoci con un tempo di 4 ore e 20 minuti. È entrata nella storia la foto in bianco e nero che la ritrae, col numero 261 sul petto, mentre viene bloccata dall'ufficiale di gara che la strattona e cerca di impedirle di giungere alla meta. A proteggerla, un amico e il fidanzato, entrambi in gara. Prima di quel momento nessuna donna aveva mai corso la competizione in 70 anni di storia: si diceva che il corpo femminile fosse inadatto. Col suo gesto Kathrine Switzer ha dato avvio a uno storico cambiamento e ha messo le basi per tante rivoluzioni che di lì a poco sarebbero avvenute nel mondo dello sport. La maratoneta ha improntato tutta la sua vita alla lotta contro la disuguaglianza nello sport: si è fortemente battuta per portare la maratona femminile ai Giochi Olimpici, riuscendoci nell'edizione del 1984, quella di Los Angeles. Quel pettorale col numero 261, che in suo onore è stato ritirato da ogni futura competizione, ancora lo esibisce fiera durante apparizioni pubbliche. E proprio 261 Fearless si chiama il suo progetto dedicato all’inclusione nel mondo dello sport. Il numero 261 è il suo monito alle donne, affinché credano sempre nelle loro possibilità e non si lascino mai scoraggiare da tutti i "Tu non puoi", "Non sei all'altezza", "Non ce la farai", ma combattano sempre per i loro diritti e per un mondo senza discriminazioni di sesso.

13 marzo: Melba Liston
Erano gli anni Quaranta quando Melba Liston iniziò ad affacciarsi al mondo del jazz e il percorso di una donna, per di più afroamericana, che voleva diventare compositrice e strumentista era tutt’altro che scontato e privo di ostacoli. Stiamo parlando di anni in cui le donne venivano trattate con disprezzo ed escluse dalla maggior parte delle realtà, oltre a subire discriminazioni, prevaricazioni e sfruttamento, anche sessuale. La stessa scelta dello strumento musicale, il trombone, era insolita per una donna: il codice di comportamento nelle scuole femminili prevedeva che le ragazze studiassero strumenti considerati più “decorosi” per il genere femminile, come il pianoforte e il violoncello. Ma, come dichiarò lei stessa, quando lo vide, a soli 7 anni, pensò che fosse la cosa più bella che avesse mai visto. La Liston è stata una delle poche artiste nere di successo a condividere il palco con musicisti come Dizzie Gillespie, Count Basie, Billie Holiday e Quincy Jones.


15 marzo: Rachel Carson
Non è stata la prima scienziata ad occuparsi di pesticidi, ma è stata la prima a farlo con tanta forza da superare la cerchia ristretta degli esperti e mettere in allerta l’opinione pubblica. Nata a Springdale in Pennsylvania nel 1907, si dedicò fin da bambina all’osservazione della natura, studiò biologia marina e completò un master in zoologia alla John Hopkins University. Riconosciuta come la madre dell’ambientalismo americano, fu la prima a prevedere con forte anticipo gli effetti delle tecniche in agricoltura (come l’utilizzo del DDT sulle coltivazioni, vietato anni dopo proprio grazie alla sua battaglia) e la prima a denunciare pubblicamente i danni inferti alla natura da fenomeni come la deforestazione e l’incontrollato intervento dell’uomo sull’ambiente. Il suo libro “Primavera silenziosa” è stato un testo visionario, capace di vedere cose che erano ancora all’inizio, perché i rischi dei pesticidi si accumulano negli anni, e all’epoca era ancora presto per poterne verificare sperimentalmente gli effetti. Fu un libro coraggioso, che la Carson volle con tutte le sue forze nonostante le minacce di azioni legali delle industrie chimiche all’editore.

 

16 marzo: Berenice Abbott
Berenice Abbott è colei che potremmo definire la fotografa della modernità. Non solo per la sua vita – che ha attraversato quasi tutto il Novecento – vissuta con grande libertà e anticonformismo, ma anche e soprattutto per la portata innovativa del suo lavoro, che non si limita alla semplice fotografia, ma spaziava fino ad arrivare alle invenzioni scientifiche, al giornalismo e alla ricerca fotografica. James Joyce, Eugène Atget, Marcel Duchamp, Jean Cocteau, Sylvia Beach, André Gide, Max Ernst: nessuno si sottrasse all’obbiettivo della Abbott, che divenne in breve celebre per i suoi ritratti. Saranno però i paesaggi urbani a cambiare per sempre il destino della sua carriera. Come molti fotografi della sua epoca non seppe sottrarsi alla tentazione di fotografare il volto della Grande Mela che stava precipitosamente cambiando, le sue architetture, le scene di vita urbana. “Changing New York (1935-1939)” è uno dei progetti più importanti della sua carriera lavorativa, un lavoro che testimonia in maniera precisa e puntuale la trasformazione di una città, fornendoci informazioni sulle sue architetture distrutte, che altrimenti non avremmo mai avuto modo di conoscere. Parallelamente all’attività fotografica, la Abbott coltivò anche l’interesse per la promozione del lavoro altrui: è quello che fece negli anni parigini con il fotografo Eugène Atget, che lei definiva il “Balzac della fotografia”. Grazie al lavoro della Abbott, che acquistò dopo la sua morte tutti i suoi negativi, il lavoro del fotografo francese ottenne il riconoscimento internazionale.

 

17 marzo: Lee Miller 
Modella, musa di grandi artisti, reporter di guerra, viaggiatrice, chef. Ha fatto così tante cose che in lei il talento è stato spesso oscurato dalla leggenda. Prima di tutto quella della sua bellezza. Edward Steichen l’ha scoperta come modella, Man Ray l’ha ritratta in modo ossessivo facendola letteralmente a pezzi, Picasso l’ha immortalata nella serie dell’Arlésienne, Jean Cocteau l’ha trasformata in una statua in uno dei suoi film. Ognuno cercava di afferrarla, finché non ha deciso di essere lei ad afferrare la realtà, prima quella lieve dei ritratti e dei servizi di moda poi quella, serissima dei reportage di guerra. Allo scoppio della seconda guerra mondiale intraprese infatti la carriera di fotoreporter di guerra per Vogue, e fu riconosciuta dall’esercito degli Stati Uniti d’America quale corrispondente di guerra, unica donna insieme a Margaret Bourke-White. Collaborò con il fotografo statunitense David Scherman, corrispondente di Life, autore della celebre foto che la ritrae nella vasca da bagno di Adolf Hitler a Monaco di Baviera.

 

18 marzo: Sister Parish
Come si diventa una leggenda? A volte, iniziando dal nulla per costruire una fortuna; a volte, facendo qualcosa di assolutamente unico, affermando il proprio stile o cambiando per sempre lo sguardo degli altri. Dorothy May Kinnicutt è diventata una leggenda del design facendo tutto questo, e qualcosa di più. Forse il suo nome non vi suona familiare, perché questa designer eclettica e geniale ha scelto fin dagli inizi uno pseudonimo, quello di Sister Parish; ma di sicuro avrai visto qualcuna delle sue creazioni, per esempio nelle foto d’epoca che immortalano Jackie Kennedy alla Casa Bianca. Fu la allora First Lady infatti a invitare Sister Parish nel 1960 a ridisegnare lo stile degli appartamenti presidenziali. La sua impronta resterà per sempre: nei colori, negli accostamenti, nelle fantasie che ancora oggi attuali e ricchi di glamour. Ma anche nella sua azienda, dove si possono comprare tessuti, carte da parate ed elementi di arredo che fanno rivivere il gusto unico di una designer leggendaria.

 

19 marzo Shirley Chisholm 
"I am not the candidate for Black America, although I am Black and proud. I am not the candidate of the women’s movement of this country, although I am a woman and I’m equally proud of that. I am not the candidate of any political bosses or fat cats or special interests… I stand here now without endorsement from many big name politicians or celebrities or any other kind of prop. I do not intend to offer you the tired and glib cliches that have too long been an accepted part of our political life. I am the candidate of the people of America". Era il 25 gennaio 1972 quando Shirley Chisholm con queste parole si presentava alla Convention del Partito democratico per concorrere alle Primarie, dopo essere stata la prima donna afroamericana ad essere eletta al Congresso nel 1968. Docente, attivista, politica, il suo credo è sempre stato questo “Voglio essere ricordata come una donna ... che ha osato essere un catalizzatore del cambiamento

 

20 marzo: Maria Mitchell
Curiosa, pioniera, attenta, rivoluzionaria. Maria Mitchell fu la prima donna americana a lavorare come astronoma professionista. Nel 1847 scoprì una cometa, la “cometa di Miss Mitchell” e l’anno successivo fu la prima donna eletta alla American Academy of Arts and Sciences. Nel 1873 fondò la American Association for the Advancement of Women e fu proprio in occasione del quarto congresso di questa associazione all’avanguardia che Maria pronunciò il profetico discorso ‘The Need for Women in Science’. Mitchell dichiarò che le leggi della natura non vengono scoperte attraverso “la fretta e la preoccupazione della fatica quotidiana; ma vanno ricercate diligentemente…e fino quando le donne abili non dedicheranno la loro vita alla ricerca, sarà inutile discutere la questione della loro capacità di lavoro originale”. Ma Maria Mitchell si batté per i diritti delle donne non solo nel mondo della scienza, ma nella società in generale. Non a caso era amica di diverse attiviste ‘suffragette’. E partecipò anche alla battaglia contro la schiavitù, decidendo di non indossare più per protesta abiti di cotone. Dal 1865 fino agli ultimi anni della sua vita insegnerà al Vassar College, il prestigioso college femminile dove avrà grande influenza sulle sue studentesse sia come insegnante che come esempio di donna. Ma la Mitchell non interromperà i suoi viaggi. Nel 1873 si recherà in un osservatorio in Russia, alle porte di San Pietroburgo. Nel 1878, guiderà una spedizione tutta al femminile delle sue migliori studentesse per osservare un’eclissi solare da Denver, in Colorado. Percorreranno 3000 chilometri sulla Transcontinental Pacific Railroad appena completata, accampandosi e installando i loro telescopi su una pianura aperta con vista sulle Montagne Rocciose.


22 marzo: Geraldine Ferraro
Politica e avvocato statunitense, è stata la prima donna nominata da un importante partito politico come sua candidata alla carica di vicepresidente degli Stati Uniti. Insegnante e poi avvocato, Ferraro ha lavorato nel Queens, presso l'ufficio del procuratore distrettuale di New York, dove ha avviato lo Special Victims Bureau. Sostenitrice dei diritti umani e delle donne, lavorando per l'approvazione dell'Equal Rights Amendment, sponsorizzando il Women's Economic Equity Act che pone fine alla discriminazione pensionistica contro le donne e alla ricerca di un lavoro migliore formazione e opportunità per le casalinghe sfollate.

 

23 marzo: Elinor Ostrom
È stata la prima donna a essere insignita del premio Nobel per l'economia, assegnatole nel 2009, insieme all’economista Oliver Williamson, per i suoi studi sul governo delle risorse senza proprietari (i common), come i pascoli, le foreste, le acque, le aree di pesca, l’atmosfera o il world wide web. La Ostrom si distinse per uno stile eclettico, che combinava la teoria dei giochi, la geografia, la sperimentazione psicologica in laboratorio e gli studi sul campo, con il quale illustrò la varietà di regole che le società umane escogitano per proteggere l’ambiente naturale o sociale in cui vivono. In laboratorio, la Ostrom ha guidato studi pionieristici sulla nostra disponibilità a monitorare e sanzionare i trasgressori anche quando è costoso, ciò che aiuta a spiegare come una regola possa reggersi sulla sorveglianza volontaria dei membri di una comunità.

 

24 marzo: le ragazze dell'ENIAC
Trascurate per molto tempo sono venute alla ribalta grazie al premio loro assegnato nel 1997 dall'associazione americana Women in Technology International che promuove figure femminili che hanno contribuito all'industria. 6 donne incredibili: Kay Mauchley Antonelli, Jean Bartik, Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence, e Ruth Teitelbaum. Il loro lavoro è stato trascurato per moltissimo tempo. Eppure hanno ricoperto un ruolo fondamentale nel far funzionare l’ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer), riconosciuto come il primo computer “digitale” al mondo. Fu progettato e costruito alla Moore School of Electrical Engineering per il Ballistic Research Laboratory (un ex centro di ricerca dell’esercito degli Stati Uniti d’America). Laureate in matematica, hanno potuto essere protagoniste dell'informatica, solo perché negli ani Quaranta la programmazione veniva considerata un'occupazione di basso profilo rispetto alla progettazione, riservata agli uomini.

 

25 marzo: Anita Borg
Informatica specializzata nello sviluppo di sistemi operativi e di programmi per la gestione di comunità virtuali. Morta prematuramente nel 2003, oggi non è ricordata solo per i suoi meriti in campo tecnologico, ma anche – forse soprattutto – per essere stata una visionaria e un’anticipatrice, capace di coniugare le sue conoscenze a una visione lungimirante dei cambiamenti in atto nella società, aumentando la portata della rivoluzione tecnologica e lavorando affinché sempre più donne potessero farne parte.
Ha creato un sistema di comunicazione online quando il web e i social network non esistevano ancora e fondato la prima e più importante mailing-list rivolta unicamente alle donne che operano in ambito tecnologico. Tra gli anni Ottanta e Novanta è diventata il simbolo dell’inclusione femminile nelle stanze dei bottoni della computer science. Nel 1987, mentre partecipa al ciclo di conferenze del SOSP (Symposium on Operating System Principles) di Austin, in Texas, resta colpita dal fatto che su oltre quattrocento partecipanti le donne siano solo una trentina. Ne nasce un piccolo dibattito con alcune delle informatiche presenti, alla fine del quale Borg propone di creare uno spazio che consenta alle donne del settore di condividere risorse e idee. Non un luogo fisico, ma una mailing-list elettronica. Dodici donne – programmatrici e sviluppatrici, ma anche ricercatrici e professoresse universitarie – aderiscono con entusiasmo. Nasce così Systers (dall’unione delle parole “system” e “sisters”), comunità virtuale aperta solo alle donne che lavorano nel mondo dell’informatica e dell’information technology. L’intento è quello di aumentare il numero di donne nell’informatica e rendere gli ambienti in cui lavorano più favorevoli alla loro partecipazione a questo settore. All’interno di Systers le discussioni sono limitate a questioni strettamente tecniche, ma in alcuni casi è consentito affrontare anche tematiche connesse al sessismo e alla disuguaglianza di genere. Emblematico è il caso del 1992, quando Mattel mette in vendita una Barbie che pronuncia la frase “studiare matematica è difficile”. In quell’occasione, saranno proprio i messaggi di protesta inviati dalle donne iscritte a Systers a provocare un moto di indignazione collettiva che raggiungerà i media americani e porterà infine la casa produttrice a rimuovere il microchip con la frase incriminata. Forse il primo caso in assoluto di utilizzo “social” di uno strumento informatico, ancora più significativo perché condotto oltre dieci anni prima dell’invenzione dei social.

 

26 marzo: Katie Bouman
Ricordiamo ancora la sua eccitazione quando a 29 anni, finì su tutti i giornali per aver creato l'algoritmo per la storica prima foto di un buco nero. È una professoressa associata al California Institute of Technology, specializzata nelle tecniche di trattamento delle immagini. È membro del team di ricercatori dell'Event Horizon Telescope, che è riuscito a realizzare la prima immagine di un buco nero supermassiccio. Con un post su Facebook, la scienziata ha sottolineato l’importanza della collaborazione che ha reso possibile l’imaging del buco nero. «Nessun algoritmo o persona ha creato questa immagine: c’è stato bisogno del sorprendente talento di un team di scienziati di tutto il mondo i e anni di duro lavoro per sviluppare lo strumento, l’elaborazione dei dati, i metodi di imaging e le tecniche di analisi necessarie per portare a termine quest’impresa apparentemente impossibile. È stato davvero un onore, e sono stata così fortunata ad aver avuto l’opportunità di lavorare con tutti voi


27 marzo: Ruth Ginsburg 
La più nota giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, non è un caso che il suo soprannome fosse Notorious Rbg: una prova affettuosa della sua popolarità tra i cittadini americani, grazie alle sue battaglie per l’uguaglianza dei diritti delle donne, l’hanno resa un’icona. La sua immagine è diventata un simbolo e la sua vita è stata già raccontata da due documentari e da un film, On the Basis of Sex, uscito nelle sale nel 2018. Prima di essere scelta come prima donna giudice supremo nel 1992 dal presidente Bill Clinton, era già molto conosciuta e celebrata: la sua nomina all’epoca era l’unica a essere stata ratificata con una maggioranza schiacciante al Senato, dove su 100 voti disponibili è riuscita a conquistarne 96 a suo favore. L’approdo alla Corte Suprema è stato il coronamento di una carriera lunga, durante la quale, a partire dai suoi studi universitari, Bader Ginsburg è stata pioniera nel campo dell’uguaglianza dei diritti delle donne e nella lotta alla discriminazione. Cruciale il lavoro all’American Civil Liberties Union, l’associazione di tutela dei diritti civili dove ebbe l’intuizione di utilizzare il 14esimo emendamento della Costituzione americana – quello che stabilisce che tutti sono uguali davanti alla legge – per contestare l’iniquità di leggi sessiste. La norma è stata utilizzata da Ginsburg per stabilire la parità di diritti tra uomini e donne, aprendo in questo modo il percorso all’abolizione di leggi discriminatorie. Dal 1993 in poi, come giudice, il suo ruolo è stato fondamentale in numerose sentenze, anche quelle in cui non si è allineata con l’interpretazione data dalla maggioranza della Corte. Un’altra sentenza di primaria importanza che l’ha coinvolta è quella sul Virginia Military Institute, l’accademia militare che nel 1996 era l’ultima scuola ad accesso esclusivamente maschile d’America: col suo attivismo e la sua opera legislativa Rbg l’ha costretta a cambiare le sue policy, in un caso che ha avuto un’ampia eco sui media. La carriera di Bader Ginsburg si è conclusa con due voti fondamentali: quello che ha introdotto i matrimoni dello stesso sesso negli Stati Uniti nel 2015 e quello che punisce le discriminazioni sul posto di lavoro in base all’orientamento sessuale, lo scorso giugno.

 

 

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