Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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I verbi della San Giorgio.

 

Equilibrio

 

22 aprile - 3 giugno 2017 - Art Corner

Collage originali di Fabio De Poli, realizzati per la Biblioteca San Giorgio in occasione di Pistoia Capitale della cultura 2017

Ritratto

De Poli opera sostenuto da un’idea dell’arte che cerca dentro di se i motivi della propria esistenza. La pittura è il campo dentro cui manualità e concetto trovano un equilibrio, il piacere di poter accompagnare il quadro con il preventivo distacco dell’ironia.
L’opera di De Poli si offre allo sguardo in una doppia valenza: come sostanza pittorica e come forma mentale. La sua mobilità produttiva nasce dalla pulsione di aggirare la geometria di ogni oggetto fissato ad un’idea del mondo. Figure ironiche, timbri forti, colori accesi scorrono sulla superficie della tela secondo i dettami della sua sensibilità. Le singole opere diventano soste silenziose nel luogo dello stile, tutto permette a De Poli di trovare identità attraverso il fare. (Felisia Toscano)


Equilibrio

Mantenere l’equilibrio, perdere l’equilibrio, cercare l’equilibrio, in equilibrio. Parola usatissima per indicare etimologicamente lo stato di quiete di un corpo in un’immagine che visivamente pone la bilancia come strumento dedicato in una condizione di uguaglianza di pesi.
Una sensazione di stasi suggerita e piacevolmente disattesa osservando le opere dell’artista Fabio De Poli, che ci presenta possibili soluzioni di senso date con azzardi e sapienza.
Forme che si sfiorano e si sovrastano, angoli acuti e taglienti, ombre fisiche che confondono allo sguardo il punto esatto di comunicazione e contatto tra i piani, rendendo la visione mobile e instabile, precaria, in attesa di mutare al primo movimento accennato. Si procede in punta di piedi, circondati da meccanismi pronti ad innescare cambi repentini di punti di vista al minimo accenno di vento, un “gioco serio” - così lo definisce lo stresso artista - che racchiude personaggi familiari al lavoro di De Poli, uniti a forme geometriche dalla solida presenza e dalla provvisoria esistenza.
I colori puri escludono volutamente il verde e la sua idea di quiete, prediligendo tinte rosse, blu e grigi densi, come le nuvole di fumo di città industriali e industriose, dove personaggi dalle scarpe bicolore dai movimenti ritmati corrono inseguendo ricordi di epoche appena trascorse. Segnali di pericolo di caduta, passaggi a livello che si abbassano o si alzano all’improvviso e poi colore e ancora forme che proiettano la macchina della mente e i suoi ingranaggi ad immaginare infiniti scenari possibili.(Stefania Rinaldi)

 

 

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