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Fellini 100

La nascita di un genio

 

Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo. Ne sono lusingato.

Cosa intendano gli americani con “felliniano” posso immaginarlo: opulento, stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico, fregnacciaro.

Ecco, fregnacciaro è il termine giusto.

(Federico Fellini)

 

Il 20 gennaio 1920, cento anni fa, nasceva Federico Fellini, il regista italiano più conosciuto al mondo, il più amato, il più premiato. Basterebbe solo 8½ (a cui la biblioteca dedica la mostra con le foto del set scattate dal fotografo francese Paul Ronald) per dargli un posto di rilevo nella storia del cinema: un film sulla crisi creativa di un regista, un racconto autobiografico che diventa archetipo per tutti i film metacinematografici successivi. Se a quel capolavoro premiato con l’Oscar per il miglior film straniero nel 1964 si aggiungono opere come La dolce vita, Amarcord, La strada, Le notti di Cabiria si comprende la portata del genio felliniano. Nato a Rimini, si trasferisce diciannovenne a Roma per iniziare la carriera di vignettista. Al cinema si avvicina attraverso la scrittura: è sceneggiatore tra gli altri per Rossellini (Roma città aperta, Paisà, Europa ‘51). Dalle radici neoraliste, espresse nei primi film come regista (Luci del varietà, Lo sceicco bianco) Fellini riesce a superare in breve tempo l’arte dei padri per affermarsi con un cinema personale, introspettivo e onirico al tempo stesso. Una Palma d’oro, un Leone d’argento, cinque premi Oscar, oltre ai numerosi nastri e david ricompensano una lunga carriera. Nell’opera vasta del regista molti sono i motivi ricorrenti, ma è affidandosi già solo a tre di essi che un ritratto complesso del maestro si delinea: Rimini, la città natale ritratta ne I vitelloni e in Amarcord dove il ricordo è l’inchiostro con cui scrivere uno degli ultimi capolavori; le donne da Giulietta Masina, compagna, musa e attrice protagonista di molti suoi film, alle iconiche Sandro Milo, Anita Ekberg, Magali Noël; il cinema: La dolce vita, 8½, Intervista rappresentano momenti di autoriflessione sulla sua vita connessa in maniera indissolubile all’arte di inventar storie per il grande schermo. La memoria, il sogno, l’inconscio dunque ispirano un circo danzante di immagini che continuano ad affascinare ancora e ancora.



Fellini 100
(versione pdf)

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