Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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Incontro con Giuseppe Culicchia

Presentazione del libro Venere in metrò

Sabato 12 gennaio 2013, ore 17.00 - Auditorium Terzani

Invito
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Giuseppe Culicchia è uno dei narratori "civili" più capaci, attenti, intelligenti, leggibili del panorama italiano. La presentazione del suo nuovo libro Venere in metrò (Mondadori, 2012) costituisce l'occasione per sollecitare lo scrittore a parlare della sua ormai ventennale produzione, nonché delle sue passioni cinematografiche e musicali, di cui discorre quotidianamente anche sul web, grazie a uno dei blog italiani più animati e interessanti (vedi). Tra i temi di cui parlare c'è anche quello delle biblioteche, visto che fu proprio al suo ritorno in Italia da un'esperienza di lavoro in una biblioteca londinese, che Culicchia cominciò a muovere i suoi primi passi nella scrittura e nella letteratura, che lo portarono in breve al successo del suo primo romanzo Tutti giù per terra, pubblicato da Garzanti nel 1994 e vincitore del Premio Grinzane Cavour (all'epoca vero e proprio trampolino di lancio per gli scrittori esordienti).

Vent'anni fa "il precario" non era ancora una figura drammaticamente centrale della società italiana. Fu però con l'intuizione tipica dei grandi artisti che Giuseppe Culicchia affidò il suo esordio nel romanzo proprio a questa figura, che all'epoca dovette sembrare originale e si sarebbe poi invece rivelata la prefigurazione di un destino "liquido" (per usare la definizione data anni dopo da Zygmunt Bauman) molto più comune di quanto allora si potesse pensare. Culicchia metteva sulla pagina le proprie vicende autobiografiche sotto la maschera del protagonista Walter e si muoveva nei tic e nei luoghi comuni di una intera generazione in divenire, e soprattutto delle sue collisioni con il mondo che si trovava intorno, con spirito nutrito di leggerezza e umorismo ma non privo della comprensione profonda di quanto stava accadendo alla società italiana. "Tutti giù per terra" fu poi trasformato in un film, che fu altrettanto fortunato per il regista David Ferrario e l'attore Valerio Mastandrea, e fu così che Culicchia divenne uno scrittore cult, l'emblema di tutta una nuova generazione di scrittori cresciuti non più sotto l'autorità delle accademie o delle riviste letterarie ma irregolari e indipendenti nutriti di cultura internazionale e pop (nell'accezione più "aperta" del termine) e, oltre che di letteratura, di molto cinema e di moltissima musica.

A scovare molti di loro (Gabriele Romagnoli, Silvia Ballestra, Aldo Nove, Niccolò Ammaniti...) fu quel rabdomante della letteratura giovanile che rispondeva al nome di Pier Vittorio Tondelli. Tondelli si muoveva negli angoli appartati della scrittura, scovando poesia e letteratura tra le lettere dei lettori a Rockstar, le rubriche di corrispondenza di Linus, le fanzine dei gruppi musicali, le performance teatrali nei centri sociali... Tondelli gli scrittori li annusava da lontano, li scovava, li guidava, li motivava, insegnava loro a "scrivere come si parla" e a trasformare in letteratura le proprie storie, esattamente come faceva lui nelle sue opere.

Culicchia finì in una delle tante reti di Tondelli, quella lanciata dalle pagine della rivista Rockstar, e da lì fu pubblicato nel mitico progetto "Under 25", che Tondelli curava per il minuscolo editore marchigiano Transeuropa. Tondelli non fece però in tempo ad assistere al parto del romanzo, a cui lui stesso aveva motivato il giovane scrittore allora bibliotecario. Scomparve infatti a 36 anni, nella più drammatica stagione dell'AIDS, l'autunno 1991, che si era portato via poche settimane prima Freddie Mercury, il più popolare cantante rock del mondo, e aveva rivelato al mondo il contagio del capitano dei Los Angeles Lakers, il mitico Magic Johnson, forse il più popolare atleta del pianeta.

Sono passati ormai più di venti anni e il mondo è cambiato molto ma le prefigurazioni di Culicchia, offerte con mirabile ironia, con il tono di chi sembra non prendersi troppo sul serio, si sono trasformate in attualità e il suo sguardo di volta in volta, nei libri successivi, ha continuato ad appuntarsi con formidabile lucidità e ironia, su piccoli aspetti e luoghi apparentemente secondari e invece veramente significativi di quello che, col tempo, è diventata la società italiana: quarantenni bamboccioni appassionati di pornografia, figli di sessantottini dediti alla cocaina, trentenni senza speranza irretiti dal chiacchiericcio e dai luoghi comuni, per giungere infine alla protagonista dell'ultimo romanzo, Gaia Bongiorno. Gaia è una donna in carriera della Milano bene sposata col rampollo di una delle famiglie più ricche della capitale del nord. Un sogno quasi "italo-americano", una vita esteticamente perfetta che attraversa ad alta velocità il cosmo dell'esistenza ma che incappa però improvvisamente nei buchi neri più diffusi: il tradimento e il fallimento economico. Gaia è costretta a scendere dal SUV e a prendere il metrò. Intrapresa la strada del declino, che spinge sempre più giù, non resta che risalire, forse spogli di tutto, ma ricchi come mai prima.

 

Cinque consigli di lettura di Giuseppe Culicchia:

Sostiene Culicchia
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