Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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Un particolare della copertina

"Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank" di Nathal Englander

Racconti le storie che hai, come meglio puoi

 

In un momento storico in cui i fantasmi dell’odio e della violenza riprendono vita attraverso le parole urlate dagli xenofobi di turno, questa mattina i Millennials vogliono farvi riscoprire una raccolta di racconti, uscita in Italia nel 2012, che fa proprio dell’odio, o forse sarebbe meglio dire del “non amore” spiato dal buco della serratura e fatto di mille sfaccettature quotidiane, il filo conduttore.
In realtà vi basteranno poche pagine per accorgervi che la bellezza di Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank dello scrittore statunitense Nathan Englander sarà proprio nella maestria di saper parlare semplicemente di uomini e donne che hanno paura “di aprire la porta e lasciar uscire quello che abbiamo chiuso dentro”, come sintetizza proprio il primo racconto che dà il titolo alla raccolta, e non a caso un omaggio al famoso racconto di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, in cui due coppie bevendo e parlando di sentimenti, in un’atmosfera resa sempre più tesa dall’alcol che disinibisce, si espongono alle proprie debolezze.
Avvicinandovi a questa raccolta vi troverete catapultati in storie quotidiane fatte di amori e insicurezze, di crisi famigliari, spaesamenti e ragazzini bullizzati a scuola, di vendette e perdoni, di amori che finiscono e conflitti con le proprie radici, in cui l’elemento realistico e quello allegorico-religioso trovano sempre un proprio equilibrio all’interno del racconto. Alle spalle di queste vicende si affaccia di tanto in tanto la Storia – l’Olocausto, il conflitto israelo-palestinese – ma sembra più che altro come fondale su cui cucire le vicende umane dei suoi protagonisti, a ribadire che questo libro parla di noi, né più né meno, e lo fa in modo mirabile ed ironico.
È nella improvvisa rivelazione dell'assurdità e della fragilità dei rapporti e dell'animo umano, che sta infatti l'interesse di Englander. I suoi racconti assomigliamo a bolle di sapone che ci esplodono addosso come epifanie, rivelandoci di colpo un disagio grandissimo, mostrando che i protagonisti siamo noi, con i vizi, le incertezze, le paure e la limitata visione della realtà che ci accompagnano.
E quando ci rendiamo conto di tutto questo, Englander è lì con la sua ironia, pronto a darci la medicina per poter ridere amaramente di noi stessi.

Cristina (bibliotecaria, San Giorgio) 

 

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