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"L'egoismo è inutile" di George Saunders

Nelle università americane è tradizione che un grande personaggio della cultura o dell'economia tenga un discorso agli studenti che hanno concluso il percorso di studi, il cosiddetto "Commencement speech", con l'intento di motivarli ed ispirarli ad affrontare con coraggio e determinazione le insidie e le opportunità del loro futuro di professionisti. Si tratta di una sorta di "testamento spirituale" che il personaggio chiamato a parlare lascia dietro di sé, distillando il succo della propria esperienza di vita e di lavoro in consigli spesso pratici e minuti, ma che intendono lasciare il segno nelle coscienze dei giovani laureati, guidandoli ad essere persone di qualità, prima ancora che professionisti di successo.

Tra i discorsi più famosi al mondo, c'è sicuramente quello che Steve Jobs, il creatore della Apple, ebbe a pronunciare a Stanford nel 2005, guadagnandosi di diritto una posizione di tutto riguardo nella classifica dei migliori Commencement speeches di tutti i tempi redatta da Time (vedi) e da USA Today (vedi). Sicuramente meno famoso, ma altrettanto coinvolgente, è il discorso, pubblicato di recente dalla casa editrice Minimum Fax, che lo scrittore e pubblicista George Saunders ha tenuto ai laureati del 2013 all'Università di Syracuse, nello stato di New York.

Al centro dell'attenzione il tema della gentilezza, intesa come modalità di relazionarsi con gli altri esseri umani con l'intendimento esplicito di fare qualcosa di positivo per loro. Nella vita - racconta l'autore di Dieci dicembre - siamo troppo coinvolti nella corsa verso l'obiettivo successivo (la laurea, la ricerca del lavoro, la carriera, i figli piccoli, la casa più grande, e così via all'infinito) da non lasciarci il tempo e le energie per essere gentili: non appena avremo terminato questo impegno, allora sì che ci dedicheremo agli altri. Ma anche quando l'impegno è terminato, ci buttiamo a capofitto verso una nuova meta, e ci dimentichiamo di essere gentili.

Invecchiando allentiamo un po' la presa del nostro egoismo, perché i colpi che la vita ci ha inflitto ci fanno capire che abbiamo bisogno di stare vicini agli altri, che gli altri hanno bisogno di noi, e che non siamo poi così diversi da chi ci sta intorno. Perdiamo colpi, cadiamo, e nel rialzarci ci rendiamo conto della necessità di abbandonare l'egoismo ed abbracciare la gentilezza. Ma bisogna proprio aspettare di diventare vecchi per essere gentili? No, dice Saunders: possiamo anticipare quel momento, e cominciare da subito ad essere gentili, per sintonizzarsi con la nostra anima più profonda, evitando la superficialità e i  comportamenti stereotipati, e facendosi sempre orientare dai grandi interrogativi della vita.

Al discorso di Syracuse segue, nel libretto, il saggio "L'uomo col megafono" (dedic

 

 

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