Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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I verbi della San Giorgio.

 

Per un mondo di "Belle figure"

 

Per un mondo di "Belle figure", intervento di Marzia Mazzoncini, Biblioteca San Giorgio

Da alcuni decenni Pistoia si caratterizza come la città, amica dei bambini e delle bambine, che ha saputo fare dell'infanzia un centro di interesse fondamentale nella politica, nella riflessione pedagogica  e nella pratica didattica; una città che ha fatto propria la vocazione educativa ed  è stata in grado di offrire un'alta qualità dei servizi attraverso la ricerca, la sperimentazione, l'innovazione,  la condivisione e il dialogo.

Non è un caso pertanto il fatto che nell'ottobre del 2009 Pistoia abbia scelto di dare ampio spazio al dibattito e al confronto pedagogico organizzando un convegno dal titolo "Belle figure: estetica delle immagini, estetica dei luoghi per la lettura e l'educazione",  con il consueto intento di valutare, di verificare e di arricchirsi di stimoli per migliorare i contesti educativi rivolti ai bambini.

E non è neppure un caso l'aver scelto di lasciare traccia (anche scritta) di questa esperienza  formativa, come spunto di riflessione professionale per insegnanti e bibliotecari,  presenti e non presenti ai lavori di quelle intense giornate di studio ricche di stimoli positivi e di entusiasmi compartecipati.

Allontanando tuttavia a pretesa di offrire a chi legge un quadro il più aderente possibile alla realtà dei fatti,  e quella di rinfrescare la memoria a chi ha avuto modo di ascoltare e di rielaborarne in prima persona i contenuti, desidero comunicare quel sentimento di soddisfazione personale, condiviso con molti partecipanti al convegno, per aver trovato conferme che avvalorano un percorso ricco di  "Belle figure" da porgere ogni giorno ai bambini attraverso i libri e i luoghi deputati alla lettura. Immagini (dei libri e degli ambienti) e spazi (nei libri e negli ambienti) sono aspetti fondamentali della qualità educativa, come condizione basilare per uno stare e un crescere bene, come presupposti necessari per la conquista e l'affinamento del gusto estetico.

 

Partendo dal titolo che ha fatto appello alla parola "figura" più che a "illustrazione" per l' immediatezza espressiva che i bambini le attribuiscono e per la versatilità interpretativa che gli adulti le riconoscono, dobbiamo dire che ha sortito un effetto di richiamo efficace in chi dedica parte della propria vita, dal punto di vista professionale e non solo, a progetti educativi.

Insegnanti, genitori, bibliotecari: questo il pubblico che per due giorni ha riempito il Piccolo Teatro Mauro Bolognini e i vari laboratori collaterali ospitati nelle strutture comunali per l'infanzia e nella Biblioteca San Giorgio  per "ascoltare le immagini" dalle voci di fama nazionale e internazionale che sperimentano e avvalorano pratiche educative fondate sulle pagine, scritte e illustrate e sulle storie e i luoghi, fantastici e reali.

Il continuo intersecarsi dei requisiti di leggibilità legati al concetto di buon gusto è stato il fulcro intorno al quale è andato a configurarsi l'argomento di studio, condotto da Lella Gandini (docente di Pedagogia dell'Università del Massachusetts), Rosemary Agoglia (curatrice dei programmi educativi del Museo Eric Carle), Lucia Scuderi (illustratrice di libri per bambini), Antonella Agnoli (consulente bibliotecaria), Heidi Jacob (direttrice della biblioteca per ragazzi di Amburgo), Susan Etheredge (direttrice della Facoltà di Pedagogia a Smith College, Northampton, Massachusetts) e Walter Fochesato (studioso di letteratura per l'infanzia e storia dell'illustrazione).

"Celebrare, affermare, socializzare, condividere il valore del gusto estetico, il valore e il diritto del bello da parte dei bambini e degli adulti;  riflettere su come tale gusto si coltiva... come si creano le circostanze esteticamente pregevoli intorno ai bambini, in modo particolare nei luoghi dell'educazione e della fruizione della cultura" è l'obiettivo introdotto e sollecitato da Anna Lia Galardini, dirigente dei Servizi alla Persona del Comune di Pistoia che, dalla nascita dei servizi per l'infanzia comunali (anni '70) ad oggi ne ha guidato e sorretto la qualità. Una qualità che riconosce la propria vocazione nel perseguire il gusto estetico, individuandone le origini e sviluppandone i collegamenti  con la qualità dei libri "con l'intento di passare dallo spazio di una pagina allo spazio dedicato ai bambini". Così, figure, cose, luoghi esteticamente  pregevoli sono quanto Lella Gandini ci suggerisce di offrire ai bambini fin dai primi anni di vita  attraverso percorsi educativi che tengano conto di un concetto di sensibilità estetica, irrinunciabile e irrevocabile, che secondo Gregory Bateson, è possibile raggiungere solo attraverso la "connessione fra due punti di vista, tra due esperienze" mediante la relazione, il piacere e l'apprendimento condiviso.

Educare l'occhio attraverso una strategia del vedere le cose, leggendo in esse quel significato che le parole non possono né sanno dire, cogliere la complessità narrata con semplicità nei pochi elementi iconici che riescono ad assumere il paradigma di una storia, significa, come sostiene Rosemary Agoglia, allenare e quindi ampliare l'intelligenza del vedere. Il ruolo dell'adulto è quello di una persona "competente" in grado di facilitare e agevolare nel bambino l'apprendimento della grammatica che serve per "entrare" nelle immagini.

Contesto, forma, misura, colore e posizione sono gli elementi morfologici che dobbiamo considerare nella lettura di un'immagine, avvalorate dalle teorie dell'artista  Molly Bang.

L'abilità di un autore-illustratore sarà quella di offrire un forte contesto mediante la scelta di priorità grammaticali da trasferire in "figure"capaci di procurare, trasmettere e condividere emozioni attraverso quell'oggetto molto particolare che è il libro per bambini.

E' quello che Lucia Scuderi riesce a fare con i suoi albi in cui "la forza dell'illustrazione, legata a doppio filo con il testo [...] è nella sua capacità di comunicare autonomamente, grazie alle regole del senso estetico, ma intrecciandosi con il testo[...]: due linguaggi paralleli che si arricchiscono a vicenda, in un gioco di rimandi l'uno all'altro, gioco che il bambino dopo la prima lettura potrà fare autonomamente, con i tempi e i ritmi che più gli piacciono".

Il ritmo, ci fa notare Lucia Scuderi, è un altro elemento che deve accordare i due linguaggi: "il ritmo del testo ... con il girare pagina [perché] il vedere viene sempre prima delle parole. Il lavoro dello scrittore e dell'illustratore dovrà essere programmato nello svelarsi con tempi diversi, altrimenti uno dei due risulterà ripetitivo, insignificante, inutile. Il sapiente equilibrio tra linguaggio letterario e iconografico" renderà invece la "comunicazione  ricca" in grado di  arrivare al profondo di chi guarda, di chi legge o di chi ascolta" ,per dirla ricalcando le parole di Mauro Guerrini (presidente nazionale AIB).

Imparare a vedere e vedere per imparare sono abilità necessarie che portano ad un arricchimento

personale e professionale nella condivisione di libri e nello sviluppo dell'apprendimento al leggere e allo scrivere.

Dal momento che il libro illustrato, oltre che una propria architettura (forma e formato) offre anche una triplice opportunità di lettura (visiva, orale e testuale) mettendo in rapporto dialettico l'illustrazione e il testo, secondo Susan Etheredge può essere usato per insegnare ai bambini a leggere mettendo in atto le otto strategie che i lettori  utilizzano costantemente per cercare di capire il significato del testo: richiamare alla memoria le conoscenze acquisite, creare connessioni, fare domande, visualizzare, dedurre, riassumere, valutare, sintetizzare. Tutto questo in virtù del fatto che, seppure  con  poche pagine o addirittura con poche frasi, l'albo illustrato ci offre una complessa semplicità che cela una ricchezza e una complessità straordinarie (Walter Fochesato) che inducono a pensare, analizzare, riflettere inducendo a rifiutare e rifuggire la stereotipia nelle immagini reali e virtuali, nei libri e nei luoghi.

Ecco perché è di assoluta necessità educare, fin dalla primissima infanzia al senso del bello, ragionando sui bambini, sugli spazi e le relazioni che ne scaturiscono.

Antonella Agnoli sottolinea l'importanza della qualità dell'ambiente inteso come "spazio plurisensoriale, dove ciascuno può sintonizzarsi secondo le proprie caratteristiche..., uno spazio  curato anche nei dettagli ,che consenta di essere abitato, usato e trasformato in modi differenti nell'arco della giornata o con il passare del tempo... uno spazio sobrio in cui sia possibile liberare creatività e fantasia... che favorisca la relazione fra persone ed oggetti" , dicendo no a scenografie predefinite, sovraccariche di stimoli, ingessate a ruoli rigidi, uguali in occasioni diverse. E sottolinea l'importanza che anche le biblioteche rispondano a tali requisiti, che l'organizzazione biblioteconomica si faccia da parte in favore di ordinamenti meno rigidi e più creativi, in grado di favorire nei bambini il dialogo con i libri, con i luoghi per la lettura e con l'architettura di entrambi.

Del valore qualitativo degli spazi, dell'architettura della biblioteca, ha parlato Heidi Jacob mostrando immagini della realtà di Amburgo dove la biblioteca per bambini, sorta su un vecchio edificio industriale, assume la configurazione di una vera e propria casa speciale, in cui i sensi sono tutti sollecitati, dove regna un'atmosfera positiva per la comunicazione, dove le persone possono trovarsi per fare qualcosa in "un luogo  del silenzio e del sentirsi a proprio agio".

Dalla voce appassionata di Maria Stella Rasetti, direttrice della Biblioteca San Giorgio di Pistoia,

l'elogio alle soluzioni architettoniche che, pur mantenendo i tratti identitari originari di fabbrica industriale,  hanno consentito"una sorta di conservazione del passato, ma in una chiave di traghettamento verso il futuro" permettendo "la riscrittura di tutte le funzioni della biblioteca, completamente reinterpretate e rilanciate in chiave innovativa. Una nuova realtà bibliotecaria che da luogo tradizionale di studio, di ricerca ha saputo trasformarsi in una vera e propria piazza della città, [...] laboratorio di cittadinanza dove è possibile sperimentare e provare delle contaminazioni nuove, [...] spazio plurale anche di provocazioni, di cose inaspettate [...], spazio pieno di sorprese che riesce ad essere ogni giorno sempre diverso, sempre capace di suscitare emozioni, nuove perplessità, nuovi circuiti mentali". Una realtà bibliotecaria che tiene conto e stabilisce un legame comunicativo con il cittadino utente, che con lui si rapporta in modo "sostanzialmente accogliente", che è capace di offrire una qualità del servizio inscindibile dalla qualità del libro, dalla varietà e dalla ricchezza del patrimonio e dei codici comunicativi, una realtà bibliotecaria capace di incidere su una realtà sociale fatta di bambini, ragazzi, giovani, adulti e anziani, ognuno in grado di diventare e restare a lungo "partner della costruzione della sua biblioteca" e del suo continuo divenire. 

 

 

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