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Una scena del film Dio esiste e vive a Bruxelles

Dio disse: ama il prossimo tuo come te stesso...
- Mai detta una cosa simile

Se Dio esistesse davvero chissà dove abiterebbe?
Per il regista Jaco Van Dormeal "Dio esiste e vive a Bruxelles"!
È un vecchio irrancidito dall'usura dei secoli, oramai senza più la verve della creazione biblica.
Trascorre le sue giornate a Bruxelles, combinando scherzi agli uomini, sadico e senza cuore, fuori assolutamente dai canoni divini che lo vogliono bonario, al fianco delle sue stesse creature. Insomma un personaggio decisamente poco raccomandabile che ha spinto adirittura il povero figlio maggiore, Gesù, a cercare altri territori, perché non più capace di vedere un padre animarsi solo quando applica ai suoi sfortunati umani delle regole di un cinismo degno delle leggi di Murphy.
Dio è così cattivo che, affamato, ruba un panino con la marmellata ad una bambina, quando non lavora si getta a peso morto sul divano, bevendo fiumi di birra con lo sguardo ancorato alla televisione, che trasmette eventi sportivi in looping.Ma se Dio avesse, oltre a Gesù, anche una figlia? Ecco... "avete già sentito molto parlare del figlio. La figlia sono io, mi chiamo Ea e ho 10 anni".
Inizia così il film che ci piace raccontarvi in questo venerdì d'estate. Non che la piccola Ea sia una bambina risolta, non potrebbe essere altrimenti, con un padre così; è così stanca delle angherie paterne che, nel momento in cui scopre che il padre uccide sadicamente attraverso un computer in stile anni ’90 le vite degli esseri umani, quasi fossero degli avatar di un videogioco, decide di contrastare le sue azioni dispotiche con un ulteriore motivo di ribellione. Alleandosi con il fratello Gesù (che lei chiama con molto affetto J.C.) iniziano la loro segreta ribellione famigliare andando sulla terra in cerca di dodici apostoli per riportare l’ordine nel mondo. L’impresa, tuttavia, fallisce; sarà  così compito della piccola Ea ricostituire nuovamente la comunità dei seguaci. Si arriverà dunque a diciotto apostoli: 18 come nel gioco del baseball, di cui la Dea, moglie silenziosa e sottomessa di Dio, è una grandissima fan. Con un senzatetto, appassionato dei film di Jean-Claude Van Damme e Bruce Lee, Ea scrive un suo Nuovo Nuovo Testamento, raccogliendo le storie dei sei nuovi apostoli, le quali finiranno per intrecciarsi tra loro.
C'è la donna bellissima, amata da tutti, che soffre di complessi d'inferiorità a causa di un incidente che l'ha privata di un braccio. C'è un uomo sessualmente frustrato che, dopo tanti anni, incontra il primo amore della sua vita nello studio di doppiaggio di un film pornografico. C'è un assassino ossessionato dalla morte, che approfitta del caos per comprare un fucile e sparare ai pedoni. C'è una moglie che tradisce un marito opprimente con un gorilla. C'è un bambino che, avendo una sola settimana da vivere, decide di cambiare sesso.
Tutti riescono a trovare, di fronte alla morte, ciò che non avevano cercato nel corso delle loro vite.  Questi esseri più umani degli umani chiedono più vita perché hanno paura che tutto finirà in un breve giro di anni: Brutto vivere nel terrore, vero? – è una frase che ritorna spesso nel film a mo’ di leitmotiv. Paura che i personaggi di Dio esiste e vive a Bruxelles, in qualche modo, conoscono. E questa consapevolezza si applica non solo a coloro il cui messaggio ricorda le pochissime ore rimaste, ma anche a chi sa che, in quella data ora, per quanto lontana, la propria esistenza avrà comunque una fine certa e decisa a priori.
È questa coscienza di un destino già  segnato che più di tutto spaventa i personaggi del film, e noi con loro. Inutile però cercare troppi aiuti spirituali, la pulsione rassicurante viene da sentimenti terreni, dall’amore e l’altruismo come impegno di uno per l’altro. Al massimo sarà il caso ha limitare i suoi capricci e per una volta un bel tocco femminile in cabina di comando a colorare il mondo di nuova speranza.

Cristina (bibliotecaria San Giorgio)

 

 

 

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