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Imprevedibile quel qualcosa che scopro

 

3  - 31 marzo 2018 - Vetrine

Opere di Elena Salvini Pierallini
Mostra a cura di Eliana Princi, Sibilla Pierallini

Inaugurazione sabato 3 marzo, ore 17
Con Eliana Princi - docente di storia dell'arte
Manuela Mancioppi - artista performativa
Aldo Frangioni - redattore di "Cultura commestibile"

In occasione dell'inaugurazione sarà presentato il libro di Elena Salvini Pierallini "Si starà a vedere. Parole sui passi" pubblicato dalla casa editrice Altralinea.

 

La mostra si snoda nelle otto grandi vetrine della biblioteca secondo otto macro-argomenti (1. Nero - 2. Luci e ombre - 3. Giallo - 4. Tronchi, gufi e lune - 5. Semi e foglie - 6. Corazza, sassi e trasparenza - 7. Smemorande e fili - 8. Scale e lettori), ciascuno dei quali rappresentato da una serie multiforme di opere: dai "Libri in piedi" ai "Libri da sfogliare", dalle opere che compongono il ciclo degli "Esercizi su la fragilità", a quelli delle "Scorie in giallo", o delle "Visite di foglie", o "Chiari del bosco", e ancora da quelle raggruppate sotto la voce "Affinità", oppure "Diritto e Rovescio". Assieme a queste fotografie, quadri ricamati, agende Smemoranda.


"Il libro per Elena Salvini Pierallini si trasforma in un percorso, in un viaggio continuo. I “Libri in piedi” sono “libri d’artista”, elaborati tutti a mano, ovviamente in un solo esemplare, montati a “organetto”, così che possano essere disposti, appunto, “in piedi”, a coglierne, con un solo sguardo, in una lunga striscia piegata, il variato, ricco contenuto. In questa serie di libri si manifesta, infatti, in una continua variazione, tutto il mondo espressivo dell’autrice che tende a coinvolgere, nella sua complessità, il significato della (sua) vita e, attraverso quella, i tanti significati della natura, della terra, i tanti segreti del cielo, maturati attraverso una cultura millenaria, e quelli dell’universo intero...

Un'altra componente del lavoro di questa artista,  è la fotografia, cui Elena Salvini Pierallini affida la memoria quotidiana dei suoi affetti, del suo vivere, della sua incessante curiosità,  che l'ha portata, infaticabile, in giro per il mondo, a scoprirne sempre nuovi aspetti e a raccogliere, per una sua stimolante collezione ‘in progress’, anche piccolissime testimonianze che si faranno, di volta in volta, temi e forme nei suoi lavori (si tratta di sassi, di conchiglie, di legnetti ‘lavorati’ dal mare, dal sole, dal vento, e di foglie, fiori, bacche…).

E, a legare il tutto in una trama sottile e costante (che è la trama della vita, quel gomitolo che le Parche svolgono per ognuno), c'è il filo che si ricollega al ricamo, e che si fa rete, struttura della raffigurazione, gestualità astraente. I fili sembrano voler trattenere e commentare i suoi assemblaggi, intrecciando tra loro le diverse pagine, nelle quali la fotografia si unisce, appunto, a piccoli reperti, sottolineando percorsi divaricati ma coerenti, intessendo raggi di luce, facendo, infine, di questi libri, vere opere plastiche, tridimensionali. I libri d’artista, si riportano, tutti, alla ricchezza della memoria, una memoria continuamente contaminata, intrecciata, fatta di rimandi e di sovrapposizioni […]"
(Tratto da Lara-Vinca Masini, Libri in piedi, Maschietto editore, 2002)

 

Elena Salvini Pierallini ( Firenze 1934)
La ricerca di Elena Salvini Pierallini si è caratterizzata sin dall’inizio per una rara autonomia espressiva, nella direzione di un’assoluta libertà, al di fuori degli schemi, delle mode e tendenze imperanti negli anni Cinquanta e Sessanta. La passione per l’arte si manifesta precocemente, dopo la maturità classica Elena Salvini Pierallini si iscrive all’Accademia di Belle Arti e matura poi nel corso dei decenni uno stile personalissimo. Pur nei cambiamenti inerenti alla sperimentazione di tecniche differenti, si manifestano alcune costanti: in primis l’utilizzo del filo, prima con la tecnica del ricamo, poi dell’intreccio; l’amore per la natura e le sue meraviglie (la natura vista dall’artista come capolavoro); l’uso non pedissequo di citazioni, un interesse verso il senso del “tempo” e della “memoria” non solo in accezione storica e collettiva, ma anche intima e personale.
Ognuna di queste costanti avrà poi nel corso degli anni elaborazioni successive con allargamenti di senso, come cerchi concentrici, sino a comprendere varianti sempre più complesse che la porteranno infine alla riflessione su alcuni temi chiave della nostra attuale civilizzazione, quali l’invasività del mezzo pubblicitario, o il ruolo della donna ed altro ancora. La fedeltà a se stessa, al proprio mondo interiore, è la base e il fondamento di tutto il suo lavoro, insieme al metodo rigoroso di esecuzione. Una poiesis lenta nella fase dell’accumulo, della formazione dell’opera e una prassi da cui si intuisce un estremo rigore in tutte le fasi di lavorazione.

Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche, tra le quali la sede della Regione Toscana, la Biblioteca Nazionale di Firenze, l’Accademia dei Georgofili, l’Istituto di Poggio Imperiale, l’archivio del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Sono presenti anche in numerose collezioni private italiane e straniere: tra le più prestigiose quella del Principe Carlo d’Inghilterra, quella della Famiglia Rockefeller e quella di Barbra Streisand negli Stati Uniti. Tratto da Elda Torres, Elena Salvini Pierallini

 

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