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Ida

Se il cinema europeo ha prodotto, dal dopoguerra in poi, molte opere sulla Shoah ricostruendo le fasi che dalle discriminazioni portarono allo sterminio nei campi, poche sono le opere sul post Olocausto. Esemplare è Il segreto del suo volto, film del tedesco Christian Petzold, ancora nei cinema italiani, thriller hitchcockiano che indaga sulle responsabilità personali del popolo tedesco nel periodo in cui lo Stato d'Israele andava costituendosi. Specchio di questo film è Ida, del polacco naturalizzato inglese Pawel Pawlikowsi, che parla delle eredità morali dei sopravvisuti. Nel film vengono messe a confronto due donne, diversissime tra loro: zia e nipote. L'una è Ida, giovane orfana di entrambi i genitori, prossima a diventare suora, timida e taciturna, animata da profonda fede vive tra le mura di un convento. L'altra è la zia Wanda, giudice implacabile nella Varsavia socialista, con una carriera in discesa, nonostante le molte sentenze finite con pena capitale, alcolizzata, sessualmente promiscua, fumatrice accanita e fragile dietro una scorza di arroganza e durezza. L'incontro avverrà grazie alla madre superiora del covento che spinge Ida a conoscere l'unica parente rimasta prima di prendere i voti. Nel film Wanda aiuta Ida a far luce sul suo passato: Ida in realtà è ebrea, abbandonata in chiesa dopo che i genitori furono giustiziati durante la seconda guerra mondiale. Le rivelazioni mettono in dubbio, solo per un attimo, le scelte che Ida si appresta a fare. Con uno stile asciutto, un bianco e nero formidabile, segnalato da una nomination all'Oscar, un formato desueto come il 4/3, una durata limitata, il film di Pawlikowski si è imposto nella corsa agli Oscar pian piano sbaragliando la concorrenza e uscendo trinfatore con la statuetta per il miglior film straniero. La vittoria ha riportato nelle sale il film e ha permesso di guardare con più attenzione alle opere precedenti del regista, meno ambiziose ma altrettanto riuscite come Last resort e My summer of love. Curiosa la presenza nella colonna sonora di canzonette italiane degli anni sessanta tra cui 24 mila baci di Adriano Celentano. Con questo film Pawlikowski torna a girare in Polonia, paese d'origine che aveva lasciato a quattordici anni e la ricerca delle proprie radici è la stessa che fa compiere al personaggio di Ida, riflettendo in maniera mirabile sui concetti di identità e colpa.

 

Pietro (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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