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Il caso Kerenes

 

L'Orso d'oro della sessantatreesima Berlinale conferma, dopo la Palma d'oro a Christian Mungiu, l'esistenza di una nouvelle vague rumena. Questo film in particolare fa una radiografia spietata alla nuova borghesia post-socialista, per la quale il denaro è la chiave passepartout in grado di aprire qualsiasi porta. L'autore grazie a una scrittura calibratissima cala nel contesto attuale l'archetipo della Grande Madre affidando all'attrice Luminita Gheorghiu il personaggio di Cornelia. La donna, sessantenne, benestante, ancora bella e capace di divertirsi, ha come spina nel fianco il complicato rapporto con l'unico figlio Barbu. Il ragazzo non la cerca e il rapporto madre-figlio si è ulteriormente incrinato con la convivenza di quest'ultimo con una donna divorziata. L'uccisione di un bambino a seguito di un sorpasso azzardato nella periferia di Bucarest e la pesante accusa di omicidio colposo che grava su Barbu è l'espediente narrativo per mettere in moto una serie di azioni e reazioni nelle quali Cornelia è disposta a tutto pur di evitare la galera al figlio e soprattuto non perdere la rispettabilità. Con un abilissimo accerchiamento psicologico Cornelia, come una belva che difende i propri cuccioli, supera ogni ostacolo: la burocrazia, la legge, la vergogna, la pietas. Barbu combattutto tra una madre agguerrita e un peso enorme si arrende, lascia che la donna lo svincoli da una responsabilità così grande. Calin Peter Netzer con un finale di apertura e speranza dimostra fiducia nelle nuove generazioni, nella sua generazione, quella fiducia che Cornelia ha negato al figlio per troppi anni.

Pietro (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

 

 

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