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Luciano Bianciardi: uno scrittore fuori dal coro

Luciano Bianciardi

 

 

La figura di Bianciardi campeggia ormai come un classico e continua a consegnarci il ricordo dell' Italia del miracolo economico e del neocapitalismo degli anni sessanta, quella "grande trasformazione" che lo scrittore riesce a cogliere con ironia graffiante, da "cane sciolto" e battitore libero in un mondo che aveva bisogno di irregolari come lui , anche se allora ai riconoscimenti e ai successi si aggiungevano le polemiche e i litigi, Bianciardi non perdeva un colpo e rispondeva a sua volta. Ricostruire vita e opere, scrittura e comunicazione pubblica come fa Giuseppe Muraca è dunque una scelta politica e culturale di grande spessore e aiuta il lettore a capire le finalità di questa stessa collana, che intende appunto riscoprire, valorizzare, documentare il ruolo di scrittori e pensatori irregolari, espressione di quella che vorremmo chiamare una Italia anti-moderata, una definizione che merita comunque delle precisazioni particolari a scanso di equivoci. Questo primo volume è a suo modo una occasione iniziale per una riflessione più generale sull'uso del termine antimoderati nella nostra storia. Le origini del termine stesso vanno fatte risalire a miei lavori precedenti (in particolare a L'altra Linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra, Catanzaro, Pullano 1992, che fu proprio l'amico Giuseppe Muraca a voler fare pubblicare). Il termine è stato mutuato da un testo che analizzava i contrasti tra Destra e Sinistra storica all'indomani dell'unità d'Italia e individuava il peso rilevante del trasformismo e del moderatismo sulla società italiana, fino ad influenzare pezzi anche rilevanti della sinistra di allora. Si riferisce nello specifico a coloro che a partire dagli anni '50-'60 del Novecento hanno in comune alcuni fondamentali elementi medologici:"Sono antimoderati coloro che credono e praticano la fedeltà di classe, il primato del soggetto-classe sul predicato-partito, mai fine e semmai mezzo, conoscenza concreta attraverso la pratica dell'inchiesta, lavoro dentro-e-fuori le organizzazioni. Sono antimoderati coloro che provano a realizzare nuove sperimentazioni teoriche e pratiche, fuori da quella che è la posizione consolidata e apparentemente inamovibile del togliattismo, fondata sulla convinzione che vada privilegiata la trasformazione dei rapporti di produzione, senza porsi l'obiettivo del cambiamento dei modi di produzione. Sono antimoderati coloro che hanno la coscienza e la capacità di opporsi a chi vorrebbe depotenziar e sempre e comunque tutte le espressioni di antagonismo e di autonomia dei ceti subalterni, tutte le posizioni di riflessione culturale e politica che non si ritrovano in questa linea di pensiero". Certo, proprio per questo riferimento in qualche modo post risorgimentale il termine va usato con cautele particolari, non è insomma una scelta di richiamo a una sorta di democrazia radicale che anticipa il movimento socialista. Se ne potrebbero usare altri, come non regolare, scomodo, non inquadrato, ma questo pare il più efficace. Non nel senso di una nostalgia per un'Italia che non c'è ma proprio per tornare a interrogarsi sul mescolarsi delle culture politiche e sulla loro possibile attualità. La prima modalità è quella dell'attualità di molte intuizioni, riflessioni, proposte non solo di natura teorica ma anche di natura politica o anche tali per cui i due termini si fondono indissolubilmente. Servono qui alcuni esempi per spiegare questa considerazione. Quando Raniero Panzieri parla del conflitto radicale che è presente nei rapporti di produzione e attacca, a partire da questa analisi, produttivismo e sviluppismo dominanti, pone una questione che percorre ancora, intatta, il nostro tempo. E nella misura in cui lo fa da teorico alto, che è però nello stesso tempo militante politico di base, esprime una posizione assolutamente lontana dai canoni della politica ufficiale del suo e del nostro tempo. Una posizione che, di fronte alla attuale irreversibile crisi della politica, può essere una prospettiva credibile per dare un ruolo ed un senso alla intellettualità diffusa. Franco Fortini parlava, con grande vigore, della necessaria saldatura tra teoria e pratica, cultura e politica: l'unità tra cultura e politica non è una trovata provvisoria, un matrimonio di ragione. Fino ad arrivare a sostenere che i due termini sono la stessa cosa. Appunto, sono la stessa cosa ma sono oggi due cose diverse, in un mondo di politica senza cultura e di cultura senza politica. Ritornare a unire i due poli è il compito di questa collana, che vuole proseguire.   Attilio Mangano

 

Il quaderno oltre che disponibile al prestito, può essere acquistato presso il Centro di Documentazione di Pistoia.

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Commenti

  • Saremmo interessati come Fondazione Luciano Bianciardi di Grosseto ad avere due copie del Quaderno, anche come scambio (i ns quaderni sono visibili nel sito). Grazie. Il Direttore

    Inserito da massimiliano marcucci, 04/10/2014 2:34pm (6 anni fa)

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