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Detour

 

Di una cosa sono certo, anzi certissimo: un giorno, una macchina si fermerà davanti a me, e questa volta senza che io abbia chiesto il passaggio. Sì, il destino, questa forza misteriosa, può puntare il dito contro di me o contro di voi, senza una ragione.

 

Girato in pochissimi giorni nel 1945 da Edgar G. Ulmer, "Detour" è certamente uno dei noir più riusciti della PRC, una delle case produttrici della cosiddetta poverty row, a cui il regista si legò negli anni Quaranta e dalla quale ottenne una grande libertà espressiva a scapito di risicati budget a disposizione. Esempio di come la mancanza di mezzi possa essere uno stimolo per la ricerca di soluzioni originali, questo B-movie dalla breve durata è apprezzato da appassionati cinefili, da importanti registi, come i fratelli Coen, Martin Scorsese, David Lynch ed è divenuto col tempo un film di culto.

Ulmer - scenografo, sceneggiatore, regista - è tra quegli autori di origine mitteleuropea che nei primi decenni del secolo scorso emigrarono negli Stati Uniti per poi influenzarne il cinema. Dopo l'attività in Europa nella compagnia teatrale di Max Reinhardt, da ricordare sono senza dubbio le esperienze, ancora come scenografo, con Pabst ne La via senza gioia (1925), con Lubitsch  ne Il ventaglio di Lady Windermere (1925) e, soprattutto, quelle con Murnau in City Girl (1930) e, come assistente alla regia, in  Aurora (1927) e Tabù (1931). A porre l'attenzione, soprattutto a livello europeo, su Ulmer e sulle sue opere hanno pensato Francois Truffaut sui Cahiers du cinema, nella seconda metà degli anni Cinquanta e, successivamente, Luc Moillet e Bertrand Tavernier con le loro interviste, Peter Bogdanovic con un libro uscito postumo nel 1974.

Al (Tom Neal), pianista in un night club di New York, è un uomo come ce ne sono tanti: senza grandi ambizioni, non vede l'ora di sistemarsi sposando la fidanzata Sue. Lei, cantante nello stesso locale notturno, vuole invece sfondare nel mondo dello spettacolo e colma di speranza parte per Hollywood. Dopo qualche tempo, in cui non riesce a dare una svolta alla sua vita, Al decide di raggiungerla in autostop. Nel viaggio verso la California qualcosa, però, si pone sul suo cammino dando alla sua esistenza una direzione che mai avrebbe immaginato. Al si trova, così, coinvolto nella morte accidentale di un certo Charles Haskell, un tipo che gli ha offerto un passaggio, e preso dal panico assume l'identità del defunto, indossa i suoi vestiti e si appropria dei soldi e dell'automobile. In una stazione di servizio incontra casualmente Vera (Ann Savage), una sorta di dark lady dai tratti quasi demoniaci con cui Haskell qualche giorno prima aveva condiviso la strada e non solo. La donna sfrutta la situazione e ricatta lo sfortunato pianista per ricavare il più possibile dal casuale incontro. Le cose, però, precipitano in poco tempo fino alla morte di Vera dalla quale Al non può ritenersi estraneo.

Oltre alle scelte narrative di Ulmer che sono tipiche del noir classico – per esempio l'uso del flashback, la voce fuori campo del protagonista, le atmosfere angoscianti – e una fotografia che rivela la formazione espressionista del regista, è interessante osservare – come suggerisce il critico cinematografico Renato Venturelli – l'utilizzo che Ulmer fa dei trasparenti, ovvero un inganno scenico, come "soluzione espressiva che è in linea idealmente con una poetica espressionista" e che contribuisce a delineare una provincia americana anonima e senza anima, sfondo ideale a questo film sul destino assurdo e beffardo e sulla perdita dell'identità. Altri elementi che impreziosiscono "Detour" sono certamente il piano sequenza che Ulmer utilizza per descrivere lo stato d'animo di Al, dopo la morte di Vera, riprendendo gli oggetti nell'appartamento prima sfocati e poi nitidi; e il finale in cui il protagonista, ormai senza identità e speranza nel futuro, termina il racconto della sua allucinata vicenda dicendosi certo che prima o poi verrà arrestato, mentre le scene del film, sovrapponendo l'immaginazione e la realtà, lo mostrano mentre  un'auto della Polizia lo ferma interrompendo il suo vagare nella notte.

 

Fabrizio (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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