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Ragazze elettriche

 

Cosa succederebbe se delle “ragazze elettriche” iniziassero a trasmettere il “potere” a tutte le donne e nel giro di pochi anni gli uomini fossero esclusi dalla vita pubblica? Lo racconta Naomi Alderman nel suo Ragazze elettriche, vincitore del Baileys Women’s Prize 2017. Il potere non è altro che la capacità di emanare energia elettrica; a generarlo ci pensa la “matassa”, un organo che si è sviluppato grazie a una mutazione genetica. Le prime ad avvertire il cambiamento sono le ragazzine che lanciano saette, feriscono i compagni di scuola e trasmettono il potere anche alle donne più grandi. E così inizia il cambiamento. Prima nelle zone del mondo in cui i diritti delle donne sono stati calpestati: Medio Oriente, India, Africa e poi anche nell’Europa e e negli Stati Uniti le cose cominciano a cambiare. L’autrice immagina quindi un mondo dominato dalle donne dove gli uomini sono ridotti in semi-schiavitù. Le donne ora distruggono, violentano, seviziano e uccidono proprio come prima di loro avevano fatto gli uomini. Questa è l’atroce verità del romanzo. L’universo distopico creato dall’autrice tuttavia cresce e ruota attorno a una questione di grande attualità: perché le persone, al di là del sesso e della razza, abusano del potere?

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