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Tutte le mattine del mondo

 

"Tutte le mattine del mondo" comincia con un lungo primo piano di Marin Marais - musicista e maestro di musica, ormai arrivato al culmine della carriera, alla corte di Versailles - che ascoltando le indicazioni impartite presumibilmente dal suo aiutante ad alcuni allievi, interrompe la lezione spinto dall'esigenza di far conoscere l'insegnamento del suo maestro Monsieur de Sainte Colombe che scelse, a differenza di lui, un più intimo e autentico rapporto con la musica lontano dalla gloria di corte e dalla ricchezza. Marais ci accompagna così per tutto il film, come voce narrante, mostrandoci gli ultimi anni della vita di Sainte Colombe: dalla traumatica morte dell'amata moglie, al rapporto con le figlie e con Marais stesso - interpretato da Gérard e Guillaume Deupardieu - accettato grazie all'intercessione della figlia Madeleine e poi allontanato per aver suonato alla corte di Luigi XIV e, infine, riconosciuto come allievo, tanto da affidargli, prima di morire, le sue preziose composizioni.

"Tutte le mattine del mondo" nasce dall’incontro tra il regista Alain Corneau e lo scrittore Pascal Quignard alla fine degli anni Ottanta. Il regista francese - volendo girare un film sull’arte, in particolare sulla musica, e sulla disciplina che richiede il lavoro dell’artista - cerca Quignard per proporgli di scriverne la sceneggiatura. Quest’ultimo, non avendo mai scritto per il cinema, chiede tempo e si mette a scrivere un romanzo incentrato sulla figura di Monsieur de Sainte Colombe - eccellente musicista, compositore e virtuoso della viola da gamba - di cui, in verità, trova poche notizie certe. La sceneggiatura viene poi tratta dall'omonimo romanzo con il fondamentale apporto di Corneau. Ne viene fuori un film intenso, caratterizzato da pochi dialoghi, moltissima musica e rari movimenti della macchina da presa. I costumi, gli ambienti, la luce e i colori negli interni/esterni concorrono, insieme a questa staticità della camera, a richiamare alla mente dello spettatore atmosfere tipiche delle opere di alcuni pittori francesi del XVII secolo, periodo in cui si svolge la storia. L’attenzione, infatti, che il duo Corneau-Quignard riserva alla pittura del tempo, oltre che alla musica, appare evidente, tanto che un artista come Laubin Baugin compare tra i personaggi del film e principalmente un suo quadro, "Le dessert de gaufrettes", occupa una certa importanza nello svolgimento della storia. Nel film emerge senza dubbio il tormentato rapporto tra maestro e allievo, ma soprattutto, protagonista in ogni scena, la musica e i musicisti che, secondo la visione di Sainte Colombe, non devono ambire a riconoscimenti e celebrazioni, ma vivere di sola musica in un rapporto intimo, esclusivo e il cui scopo è esprimere attraverso il proprio strumento “ciò che la parola non può dire”. Eccellente la scelta di affidare la cura dei brani musicali a Jordi Savall.

Fabrizio (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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