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Il cielo può attendere

"Appena l'anima di Henry van Cleve superò le Montagne Rocciose, si rese conto di quanto fosse improbabile che la sua prossima fermata potesse essere il Cielo. E così, con saggezza, andò a presentarsi là dove tanti e tanto spesso gli avevano detto di andare!"

Nella sala d'ingresso dell'Inferno un elegante e affabile Satana accoglie così questo defunto, amante dei piaceri della vita e irrimediabilmente attratto dalle donne, che ritiene di aver commesso tanti peccati da meritarsi l'eterna condanna:

"Quand'è successo, signor van Cleve?"
"Lunedì. Sono morto esattamente alle nove e trentasei di sera"
"Spero che non abbia sofferto molto..."
"Oh no, niente affatto. Avevo finito la cena..."
"Gustosa, spero"
"Cena eccellente. Tutto quello che il dottore mi aveva proibito"

Il cielo può attendere (Heaven can wait, USA 1943), brillante e a tratti malinconica commedia in Technicolor di Ernst Lubitsch - la prima per quanto riguarda la produzione del regista tedesco -, è il resoconto che Henry van Cleve fa a Satana della propria vita per motivare la sua presenza alle porte dell'Inferno. La storia, ambientata nella New York a cavallo tra i secoli diciannovesimo e ventesimo, è scandita attraverso i compleanni di questo adorabile mascalzone e gli incontri con le "sue" donne.

Ispirato liberamente dalla commedia teatrale "Compleanno" di Lazlo Bus-Fekete il film presenta, a detta di Lubitsch, tratti senza dubbio autobiografici e, secondo critica accreditata, molti dei temi ricorrenti nella produzione cinematografica del regista tedesco, come i miti di don Giovanni, di Faust e il ruolo della donna come madre e come morte. Prodotto dalla 20 Century Fox nel 1943 è, forse, l'ultima grande opera di questo maestro della commedia sofisticata il cui tocco ha reso inimitabile e inconfondibile ogni scena da lui girata. Tra eccellenti interpreti quali Gene Tierney, nel ruolo della bella e adorata moglie Martha, e Charles Coburn, in quello del nonno prediletto, spicca nei panni del protagonista un bravissimo Don Ameche. Il titolo che non ha molto a che vedere con la storia è stato ispirato dall'ultima scena presente nella versione originale del film, poi tagliata appunto dalla censura del tempo, in cui van Cleve incontrando una bella donna nell'ascensore che avrebbe dovuto condurlo in Paradiso esclama "Il cielo può attendere!".

 

Fabrizio (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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