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Cuoco contadino

 

Reduce dai fischi ricevuti dalla critica italiana a Venezia durante la prima stampa del suo ultimo film A bigger splash, Luca Guadagnino, con grande savoir faire, annuncia il suo prossimo progetto: il remake di Suspiria di Dario Argento dopo quello de La piscina. Tutti lavori su commissione, così come era su commissione lo sfortunato nelle premesse e nella resa Melissa P.. Diverso invece il caso di Cuoco contadino lavoro piccolo e intimo nel quale il giovane regista parte da un'amicizia di lunga data per articolare un discorso complesso, ma tutto sottotraccia, sul cibo. Negli extra del dvd del film è contenuto il documentario Tilda Swinton: the love factory, bella intervista-confessione dell'attrice inglese che in un primissimo piano e con pochi stacchi si apre all'amico-regista e al pubblico. Entrambi i lavori sono, a detta di Guadagnino, preparatori per quello che finora è il suo film più riuscito Io sono l'amore, storia di una matriarca dell'altaborghesia torinese (interpretata da Tilda Swinton) che si innamora del cuoco di famiglia. Eduardo Gabriellini che interpreta il cuoco in Io sono l'amore ha dunque molto di Paolo Masieri, proprietario del ristoriante Paolo & Barbara a Sanremo a cui Cuoco contadino si ispira. Il film inizia con un elegiaco carrello illuminato da un'alba sulle Prealpi liguri, in cui al suono della natura si frappone la musica classica. Con uno stacco improvviso a cui il film ci abituerà presto seguiamo il viaggio mattutino del cuoco verso il suo orto, dal quale ricavare l'occorrente per i suoi piatti. E' questa la particolatità di Masieri, un ritorno all'origine, alla fonte, alle materie prime con le quali creare in cucina. Silenzioso e concentrato sul suo lavoro Masieri si offre generosamente alla telecamera e questa diventa quasi invisibile, cogliendo gesti che acquistano forza estrinseca, come la raccolta di fragoline di bosco, per il loro valore etico e politico. Come sempre il lavoro sul suono di Guadagnino è particolarissimo e il ricorso a brani di repertorio ha funzione di spaesamento e di immersione totale nell'incanto della natura che circonda lo sguardo. Solo alla fine sui titoli di coda il tripudio di piatti, come opere d'arte che deliziano gli occhi, ci fa capire la grandiosità di Paolo Masieri che non ha l'aria ma le doti si, del grande chef.

Pietro (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

 

 

Reduce dai fischi ricevuti dalla critica italiana a Venezia durante la prima stampa del suo ultimo film A bigger splash, Luca Guadagnino, con grande savoir faire, annuncia il suo prossimo progetto: il remake di Suspiria di Dario Argento dopo quello de La piscina. Tutti lavori su commissione, così come era su commissione lo sfortunato nelle premesse e nella resa Melissa P.. Diverso invece il caso di Cuoco contadino lavoro piccolo e intimo nel quale il giovane regista parte da un'amicizia di lunga data per articolare un discorso complesso, ma tutto sottotraccia, sul cibo. Negli extra del dvd del film è contenuto il documentario Tilda Swinton: the love factory, bella intervista-confessione dell'attrice inglese che in un primissimo piano e con pochi stacchi si apre all'amico-regista e al pubblico. Entrambi i lavori sono, a detta di Guadagnino, preparatori per quello che finora è il suo film più riuscito Io sono l'amore, storia di una matriarca dell'altaborghesia torinese (interpretata da Tilda Swinton) che si innamora del cuoco di famiglia. Eduardo Gabriellini che interpreta il cuoco in Io sono l'amore ha dunque molto di Paolo Masieri, proprietario del ristoriante Paolo & Barbara a Sanremo a cui Cuoco contadino si ispira. Il film inizia con un elegiaco carrello illuminato da un'alba sulle Prealpi liguri, in cui al suono della natura si frappone la musica classica. Con uno stacco improvviso a cui il film ci abituerà presto seguiamo il viaggio mattutino del cuoco verso il suo orto, dal quale ricavare l'occorrente per i suoi piatti. E' questa la particolatità di Masieri, un ritorno all'origine, alla fonte, alle materie prime con le quali creare in cucina. Silenzioso e concentrato sul suo lavoro Masieri si offre generosamente alla telecamera e questa diventa quasi invisibile, cogliendo gesti che acquistano forza estrinseca, come la raccolta di fragoline di bosco, per il loro valore etico e politico. Come sempre il lavoro sul suono di Guadagnino è particolarissimo e il ricorso a brani di repertorio ha funzione di spaesamento e di immersione totale nell'incanto della natura che circonda lo sguardo. Solo alla fine sui titoli di coda il tripudio di piatti, come opere d'arte che deliziano gli occhi, ci fa capire la grandiosità di Paolo Masieri che non ha l'aria ma le doti si, del grande chef.

Pietro (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

 

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