Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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"Lettera dalla Norvegia" di Andrea Pellegrini

Dicembre 1974, una sera qualunque. In una fredda casa di cura di Oslo, un'anziana signora norvegese comincia a scrivere una lunga lettera d'amore e memoria a uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, Vincenzo Cardarelli, morto da oltre quindici anni. Astrid Heyerdall rammemora un'estate di mezzo secolo prima. Ne sono protagonisti l'allora giovane norvegese e le amiche che l'accompagnano in un lungo soggiorno sul Lago di Como, Cardarelli e l'artista Carlo Carrà, gli altri avventori dell'Hotel Suisse di Bellagio e, soprattutto, la magia del luogo e lo spirito del tempo. Alle parole che hanno il tocco lieve e la densità lucida e struggente della rievocazione, Astrid alterna con discrezione, quasi fossero impercettibili crepe del colore sull'affresco, piccole annotazioni sulla malattia che, noi lo sappiamo sin dall'inizio, la sta portando alla morte. Così, mentre la vacanza prende le pieghe di una noiosa prigionia, il gioco dell'amore si tramuta in crudele rivelazione e il ritratto di un eccentrico poeta rivela progressivamente il cuore di "legno storto" in cuiogni uomo è plasmato, insomma, mentre niente di ciò che sembrava festoso si conferma tale, il racconto di iniziazione alla vita assume progressivamente e impercettibilmente le tinte di una delicata e dolorosa danza funebre.

Mirabile e poetica, l'immedesimazione di Pellegrini nella discreta e malinconica civetteria della protagonista ottantenne è anch'essa un gesto d'amore: verso la vita e verso la possibilità di raccontarla, ma soprattutto verso ciò che, durante il cammino di ognuno di noi, scivola a terra dalle tasche bucate del tempo e rischia di perdersi e di essere irrimediabilmente dimenticato.

Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

 


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