Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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Attimi

20 dicembre 2021 - 10 gennaio 2022 - Vetrine

Mostra fotografica ai Federico Melani

Volantino
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Cacciare la banalità alla ricerca dell’originale. Inseguire gli aspetti singolari della vita e coglierli con un clic da scenari continuamente variati, sembra questo lo scopo, suffragato dalla passione, che anima il lavoro di Federico Melani, fotografo per vocazione. Un tentativo continuo e assillante di impossessarsi delle cose fissandole in un fotogramma. Una pratica divenuta pressoché quotidiana per Federico, cinquantacinquenne figlio del poeta Walter. L’entusiasmo per la macchina fotografica nacque grazie alla frequentazione di Giovanni Barbi, intellettuale pistoiese, giornalista e scrittore che aveva reso il diletto di fotografare una ragione di vita. Il giovane allievo, dopo aver massacrato la macchina fotografica del babbo, ha acquistato una Canon con la quale opera in assoluta complicità, rivelando sin da subito notevoli sviluppi. Quale senso può avere fare foto oggi? Una risposta che Melani tenta di dare in questo mondo che scoppia di immagini passate attraverso lo schermo della televisione, del computer e soprattutto del telefono cellulare. Usare la macchina fotografica in modo tradizionale è una sfida al surplus assillante delle immagini inutili che quotidianamente soffocano l’immaginazione. La fantasia e la creatività animano Federico che invece, attraverso un’indagine particolare, racconta con forza ed espressività il suo modo di vedere il mondo, con la caparbietà tipica di un irriducibile appassionato. Si alza alle quattro del mattino, sale in automobile e in fretta raggiunge la meta, lo scopo: Pitigliano, Barga, Bologna, Livorno… All’arrivo piazze deserte, rari passanti lungo le strade e nell’aria una sensazione di pulito che soltanto al mattino presto si respira. Persone silenziose, rari automezzi, negozi ancora chiusi… Federico è pronto, sa bene che un’ora dopo tutto cambierà e accelera, si affretta, per sorprendere, afferrare l’attimo. È alla propria sensibilità che si affida per scoprire il soggetto che lo onorerà di un buon risultato. Un cane che passa annusando, un uomo che chiama sotto una finestra, lo svolazzare di un piccione dentro una fontana, assicurano Federico che la scena è pronta e lui, il regista, fa scattare il suo ciak. Vederlo operare è un piacere, non si ferma mai se non nell’istante del clic. Non si concede soste, insofferente al dialogo non conversa, non telefona, opera e operando crea come se una musa lo guidasse. Sembra quasi preda di un automatismo, di una routine divenuta per lui, nel tempo, leggendaria e rassicurante. Ma di fatto l’evento è sempre nuovo, unico, come tutti i gesti che compie un creativo. Fotografa vecchie case come quella dove Pinocchio, nel film di Comencini, ricevette in testa una catinella d’acqua, ma afferma di preferire 6 i volti, la figura umana che tanto ci affascina e spesso ci inquieta. Volti che incrociamo tutti i giorni, volti con i quali ci confrontiamo e che talvolta rivelano direttamente la propria natura. Lo fa per fermarne l’espressione celata, mascherata o trattenuta e per farlo si apposta e con naturalezza, fingendo di guardare altrove, scatta. Alcuni ritratti sono bellissimi, vere e proprie dichiarazioni d’amore, abbandoni in silenzio. Espressività pura intercettata a distanza che ha il sapore di una confidenza e l’orgoglio della fiducia. Nei suoi ritratti Federico mette a fuoco la vita tenuta nascosta o svelata inconsapevolmente, la profondità dell’essere pensando all’indicibile e in un amen assicura alla memoria fotografica quello che resta di un momento trascorso in fretta. Questo il suo segreto. La formidabile capacità di manovrare uno strumento che può risultare banale o magico, ma che sicuramente nelle sue mani è unico.
Paolo Tesi

 

 

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