Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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Pseudolibri

Dal 5 novembre al 30 novembre 2022 - Art Teche, Atrio di ingresso

Libri d'artista di Stefano Turrini

 


Inaugurazione con l'artista: sabato 5 novembre 2022 alle ore 17

Invito
(pdf, 936 kB)

 

Cos’è un libro? Bella domanda. Ma è la forma o il contenuto? E quando citiamo I tre moschettieri (oppure Moby Dick, o Cime tempestose, e lo definiamo, un bel libro) ci riferiamo al testo, alla sua storia, oppure alla forma codex che abbiamo tra le mani? Ci rifacciamo alle idee che contiene, al modo in cui quelle idee vengono espresse, oppure alla carta delle pagine, alla tipografia del testo, alla rilegatura e alla confezione? Tutti dubbi sacrosanti e legittimi, domande a cui forse non sapremo dare una qualche risposta. Domande, peraltro a cui non hanno saputo dare risposta certa nemmeno Jean-Claude Carrière e Umberto Eco che, in una conversazione illuminante, finirono per arrendersi e, pur in presenza di tutti gli aggiornamenti tecnologici che volete, dovettero concludere che, no, del «libro (in quali modi? in quali forme?) non se ne può fare a meno, e non riuscirete certo a liberarvi di lui».

Confessiamo con un certo imbarazzo che non sappiamo rispondere a quasi nessuna delle domande che abbiamo avanzato finora. E siamo certi che nemmeno Stefano Turrini riuscirà a avanzare una soluzione dell’enigma. Perché, pur se la materia è scivolosa, già il titolo che l'artista dà al gruppo delle opere che vanno in esposizione nelle Art Teche della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, è volutamente ambiguo: Pseudolibri. Perché Pseudo? Perché forse non sono libri veri? Perché sono altra cosa che si finge libro? Ci piacerebbe che l'intervento esterno di un deus ex machina che ci aiutasse, ma all’orizzonte non se ne vede traccia e siamo costretti ad arrangiare una qualche misera ipotesi.

Le opere di Stefano Turrini sanno più d’arte che non di lettere, o letture, o tipografia. Sono manufatti artistici a tutti gli effetti e, dalle forme che pure condividono con il libro propriamente detto, cercano di allontanarsi, perché, se molti sono i tratti di somiglianza, troppe sono ancora le differenze. Abbiamo accennato all’origine alla forma codex, investigata, già negli anni ’80 del Ventesimo secolo da Giovanni Anceschi. Scrive Anceschi: «Del libro, l’aspetto che vogliamo mettere in luce è il suo essere oggetto prodotto. Insomma il libro come elemento particolare che si colloca dentro a un contesto di cultura materiale.» Detto così si viene quindi, se non a negare, almeno a mettere in sottordine gli aspetti più squisitamente contenutistici dell’oggetto libro, privilegiandone la forma e la produzione. Ma certo non è solo così e quello che ci salta subito addosso, nelle opere di Turrini, è tutta la sapienza manuale che mettono in mostra, con i lacci, gli spaghi, i filacci e le tracce di colore, ma poi si avanza l’unicità "magica" dei singoli manufatti, la loro perfetta aderenza al "progetto" che è solo dell ‘artista e ogni altra elucubrazione, di fronte a quell’incanto, cede comunque il passo.

Sì, avevano ragione Eco e Carrière: «Non possiamo liberarci dei libri!» Anche se sono "pseudo libri" come quelli di Stefano Turrini.

[Andrea Rauch]

 

Stefano Turrini
Nato a Figline Valdarno nel 1951, è un artista visivo che partendo dalla pittura alla fine anni Settanta ha allargato il proprio orizzonte creativo alla scultura, incluso il gioiello d’artista, all’installazione e alla produzione di opere in forma di libro che definisce “Pseudolibri”, uno dei quali, di grandi dimensioni, è conservato presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia. Numerose le mostre fin dai primi anni ottanta in Italia e all’estero. Vive e lavora a Firenze.
Sito internet www.stefanoturrini.com

 

 

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