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Il film consigliato

Reality

"Reality" di Matteo Garrone

“Qualsiasi cosa tu puoi immaginare è reale”

                                           Pablo Picasso

Il confine tra realtà e finzione è sottile. Ciò che prima è concreto e tangibile, dopo si rivela essere un'illusione.
“Reality” di Matteo Garrone racconta di un pescivendolo napoletano, interpretato dall'attore esordiente Aniello Arena, che con il sostegno della famiglia decide di partecipare ai provini del Grande Fratello. L'ossessione di essere accettato nel programma lo porterà ad avere una percezione distorta della realtà.
Nella scena d'apertura del film, in una Napoli realistica dove il Vesuvio domina incontrastato sulla città, una carrozza straordinaria viaggia senza fretta nel traffico ordinario. I cavalli che la trainano guidano lo spettatore verso un posto magico e pittoresco, dove un matrimonio al limite del surreale si sta consumando. E' qui che conosciamo i protagonisti, Luciano e i suoi familiari, mentre festeggiano gioiosamente. Sembra di trovarsi in una favola, dove l'accento napoletano della parlata ci riporta in una dimensione di realtà.
Durante la festa, mentre il protagonista Luciano, truccato da donna per intrattenere i partecipanti, osserva un vincitore del Grande Fratello (ospite d'onore del matrimonio) andarsene in elicottero, una folata di vento causata dal girare delle eliche fa perdere la parrucca al pescivendolo. Ora possiamo vedere i suoi veri capelli, il travestimento da donna non è più verosimile, la realtà si scontra con la favola.
Ogni ambiente favolistico che il film mostra viene succeduto da un aspetto reale. Che si tratti del posto dove vive la famiglia di Luciano: di notte appare come un luogo fantastico dove piccole luci illuminano a tratti vecchie pareti che sembrano provenire da altre epoche; di giorno risulta vecchio e decadente, ma vero nella sua rappresentazione di un sobborgo napoletano. Che sia per i luoghi della sede del Grande Fratello, dove a cupole giganti dentro cui emerge l'occhio, simbolo del programma, si alternano piccole cabine in cui si viene accolti per il provino.
Anche i personaggi sembrano camminare su un filo sottile che distingue il vero dal falso. Esemplare è la scena di quando i vari membri della famiglia tornano a casa dal matrimonio per spogliarsi dei vestiti e delle proprie peculiarità, tornando a quella che non è più la loro fantasia, ma è la realtà quotidiana.
Luciano, tra tutti, sembra non riuscire a distinguere una realtà che non corrisponda al suo desiderio, così da immaginare figure che lo cercano per guardarlo, studiarlo e infine giudicarlo.
Lo stesso discorso vale per il Grande Fratello, che vende alla gente un prototipo di realtà dove la felicità e la soddisfazione personale sono aspetti superficiali, facilmente raggiungibili attraverso un'ossessiva ricerca del successo, un bisogno d'attenzione radicato nello spirito. Garrone dirige il film con lucida razionalità e passione sognante allo stesso tempo, regalando allo spettatore una favola reale dove la macchina da presa segue i volti e gli ambienti descrivendo la trasformazione di entrambi.
 “Reality” è un film che può essere letto con svariate interpretazioni, ma quello che rimane costante per tutta la sua durata è l'attaccamento empatico verso personaggi che contrastano, con la verità dei loro mondi, il surrealismo del contesto attorno a loro.

László Krasznahorkai

Leggi l'articolo completo: testo copiato da http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/satantango-di-bela-tarr-ungheria-1994.htmlLászló Krasznahorkai
László Krasznahorkai

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Matteo Nesti (Progetto Alternanza Scuola Lavoro)

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