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Passa la banda. Duecento anni della Borgognoni a Pistoia

Uno spartito d'epoca in mostra

 

7-31 ottobre 2013 - Vetrine espositive

Mostra a cura di Claudio Rosati

Nel 2013 cade il bicentenario della Filarmonica Borgognoni, nata appunto  nel 1813 e già pronta, nel 1815, ad accogliere Papa Pio VII a Ponte Calcaiola per accompagnarlo fino in città.
Allora la banda era denominata di “ Porta al Borgo e Capostrada” ma divenne in seguito “Banda di Porta al Borgo” e dal 1885 espressione della Società Filarmonica. Dal 1993 è tornata ad una dimensione dilettantistica come Associazione Filarmonica.
Travolta dal vento del '68, come ricorda il curatore della mostra, ha ritrovato con un lento lavoro di rifondazione il rapporto con il territorio e la propria funzione storica. Presente con i concerti, ma anche negli spazi di animazione e di intrattenimento con i suoi gruppi minori, risponde alle richieste più diverse nel suo ruolo di funzione sociale. Intenso è il rapporto con le istituzioni pubbliche e private ed in particolare con gli Assessorati alla Cultura e le Politiche Sociali del Comune. Direttore della banda, con i suoi venti anni di podio, è Carlo Cini.

La mostra è curata da Claudio Rosati, Presidente della Borgognoni, che ha realizzato il percorso espositivo accompagnandolo con le schede storiche che riportiamo di seguito, e che illustrano le tappe più significative di questa storia bicentenaria.

"Ma che banda Puccini, questa è quella dei nostri quattrini"

Punto di passaggio tra la montagna e il centro urbano, la cortina di Porta al Borgo (nel 1813 ancora Comune autonomo) è una delle zone più vivaci della città. Molto della vita di tutti i giorni si svolge all’aperto. Sotto il portichino si gioca, si discute, si fa mercato e si suona. I primi germi della banda di Porta al Borgo sono qui. Nel 1814 il gruppo fa la sua prima uscita ufficiale per accompagnare Pio VII da Capostrada a Pistoia. L’insieme si consolida e trova ospitalità per le prove in una sala della Villa di Scornio. A Niccolò Puccini che si sarebbe vantato così della “sua” banda, il capomusica avrebbe risposto: “Ma che banda Puccini, questa è quella dei nostri quattrini”.

Dal Risorgimento all’Italia Unita

Labaro, divise e anche spade. La banda di Porta al Borgo è presente nei momenti importanti della vita pubblica. Il 12 settembre del 1847 è a Firenze per salutare la concessione della Costituzione e della Guardia Civica. Nel 1849 entrano gli austriaci a Pistoia e anche la banda deve consegnare le spade, del tutto inoffensive, della divisa. Saranno restituite nel 1856. Molti musicanti si iscrivono alla sezione segreta della Società nazionale. Con l’Unità d’Italia la banda è ancora un sodalizio che si basa esclusivamente sulla passione e la responsabilità. Nel 1902 per la prima volta si sente il bisogno di uno statuto.

Il rinnovamento di Pietro Borgognoni

1890: Pietro Borgognoni sale sul podio di direttore e vi rimarrà nella memoria come uno dei maestri più amati e più capaci. Diplomato al conservatorio, Borgognoni è autore di molti brani musicali scritti per la banda in momenti particolari della vita della città: dall’Inno alla luce, nel 1866, per l’arrivo della luce elettrica, all’Inno all’Eroe dei due mondi, in occasione dell’inaugurazione del monumento a Garibaldi. Nel 1908 si rivela anche un buon direttore d’orchestra con la Carmen al Teatro Manzoni.

"Ammirando e ascoltando". Gli anni del Duce

Negli anni del fascismo la banda risente del clima di una società fortemente gerarchica e si presta a essere strumento di prestigio di esponenti della classe dirigente. Nel 1930 Benito Mussolini visita Pistoia e la banda suona sotto le finestre del palazzo della Prefettura durante il pranzo del Duce. Qualcuno vorrebbe interrompere quello che viene considerato come un fastidio per l’illustre ospite, ma Mussolini chiede di incontrare un rappresentante della banda e sul menu scrive “ammirando e ascoltando”.

Dalle macerie della guerra al boogie woogie

Si piangono i morti (più di duecento nei bombardamenti della città) e coloro che non sono tornati a casa dai fronti di guerra, si spianano le macerie e si riparte con una nuova voglia di vivere. Molti componenti della banda suonano in complessi che accompagnano i balli in aie e circoli. La banda accompagna la transizione da una società agricola a una industriale: è presente nelle processioni religiose, ma anche nelle manifestazioni politiche di massa.

Il "68" della banda: la crisi

Nuovi modelli e nuovi consumi culturali. Anche la banda sembra travolta dal vento del ’68 con la nuova richiesta di partecipazione che investe tutta la società. Non basta più il ricordo delle glorie passate a tenere insieme il sodalizio che perde adesioni e passione.

La ripresa

Giulio Fiorini, presidente, e Garibaldo Querci, maestro, sono i protagonisti della ripresa. Fiorini, già animatore del Premio teatrale Vallecorsi, e Querci, che ha suonato nella banda dell’Aeronautica militare, rinnovano il consiglio e si impegnano nella promozione dei corsi di musica all’interno della banda. Entrano così nuovi giovani, ma è la fisionomia stessa della banda a cambiare: da un sodalizio diretto da un consiglio, in genere formato da esterni al corpo musicale, si passa a un’associazione dove ogni socio ha pari doveri e pari diritti. Scompare il compenso, pressoché simbolico, che veniva dato per ogni servizio ai suonatori che ora, anzi, pagano una quota associativa. Per la banda è una rivoluzione.

Una banda formato città

Il nuovo clima associativo genera frutti. Aumenta la responsabilità dei singoli, ma anche la partecipazione. Si sta insieme per il piacere di fare musica. La banda si scompone in gruppi su base volontaria e si ricompone nelle occasioni che richiedono l’organico al completo. Dalle processioni religiose ai concerti al teatro, dagli interventi nei luoghi di aggregazione degli anziani alle cerimonie civili, dalle feste a ogni occasione dove sia richiesta la presenza della banda. Una forma agile, al servizio della città, che le ha consentito di superare la crisi che spesso ha travolto formazioni che hanno le loro radici nell’Ottocento.

 

La storia della banda è raccontata nel libro Passa la banda. Duecento anni di storia della “Borgognoni” a Pistoia, di Claudio Rosati. Pistoia, Settegiorni, 2013, che viene presentato martedì 13 novembre, ore 17 presso la Biblioteca Forteguerriana.

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