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Il delitto di Giovanni Episcopo

Il dramma di Giovanni Episcopo, uomo dal carattere mite ed arrendevole, inizia quando ha la sventura d'imbattersi in un imbroglione prepotente, tal Bruno Wanzer, che vive all'insegna del malaffare e del guadagno facile. Wanzer s'impossessa ben presto della vita di Episcopo che, insoddisfatto dell'esistenza monotona e attratto da quel modo di fare "violento e sicuro", lo segue fino a farsi dilapidare, in poco tempo, buona parte dei guadagni di diligente impiegato dell'Archivio di Stato. Quest'ultimo, con l'andar del tempo, si sente però soggiogato dalla presenza prepotente di Wanzer e, grazie all'improvvisa fuga in Argentina del truffatore, si riappropria della sua vita. Episcopo, con un certo ardire e con successo, si propone come marito alla giovane e sensuale Ginevra, amante di Wanzer. Gli anni di matrimonio, però, sono una dura prova per Episcopo, continuamente umiliato come uomo e come coniuge dalla bella e opportunista consorte. L'unica vera fonte di felicità e affetto incondizionato è Ciro, il suo bambino, per il quale egli reagisce violentemente nei confronti di Wanzer, riapparso dopo sette anni di assenza col progetto di fuggire insieme alla madre del piccolo.

Tratto da un romanzo breve di Gabriele D'Annunzio, Il delitto di Giovanni Episcopo (Italia, 1947) si colloca nella produzione cinematografica di Alberto Lattuada poco prima di Senza pietà e Il mulino del Po, sue opere certamente più note e mature. Uscito in pieno periodo neorealista, a cui però non è possibile ricondurlo pienamente, questo lungometraggio vede la sceneggiatura firmata dallo stesso autore e da alcuni mostri sacri del cinema italiano, come Suso Cecchi D'Amico e Federico Fellini, con il quale "l'architetto" collaborerà in altre occasioni e girerà dopo pochi anni Luci del varietà, Piero Tellini (sceneggiatore per es. di Campo de' fiori, L'onorevole Angelina, Molti sogni per le strade, Campane a martello), e Aldo Fabrizi, a cui si deve una notevole interpretazione nei panni del protagonista principale. Ambientato in una Roma irriconoscibile, cupa e nebbiosa, a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo, il film è narrato dalla voce fuori campo di Fabrizi e, grazie alle scelte narrative del regista, può essere considerato come il resoconto dei fatti di Giovanni Episcopo di fronte al commissario della Polizia che lo spettatore scorge solo al termine, in un significativo piano sequenza girato "in soggettiva". Al fianco del bravissimo Aldo Fabrizi si trovano, alla seconda interpretazione della carriera, la prorompente Yvonne Sanson nei panni di Ginevra, Roldano Lupi in quelli di Bruno Wanzer e, in un ruolo minore, Alberto Sordi in una delle sue prime apparizioni cinematografiche degne di nota.

Fabrizio (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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