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Cromatici. Accordi e dissonanze

 

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Vetrine e spazio espositivo - 12-30 novembre 2016

Mostra di Domenico Asmone
A cura di Siliano Simoncini
Col patrocinio della Brigata del Leoncino
Catalogo Edizioni Gli Ori in distribuzione gratuita

Inaugurazione sabato 12 novembre, ore 17 - Auditorium Terzani
Interverranno Elena Becheri, Assessore alla Cultura, Comune di Pistoia
Siliano Simoncini, curatore della mostra

Sonorità cromatiche

La mostra presenta una serie di dipinti realizzati durante il corso dell'anno: per l'artista un periodo molto intenso e proficuo di buoni risultati, poiché ha potuto usufruire di uno spazio studio ampio che gli ha consentito di lavorare a opere più grandi e impegnative, come di riappropriarsi dello stile e della poetica a lui più consoni - astratto informale - e che meglio lo identifica come artista.

Come tanti altri artisti, Domenico Asmone ha fatto i conti con il revival e la citazione prendendo a riferimento il periodo degli anni ‘50/’60, e in particolare, per l’uso della spatola al posto del pennello, l’informale di Sergio Scatizzi e Ennio Morlotti. Cosa singolare però, è che egli è riuscito a rigenerarne la funzione semantica e, soprattutto, la finalità estetica. Infatti, i due noti artisti - il toscano Scatizzi e il lombardo Morlotti - impegnati nella transizione dal figurativo all’astratto, ebbero sempre come riferimento la realtà: il paesaggio, la natura morta, il fogliame, e anche il colore era collegato alla peculiarità dei soggetti. Per Asmone invece, lo stile caratterizzato dalla stesura del pigmento con la spatola, si qualifica per altri motivi che per me astraggono completamente dalla realtà.
Il suo attuale ciclo pittorico in effetti, si può, a buona ragione relazionarlo con la musica.
Quando ho visto le opere, vuoi per il ritmo della composizione quanto per il colore “sonoro”, ho immediatamente provato delle sensazioni sinestesiche. Forma e colore si presentavano ai miei occhi come il risultato di partiture in accordo armonico o dissonante, proprio come se “ascoltassi” la pittura.

Nel 1912 W.Kandinskij nel suo "Lo spirituale nell’arte", scriveva: (..) puro suono della parola priva di ogni funzione denotativa - puro suono della forma musicale priva di qualsiasi funzione descrittiva - puro suono degli elementi pittorici svincolati da qualsiasi necessità mimetica e rappresentativa. Con questo passo possiamo comprendere come l’artista russo abbia dato inizio all’autoreferenzialità del linguaggio, svincolandolo sia dal soggetto quanto dai substrati del significato. Così per l’arte astratta, che da lui ebbe la propria epifania, l’azzeramento di quanto fino a quel momento era stato fatto nelle arti visive.
La musica va oltre le idee, rappresenta l’essenza della realtà. Questo è quanto affermava Schopenhauer ne "Il mondo come volontà e rappresentazione" pubblicato nel 1819. Ebbene Kandinskij, volle trasferire nel linguaggio della pittura il significato profondo di quest’affermazione chiave per il futuro dell’arte.

Domenico Asmone riprende questo percorso e corroborandolo con uno scrupoloso studio dell’"Arte del colore" di Johannes Itten (pubblicato nel 1961 ma frutto della sua esperienza d’insegnante alla Bauhaus negli anni ’20) è riuscito nell’intento cui accennavo: ovvero, rendere “sonori” i suoi quadri.
Le opere scelte per questa mostra sono state suddivise in quattro “partiture” che hanno rispettato la monotematicità della ricerca: cromatici - profili cromatici - frammenti cromatici - materia cromatica

Cromatici, vuole significare che un colore è prioritario sugli altri; infatti, il registro della tinta può riverberare in rosso, in grigio, in giallo, in blu, però sempre integrato dal gradiente di luminosità, dal complementare, dal nero o dal bianco e dal contrasto di tono caldo/freddo.
Il riferimento sonoro va ai singoli strumenti di un’orchestra, sull’esempio proposto da Kandinskij quando pensava di tradurre in forme e colori, il Lohengrin di Wagner e a tal fine propose questi abbinamenti tra colore e strumento: giallo/tromba, fanfara - azzurro/flauto - rosso/tuba - arancione/ contralto, campana - verde/violino - viola/ corno, fagotto, zampogna - Blu/violoncello - grigio (equivale al verde ma sfumato) /violino senza movimento - bianco/pausa breve/lunga - nero/silenzio profondo.
Così, guardando le opere di questa sezione, possiamo - parafrasando l’idea kandiskijana - prendere contatto con la caratteristica delle singole “sonorità” e, al contempo, apprezzare la pertinenza estetica del dipinto rispetto all’organizzazione compositiva.

Con Profili cromatici ha inizio per l’artista un percorso che lo conduce nella profondità della “concertazione”, con la suddivisione dello spazio orizzontale: basso come “corpo orchestrale” e alto, come “ritmo” costante o leggermente variato. E ciò, a mio giudizio, non può che essere avvertito come la necessità di vedere applicato, in un sistema di accordi armonici o dissonanti, il presupposto “polifonico” della composizione. Una risposta di poetica molto esplicita da parte di Asmone rispetto a quanto il sottoscritto sosteneva nella premessa: citazione sì, ma rigenerata e resa autonoma.

I quadri di Frammenti cromatici, a mio avviso invece, si possono “ascoltare” come delle suite (successione). Ovvero, diversi colori/suoni emessi in sequenza, oppure in serie con movimenti (tempi), alla stregua della musica barocca: adagio, andante, allegro…ecc. ma in un'unica tonalità e quindi con uno stesso colore modulato. Asmone, in questo caso, dà sicuramente delle risposte pittoriche di destrutturazione compositiva, riuscendo però - con perizia pittorica - a tenerne “legati”, in un sistema virtuoso, i singoli elementi.

Le opere selezionate per la categoria Materia cromatica appartengono a un’esperienza il cui recupero storico va sempre allo stesso periodo e in particolare all’informale materico: Alberto Burri e Antonio Tapies, su tutti. In questi dipinti, l'artista usa il pigmento miscelandolo con la sabbia, per cui gli esiti estetici sono molto “terrigni” e in conseguenza - si potrebbe pensare - scarsamente sinestesici rispetto al rapporto colore/suono. In questo caso però, sosterrei la tesi che sia la musica sperimentale a venire in aiuto. Tale esperienza, che si fa risalire agli anni ’50, (si noti la correlazione con l’arte dello stesso periodo presa in considerazione dal nostro artista) e il cui esponente tra i più significativi è stato John Cage, prevedeva partiture dai risultati imprevedibili e dalle dissonanze più esasperate.
Per l'artista stendere con la spatola il pigmento senza additivi richiede un minimo sforzo perché la tinta può scorrere fluida seguendo il gesto; ma con la sabbia il colore ha maggiore difficoltà a fluire, tanto è vero che anche al solo pensarci si ha la sensazione dello “stridere” dei granelli e in conseguenza, si attiva una correlazione emotiva che ci fa “sentire” il colore come “salato” e “secco”.
Allora, se queste mie considerazioni non sono ritenute congruenti con la tesi sinora sostenuta porto, a testimoniarne la ragione, gli stessi dipinti. Fissateli attentamente, e con la fovea della retina mettete a fuoco le particelle che ne definiscono le singole quantità materiche e avrete la sensazione di provare una sinestesia ben diversa da quella delle opere descritte in precedenza. Una “sonorità” altra, appartenente più alla musica di cui facevo cenno.
(Siliano Simoncini)

 

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