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Tutto cominciò dalla fine

 

Sono tanti i film realizzati dagli uomini per le donne, dal regista per la propria compagna, musa e attrice allo stesso tempo, non fa eccezione "Tutto cominciò dalla fine" diretto dall'attore Michael Cohen per la propria donna: Emanuelle Bèart. Star capricciosa, rivelatasi al grande pubblico con "La bella scontrosa" di Rivette e poi con "Un cuore in inverno" e "Nelly e Mr. Arnaud" di Claude Sautet, salatata sulle copertine per il suo impegno a favore dei "sans-papiers" e per essersi rifatta le labbra, è diventata con gli anni interprete di una  femminilità forte e fragile allo stesso tempo come la Gabrielle in questo film. "Tutto cominciò dall fine" è il racconto di una storia d'amore tra due sconosciuti  che si incontrano ai tavoli di un caffé parigino. E' la sensualità con cui Gabrielle prende a morsi un limone a colpire Jean, che ritorna più volte allo stesso tavolo per ricreare lo stesso gioco di sguardi fino a quando non decide di conquistare la donna e dichiararsi a lei regalandole ironicamente un'intera cassetta di limoni. E' l'inizio della passione, dell'amore consumato ovunque, purché non si perda nemmeno un minuto di desiderio, è l'inizio della fine. Quando Jean le dice finalmente "ti amo", cedendo per primo alla rivelzione di qualcosa finora non detto vengono fuori le differenze: Gabrielle si mostra forte e indistruttibile, ribelle e provocatoria. Quando l'amore cederà il posto alla sofferenza sarà lei a chiedere a Jean di lasciarla come unica prova d'amore.Il film comincia con un'inquadratura su Jean, affaciato al balcone con lo sguardo perso nel vuoto. Ormai separatosi da Gabrielle da oltre un anno, aspetta una sua visita. Un'ora e mezza più tardi (la durata del film e dell'incontro con Gabrielle) il film termina con la stessa inquadratura, questa volta però nello sguardo di Jean c'è la speranza che la loro coppia si riformi, che il tempo non conti e che la fine corrisponda ad un nuovo inizio.

Pietro (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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