Biblioteca San Giorgio, Pistoia


Salta i link dei verbi.

I verbi della San Giorgio.

Sei qui: La rassegna del mese Mediateca
 

La rassegna del mese Mediateca

Un viaggio nel cinema del Novecento attraverso alcuni dei film che meglio hanno descritto il mondo dei bambini

Tutto quello che un bambino fa su uno schermo, curiosamente sembra farlo per la prima volta. Questo doppio senso, questo equilibrio tra il fatto singolo e il suo valore di simbolo generale rende particolarmente preziosa la pellicola che registra giovani volti in trasformazione.

François Truffaut

Sono passati cent'anni da quando Il monello (The kid) di Charlie Chaplin è stato distribuito nei cinema e la vicenda del vagabondo e del piccolo trovatello, interpretato da Jackie Coogan, ha cominciato a commuovere e divertire ogni spettatore, fino ai giorni nostri. Questa ricorrenza ha dato il via ad un viaggio ideale nella storia del cinema del secolo scorso che vuole riportare alla memoria, magari in qualche caso a scoprire, alcune delle opere più significative, tra quelle che si sono avvicinate al mondo dei bambini. Certamente, non può essere un itinerario completo e definitivo, molti sono i film che sono stati lasciati da parte e che avrebbero meritato di essere presentati, basti pensare a Ladri di biciclette o a Un angelo alla mia tavola, a L'estate di Kikujiro o a film che raccontano i bambini nella Shoah, come Arrivederci ragazzi o Jona che visse nella balena, per non parlare degli adattamenti di grandi classici della letteratura, come David Copperfield o Le avventure di Pinocchio.
Un percorso tra i film che narrano dei bambini e del loro bisogno di libertà, delle loro paure e di come riescono a superarle, della loro solitudine e del loro bisogno di essere compresi dagli adulti, spesso troppo distratti e, quindi, distanti. Storie che ci parlano di un'infanzia negata, strappata dalla violenza della guerra o da una società sostanzialmente incapace di occuparsi degli esseri più innocenti, i bambini appunto. 

 

Il monello un film di Charlie Chaplin (USA 1921)
Una giovane donna abbandona suo figlio appena nato. Un uomo, Charlot il vagabondo, povero e solo, trova il bambino in fasce per terra, ad un angolo di una strada. I due divengono inseparabili compagni di vita, padre e figlio, finché il caso, dopo cinque anni, non li fa incontrare con la madre, diventata ormai una famosa star, che li accoglie nella sua bella casa, felice di avere una seconda possibilità.
Primo vero lungometraggio di Chaplin, di cui è autore, produttore e interprete, che riesce a unire dramma e comicità, scene di grande intensità emotiva con gag tipiche della slapstick comedy.

 

Zero in condotta un film di Jean Vigo (Francia 1933)
Le vacanze sono finite e due ragazzini ritornano in treno al collegio, mostrandosi a vicenda i propri giochi, scherzando e ridendo. Alla stazione li attende il sorvegliante "Pète-Sec", serio e impettito, alla cui vista uno dei due esclama: "Neanche quest'anno si ride!". La vita in collegio non è certo divertente, segnata com'è da punizioni, restrizioni e severità quotidiane. E così, la mattina successiva i tre compagni - Bruel, Caussat e Colin - si prendono il primo zero in condotta dal sorvegliante e la consegna domenicale. I ragazzini, allora, decidono di vendicarsi organizzando una rivolta durante la festa annuale dell'istituto, issando la loro bandiera sul tetto e bombardando dal tetto le autorità con vecchi libri, barattoli e scarpe. I problemi e le restrizioni di produzione, nonché di censura, non impedirono a "Zero in condotta" di conservare una freschezza senza tempo e d'influenzare registi come Truffaut e altri nei decenni successivi.


Giochi proibiti un film di René Clement (Francia 1952)
Francia, giugno 1940. Durante la fuga dalla città a causa dell'invasione nazista, la piccola Paulette perde in un attacco aereo tutta la sua famiglia: padre, madre e l'adorato cagnolino. La bambina, con la salma del piccolo animale in braccio, si allontana dalla gente in fuga e incontra per caso Michel, un pastorello che abita nelle vicinanze. Paulette viene ben accolta dalla famiglia di Michel e stringe col bambino un legame che si fa ogni giorno più saldo. Insieme, Paulette e Michel, seppelliscono il cagnolino e poi tanti altri animali in modo che possano farsi compagnia nella casa dei morti. I due piccoli amici abbelliscono sempre più le tombe con croci e lapidi costruite o rubate al cimitero vicino la chiesa, finché un giorno non arrivano al casolare due gendarmi a prelevare l'orfanella per affidarla alla Croce Rossa.
Tratto dal romanzo di Francois Boyer, il film di Clement indaga sul rapporto dei bambini con la morte, con la perdita e come, attraverso il gioco, essi riescono ad affrontare gli avvenimenti della vita, anche quelli più drammatici.

 

L'infanzia di Ivan un film di Andrej Tarkovskij (URSS 1962)
Ivan è un ragazzino di 12 anni che è rimasto senza famiglia. Dopo aver perso la madre e probabilmente anche il padre a causa della guerra, si unisce all'esercito russo che si oppone ai nazisti sul fronte orientale, nei pressi del fiume Dnepr. Ivan aiuta i suoi connazionali facendo la staffetta ed esplorando zone pericolose vicino alle postazioni nemiche. Il colonnello Grjaznov e il capitano Kholin hanno stretto un forte legame con il ragazzino tanto che, dopo una missione difficile, il primo decide di mandarlo nelle retrovie, alla scuola militare, per allontanarlo dai pericoli. Ma Ivan non è d'accordo e fugge. Ripreso, s'impegna in un'ultima impresa che gli è fatale.
Il film è puntellato da flashback, in cui Ivan rivive momenti felici e spensierati, che danno l'idea, con la scena in cui egli sembra vedere nemici ovunque nel buio di una stanza, anche della difficoltà, del disorientamento emotivo in cui vive.


Sciuscià un film di Vittorio De Sica (Italia 1946)
Nella Roma del secondo dopoguerra, due ragazzini sbarcano il lunario facendo gli sciuscià, ovvero i lustrascarpe, soprattutto ai soldati americani che non hanno ancora lasciato la Capitale. Amici per la pelle, Pasquale e Giuseppe, hanno il sogno di possedere un cavallo bianco, Bersagliere, che cavalcano ogni tanto a Villa Borghese. Purtroppo, fanno in tempo ad acquistarlo che, coinvolti con l'inganno in un malaffare, finiscono nel carcere minorile di Porta Portese. Il tempo passa e la vita da reclusi diventa sempre più difficile. I due ragazzini cadono ancora una volta in una trappola escogitata dagli adulti a loro danno, in questo caso il commissario e il direttore, per farli rivelare il nome dell'autore del furto, scatenando una serie di reazioni a catena che porteranno ad una fine tragica.
Da un'idea di De Sica e sceneggiato in gran parte da Zavattini, Sciuscià è una pietra miliare del Neorealismo che pone in contrapposizione il mondo dei bambini con quello degli adulti.

 

I quattrocento colpi un film di François Truffaut (Francia 1959)
Parigi, fine anni Cinquanta. Un'infanzia incompresa è quella di Antoine Doinel, un ragazzino che vive in un piccolo appartamento con i genitori incapaci di capirlo nelle sue difficoltà adolescenziali. A scuola le cose non possono andare meglio. Antoine fa di tutto, o meglio "fait les quatre cents coups", per attirare l'attenzione dei genitori, ma combina solo guai peggiorando sempre più la situazione. La sua richiesta d'aiuto resta inascoltata, tanto che finisce in un rigido riformatorio lontano da Parigi, dopo una fuga da casa con tentativo di furto di una macchina da scrivere nell'ufficio del padre per procurarsi i soldi necessari a pagarsi una gita al mare per sé e il suo amico René.
Primo lungometraggio di Truffaut, vincitore del Premio per la migliore regia al Festival di Cannes, è un film fondamentale per capire la Nouvelle Vague.


Anna dei miracoli un film di Arthur Penn (USA 1962)
Annie Sullivan, una giovane insegnante, viene assunta dalla famiglia Keller per occuparsi di Helen, una bambina cieca e sorda dall'età di 19 mesi, che gli stessi genitori non hanno saputo educare. Annie s'imbatte subito nelle resistenze della bambina e, nello stesso tempo, in quelle dei genitori che istintivamente non vogliono che la donna imponga regole e limitazioni a loro figlia. Il rapporto tra la giovane donna e la bambina arriva al limite dello scontro fisico, ma, al termine di un difficile percorso, Helen impara a comunicare con gli altri.
Ispirato dal libro autobiografico "The Story of My Life" della vera Helen Keller, il film è influenzato da un dramma televisivo di William Gibson e da una pièce teatrale dello stesso autore.


Salaam Bombay! un film di Mira Nair (India Gran Bretagna Francia 1988)
Il piccolo Krishna si ritrova solo e senza soldi a vagare, tra prostitute e uomini disonesti, per le strade della caotica città di Bombay. Se vuole mangiare e, soprattutto, se vuole tornare a casa, non gli rimane che trovare il modo di guadagnare dei soldi e, come molti altri ragazzini, diventa un portatore di tè. Ma la vita di strada è piena d'insidie e Krishna impara sulla sua pelle le dure leggi della lotta per la sopravvivenza.
Vincitore della Caméra d'or per la migliore opera prima al Festival di Cannes del 1988, Salaam Bombay! è il frutto di un'intensa attività di ricerca della regista Mira Nair e descrive con grande efficacia le condizioni in cui vivono moltissimi bambini nella moderna Bombay.

 

Il ladro di bambini un film di Gianni Amelio (Italia 1992)
L'undicenne Rosetta, avviata alla prostituzione dalla madre, e il suo fratellino Luciano, vengono affidati a due carabinieri per essere consegnati a un istituto di Civitavecchia. A metà strada, però, i bambini rimangono con il solo Antonio, un carabiniere calabrese di buon cuore. All'inizio c'è molta diffidenza da parte di Rosetta e di Luciano nei confronti dell'adulto che li ha in consegna, ma con il passare del tempo e degli accadimenti, non ultimo il rifiuto da parte dell'istituto di accogliere i due bambini, nasce tra loro un rapporto di più intima fiducia. Il giovane carabiniere, del resto, si trova a gestire una situazione molto difficile e a prendere, di volta in volta, le decisioni sul da farsi senza considerare le conseguenze che queste possono avere sul suo lavoro. I tre intraprendono, così, un viaggio verso la Sicilia, dove un istituto di Gela potrebbe accogliere i bambini...
"Un road-movie straordinario, un viaggio in Italia in senso rosselliniano dove allo squallore morale e ambientale si contrappone un umanesimo irriducibile." il Mereghetti


I bambini del cielo un film di Majid Majidi (Iran 1997)
In un sobborgo di una grande città dell'Iran, Ali, dopo aver fatto riparare l'unico paio di scarpe possedute dalla sorellina Zahra, si ferma dal fruttivendolo e, a causa di sfortunate coincidenze, le smarrisce. Tornato a casa rivela l'accaduto alla sorella e, in attesa di una soluzione, le prega di non dire niente ai genitori. Ma come farà Zahra ad andare a scuola l'indomani? Decidono allora di usare le uniche scarpe rimaste, quelle di Ali. Comincia per i due bambini un periodo di segreti, di corse e di ritardi. La famiglia vive alle soglie della povertà e così il ragazzino si arrovella per risolvere il problema. Purtroppo, ogni volta che la soluzione sembra vicina la sfortuna ci mette lo zampino. Affranto e deluso Ali torna a casa dove i suoi piedi stanchi trovano refrigerio e consolazione nell'acqua fresca e nella compagnia dei pesci rossi della vasca al centro del cortile. Intanto, il padre sembra aver trovato un po' di soldi per fare la spesa e forse per un paio di scarpe per Zahra.
Un cinema, quello di Majidi, in cui è possibile scorgere richiami al neorealismo italiano dell'immediato dopoguerra e, in particolare, ai film di De Sica sia per l'attenzione verso il mondo dei bambini, sia per l'interesse a rappresentare tramite loro le ingiustizie e la condizione sociale del paese in cui si trovano. Vincitore al Montréal World Film Festival nel 1997, "I bambini del cielo" è stato nominato all'Oscar come miglior film straniero nel 1999, anno della vittoria de La vita è bella di Roberto Benigni

 

 

 

 

 

 

 

Ad un clic da te