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Io sono con te

 

 "Sono stata cresciuta nell'amore. Un amore che ho ricevuto senza chiedere, senza aspettare, a cominciare dal latte di mia madre". Così comincia il racconto di Maria di Nazaret che ripercorre la sua vita e quella di suo figlio, dal concepimento fino ai tredici anni circa. Sin dai primi fotogrammi, da queste prime parole, s'intuisce che ci troviamo di fronte ad un film che affronta da una prospettiva diversa, rispetto alle precedenti produzioni cinematografiche, la figura e la vita di Gesù, ovvero quella di sua madre. Guido Chiesa, regista de Il partigiano Johnny e Lavorare con lentezza, ci propone Maria decisamente al centro della narrazione e protagonista attiva dell'educazione di Gesù e delle scelte che verranno prese dall'intero nucleo familiare. Maria appare come una giovane ragazza, saggia e positiva, che ama i bambini e rifugge ogni forma di violenza. Ogni sua azione è guidata dall'amore e dal rispetto verso il prossimo senza paura di sovvertire leggi e abitudini di una società patriarcale. In tutto il film ne troviamo conferma. Da subito Maria si prende cura degli altri figli di Giuseppe proteggendoli dalle scene di violenza e dalle imposizioni e durezze di Mardocheo, fratello maggiore di Giuseppe con cui vengono condivisi molti momenti della vita quotidiana; si avvicina ad uomo, considerato indemoniato da tutto il villaggio, portandogli da mangiare; aiuta Elisabetta a prendere coscienza e coraggio nella decisione di non sottoporre suo figlio Giovanni alla circoncisione; sceglie di partorire da sola e di nutrire il neonato con il colostro, a quei tempi considerato portatore di malessere e di vermi. L'amore e la fiducia di Maria nei confronti del suo bambino costituiscono la base della sua educazione, grazie alla quale Gesù crescerà libero e, come la madre, senza paura di dubitare e di mettere in discussione leggi ingiuste e lontane da quella misericordia che Maria dice, in una scena del film, essere la sola cosa che il Signore chiede agli uomini. Sembrano questi i messaggi principali del film. La risposta sta nell'amore. Una nota riguardo alla figura del padre Giuseppe che pare secondaria e quasi sottomessa a Maria, soprattutto riguardo alle scelte sull'educazione di Gesù, ma che emerge a poco a poco rivelandosi persona pacata, riflessiva e che sposa sempre, all'inizio però non senza difficoltà, le posizioni, talvolta 'rivoluzionarie', della più giovane moglie. "Io sono con te", girato in Tunisia dove il regista e i suoi collaboratori sono andati alla ricerca di un contesto culturale e antropologico simile alla Palestina di duemila anni fa, vede tra i suoi interpreti molti attori non professionisti che parlano la loro lingua/dialetto, a partire da Nadia Khlifi che vive nella campagna tunisina e che ha interpretato Maria da ragazza. Il film si chiude con Maria che risponde al suo interlocutore, presumibilmente Luca, dicendogli che "... per comprendere una vita bisogna conoscerne il principio". In essa, in fondo, possiamo ritrovare il senso del film che vuole mostrare, come dice il regista in una intervista, "quali sono state le basi terrene in cui Gesù è nato", in quale tipo di comunità e di cultura è cresciuto, il suo rapporto con la madre.

Fabrizio (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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