Biblioteca San Giorgio, Pistoia


Salta i link dei verbi.

I verbi della San Giorgio.

 

Atti del 10 ottobre 2009

 

BELLE FIGURE

 Estetica delle immagini, estetica dei luoghi per la lettura e l'educazione

   Pistoia, Piccolo Teatro Mauro Bolognini, 10 ottobre 2009

 

                                     Trascrizione degli interventi

 

ENZO CATARSI 

Buongiorno a tutti, sono davvero molto molto contento di essere qua con voi, a parlare di libri per bambini, che sono elementi essenziali nella crescita dei nostri piccoli, dei nostri bambini, delle nostre bambine, certamente esperienze irrinunciabili per tutti gli esseri umani. Mi fa piacere, come direttore del master in coordinamento pedagogico per i nidi e i servizi per l'infanzia: molte "masterine" sono presenti in sala e giustamente lo abbiamo considerato un momento formativo importante nel nostro percorso, dove peraltro un modulo è dedicato appunto alla letteratura per l'infanzia con un'attenzione specifica per gli albi illustrati 0 - 6. 

Io sono solito dire che il padre di tutti gli svantaggi è lo svantaggio linguistico, dunque fare interagire precocemente i bambini con i libri, con le immagini è essenziale ai fini dello sviluppo futuro del linguaggio, ma anche come ci dirà Susan Etheredge per l'apprendimento delle abilità strumentali. Mi fa piacere anche perché vengo da un convegno analogo di venerdì e sabato scorso, dove molte di voi ho visto erano ancora presenti e dove parlavamo di queste questioni; vengo da un convegno di ieri a Charles Roy, a Bruxelles, dove devo dire con una ricchezza forse inferiore alla nostra, ma hanno un'attenzione e cominciano a avere un'attenzione per i libri. 

Ieri c'era questa iniziativa per fare partire "Eduquer ensemble", che è un progetto che vede i nidi, le scuole dell'infanzia coinvolgere i genitori in attività formative che vengono fatte nei servizi e a casa, una di queste attività importanti è quella del prestito del libro, che i bambini prendono con un sacchetto, con una borsetta per portarlo a casa, un'esperienza che in molti dei vostri nidi esiste da tempo, che anche loro vanno a cominciare insieme a tutta un'altra serie di attività che comunque puntano al potenziamento del linguaggio.

Io credo che davvero dobbiamo essere grati al Comune di Pistoia per questa bella iniziativa, che conferma quella che è una peculiarità dell'ambiente pistoiese: quella dell'attenzione anche per la dimensione estetica dell'esperienza dei bambini e di noi tutti. Egle Becchi voi sapete anni fa ha parlato, riferendosi a Pistoia, di "pedagogia del buongusto"; credo che tutte le volte che noi veniamo qua nei servizi, abbiamo modo e occasione di apprezzarli anche per questa attenzione. 

Se vogliamo crescere nuove generazioni di buongusto, dobbiamo farle crescere in ambienti esteticamente godibili, dobbiamo farle interagire con strumenti esteticamente gradevoli. Gli albi illustrati sono delle vere chicche, spesso delle vere e proprie opere d'arte. Ci sono qua esperti, c'è un'attenzione per Eric Carle e il suo tratto distintivo, che voi sapete ha segnato la letteratura per i bambini più piccoli nel nostro paese, a cominciare dal cult, che ormai tale può essere definito un classico "Il bruco maisazio", con tutte le altre che ho visto sono state opportunamente recuperate e messe a disposizione all'interno di questa cartellina, che è un ulteriore strumento di lavoro. 

Io credo a questo punto di avere esaurito il mio compito, almeno per il momento, in quanto poi debbo coordinare questa mattina, che è una mattina fitta, con un compito anche non sempre gradevole, perché chi è custode del tempo deve fare in modo che i tempi siano rispettati, per cui mi scuso anzi tempo con le colleghe e con il collega Fochesato se per caso dovessi fare passare un bigliettino, ma è un segno di attenzione per il tempo che va a scadere.

Conoscete un po' tutti quanti i nostri relatori, in un tipo di prospettiva che davvero consente di cogliere elementi significativi. Introduce Maria Stella Rasetti, che è la direttrice della biblioteca di Pistoia, mi fa molto piacere darle la parola perché non in questa veste l'ho conosciuta e neppure in quella di direttrice della biblioteca di Empoli, perché prima ancora ha fatto la direttrice della biblioteca di Castelfiorentino, dove anche io illo tempore cominciai la mia attività professionale. E dunque c'è anche da questo punto di vista una rete ormai tra i comuni toscani che credo sia davvero un patrimonio per la nostra Regione, che dovrà essere valorizzato credo ancora di più nei prossimi anni.

Sono convinto che una prima occasione la avremo con la biennalina del novembre 2010, quando faremo anche, e mi fa piacere dirlo in anteprima, un grande convegno internazionale di educazione familiare, ieri con Jean-Pierre Pourtois di Mons-Hainaut (Belgio) abbiamo individuato una prima tipologia organizzativa e nel novembre 2010, all'interno della biennalina, farà il suo tredicesimo congresso internazionale sul tema specifico, il titolo sarà "Educazione familiare e servizi per l'infanzia", con la volontà di dare spazio alle vostre esperienze, al patrimonio delle vostre conoscenze, al patrimonio della realtà toscana. 

Grazie a voi, Maria Stella! 

 

MARIA STELLA RASETTI 

Buongiorno a tutti voi e, a te come custode del tempo, affido l'ingrato compito di trattenermi, perché dovendo parlare con voi e condividere alcuni ragionamenti sulla biblioteca San Giorgio, non potrò fare a meno di condividere anche l'entusiasmo straordinario per avere il privilegio di potere dare un contributo di lavoro e di idee in una realtà bibliotecaria, che è secondo me una delle più straordinarie, una delle più strabilianti: una realtà capace di suscitare grandissime emozioni non solo in chi la vive da utente, ma anche in chi la vive come operatore.  

E quando si è innamorati di una biblioteca, come si è innamorati della biblioteca San Giorgio, è chiaro che al cuore non si comanda, non si comanda nemmeno al tempo e viene voglia di parlarne all'infinito, perché questo è lo spirito con cui noi operatori della biblioteca San Giorgio viviamo questa esperienza, che è sicuramente unica. 

Il mio punto di vista sarà quello che guarda, nella diade odierna "qualità del libro" e "qualità della biblioteca", ovviamente, più al lato della qualità della biblioteca.

 Il mio intendimento questa mattina è condividere con voi alcuni ragionamenti che riguardano la biblioteca pubblica in generale e le straordinarie modifiche che sono venute a crearsi nel suo ruolo sociale e qual è il rapporto tra la trasformazione del ruolo sociale e le trasformazioni che si sono inverate nei diversi spazi di lettura, quindi come questa modifica del ruolo ha interagito e ovviamente lo faccio dal punto di vista di questa esperienza straordinaria, che voi conoscete che è quella della biblioteca San Giorgio a Pistoia, e se non la conoscete avete modo, oggi che siete qui, di potere farci un salto, giacché la biblioteca non a caso è aperta tutto il sabato dalle 9 alle 19, quindi è un invito al termine di questa mattinata di riflessioni comuni a visitare questo luogo straordinario, questa "fabbrica della conoscenza".

La biblioteca San Giorgio rappresenta una esperienza estremamente ricca, ma anche estremamente complessa, stratificata, da sfogliare, da interpretare proprio con la chiave della complessità. Pensiamo a cosa ha voluto dire, per una città che aveva un'area industriale ormai dismessa, riscrivere i tratti identitari di un pezzo di città, che ormai aveva concluso la sua funzione vitale e era un'area abbandonata; riscrivere questi tratti identitari ha voluto dire passare nel nostro caso dalla fabbrica meccanica alla fabbrica della conoscenza, traghettando dalla prima alla terza rivoluzione industriale una città, ma a condizioni di non perdere quei tratti identitari originari, che ancora gli operai più vecchi ricordano, quindi creare un legame tra la vecchia identità e la nuova identità, un legame che le soluzioni architettoniche hanno sottolineato, valorizzato e introdotto come un elemento fortemente caratterizzante della nuova struttura.

Quindi la qualità dello spazio in questo caso è stata declinata anche nella forma della conservazione, dell'inveramento di un tratto identitario che veniva da lontano, che veniva direttamente dal cuore operaio della città. Quindi è stata fatta una sorta di conservazione del passato, ma in una chiave di traghettamento verso il futuro, quindi non in chiave meramente di preservazione, ma in chiave di innovazione. 

Contestualmente l'operazione, la grande operazione che i progettisti hanno fatto insieme al direttore di allora Maurizio Vivarelli, insieme alla dirigente di area Anna Lia Galardini, che sono stati il cuore di questa grande operazione, al centro di tutto questo c'è stata la riscrittura di tutte le funzioni della biblioteca, completamente reinterpretate e rilanciate in una chiave innovativa, da luogo tradizionale di studio, di ricerca, un luogo tradizionalmente assimilabile al mondo della scuola, a una vera e propria piazza coperta, una piazza della città.

Ecco che allora la presenza degli alberi all'interno della biblioteca, del laghetto, del giardino, i grandi spazi della fabbrica recuperati a piazza hanno rappresentato la location di un vero e proprio laboratorio di cittadinanza, dove sperimentare e provare delle contaminazioni nuove per la città di Pistoia, che aveva, ha e continua ad avere una grande biblioteca storica (che è rimasta nel vecchio edificio e che continua con grande cura e attenzione a esercitare le funzioni che aveva in passato), ecco una grande contaminazione tra informazione, studio, ricerca, ma anche tempo libero, gioco, divertimento, quindi è chiaro che questo straordinario spazio di qualità è diventato uno spazio plurale anche di provocazioni, di cose inaspettate. 

Quello che noi ci poniamo come obiettivo, lavorando in questo grande laboratorio, è quello di farne uno spazio pieno di sorprese, che riesca a essere ogni giorno sempre diverso, sempre capace di suscitare emozioni, nuove perplessità, nuovi cortocircuiti mentali, ma che prima di tutto possa offrire ai nostri cittadini l'opportunità di sentirsi a casa.

La biblioteca San Giorgio è la casa di tutti, la casa di bianchi, di colorati, di bambini e adulti insieme, di giovani, anziani, senza le tradizionali segmentazioni che caratterizzano gli spazi pubblici, dove in una certa categoria di persone va per ottenere un certo servizio. È un luogo plurale, mescolato, è un luogo senza biglietto e non ha l'obbligo della consumazione, è l'unico spazio pubblico dove non si paga e questo è molto importante oggi per riuscire a ri-declinare la qualità dello spazio pubblico, non solo in termini architettonici e funzionali, ma anche in termini di percezione soggettiva dello stare a casa in uno spazio pubblico.

È uno spazio plurale abbiamo detto, trasparente perché mette in evidenza i propri meccanismi di funzionamento, non è una scatola nera che nasconde, è uno spazio dove si vede quello che succede, è uno spazio flessibile, è uno spazio accogliente, attento, rispettoso, uno spazio leggibile, semplice, uno spazio inclusivo.

È uno spazio privo di divieti, "è severamente vietato parlare a alta voce": non c'è scritto, non c'è questo cartello, non ci sono cartelli di divieto e in generale non ci sono cartelli, perché quello ce c'è da capire vogliamo che le persone lo capiscano orientandosi in questo spazio, lo spazio deve parlare, non ha bisogno di supporti di divieto o di invito a fare. E quello che non si capisce in questo spazio, il bello è quello: che lo si scopra, che lo si scopra girellando per la biblioteca, bighellonando per la biblioteca, in un luogo dove accanto alla funzionalità del trovare un documento che mi serve per, c'è anche il lusso della perdita di tempo, del girare, del guardare, dello stare in uno spazio di casa, che però è uno spazio pubblico, lasciando fuori la fretta.

Allora c'è da domandarsi quanti spazi pubblici sono davvero accoglienti in questo senso? Quanti invece sono ancora e ce lo domandiamo anche noi ogni giorno, quanti blocchi, quanti divieti, quante tagliole mettiamo sulle strade dei cittadini? Il lavoro che facciamo ogni giorno di riflessione, con tutti gli operatori, è un lavoro che punta al mantenimento e all'incremento della qualità di questo spazio, qualità relazionale inclusiva e accogliente di questo spazio, non limitandosi a guardare al cosiddetto hardware, cioè all'edificio, alla comodità degli arredi o quant'altro, che pure è un aspetto assolutamente saliente e fondamentale.

Non guardiamo solo al software cioè a quella parte tecnologica che permette di comunicare correttamente e non solo comunicare a una via, ma comunicare a due vie con il cittadino utente, il web2.0 che ci fa essere tra pari nella comunicazione tra istituzione e cittadino, che fa del cittadino non un utente che usa qualcosa che gli altri hanno già pensato e predisposto per lui, quindi deve adattarsi alle regole, ma ne fa un protagonista, un partner della costruzione della biblioteca, della sua biblioteca, della sua casa in città.

Oltre all'hardware e al software è importante quello che possiamo chiamare il brainware, il cervello, il cuore, la mente di chi lavora dentro una struttura di questo genere e è chiamato a fare la differenza, perché in uno spazio di questo genere non può lavorarci il bibliotecario tradizionale, quello dei divieti, quello della preservazione del documento, "non più di 3 libri, attenzione questo no, questo non si fa, lei deve avere una malleveria, deve essere autorizzato". È chiaro che bisogna fare un enorme switch mentale per essere non soltanto tecnici della biblioteconomia, ma operatori in ascolto, che si rapportano con empatia, con partecipazione, con orgoglio del ruolo, ma con un approccio che è accogliente, quindi di collocazione alla stessa altezza del piccolo bambino, dell'adulto, dal punto di vista linguistico del porre le domande, del modo di rapportarsi. 

E quindi dalla logia della tutela alla logica dell'accoglienza il percorso, anche professionale brainware appunto dei bibliotecari è molto alto, molto lungo, molto complesso e non sempre diritto, quindi è pieno anche di ostacoli. In un luogo bello e gentile l'operatore della biblioteca è chiaro che molto più che in altri luoghi dice "buongiorno, mi fa piacere che lei sia tornato in biblioteca, spero che ritorni presto" e si rapporta in modo non formalmente, ma sostanzialmente accogliente.

Allora c'è da domandarsi come davvero spazi di questo genere, spazi di così grande qualità possano assurgere al ruolo di veri e propri laboratori di cittadinanza rispettosa e attiva. La San Giorgio ha compiuto da poco 2 anni di vita e all'interno di questo spazio, senza divieti e senza obblighi, quello che si verifica è la quasi totale assenza di vandalismi. In un luogo bello, dove ci sono opere d'arte e tra pochi giorni ne arriveranno ancora nuove, dove c'è l'arte contemporanea che si respira, che è insieme a noi, è nella nostra casa, in un luogo così bello nessuno rovina niente, nessuno sciupa niente. C'è una sorta di ruolo di pepinière, di incubatrice da parte della biblioteca di creazione di una logica del rispetto dello spazio pubblico di qualità, che quindi rimane di qualità proprio perché viene riconosciuto come tale, rispettato. 

È chiaro che tutto questo ci riempie di orgoglio, perché significa essere coprotagonisti insieme ai nostri cittadini di un esperimento, un esperimento nel quale giovani, anziani, bambini, adulti, genitori etc. condividono una cura, una attenzione a questo spazio che è sopra le righe, è maggiore rispetto a quello che avviene fuori.

E allora tutto questo si tiene con l'altro corno della diade la qualità del libro, perché in uno spazio di questo genere è ovvio che ci sia un'attenzione da parte nostra maniacale alla qualità del libro, che i bambini abbiano la possibilità di potere avvicinarsi a linguaggi visivi complessi, in modo tale che la loro dieta visiva non sia limitata a una sola minestra, ma possano avere un menù dal quale scegliere e potere arricchire i propri strumenti di lettura e interpretazione dei tratti visivi, quindi una grande varietà, una grande ricchezza all'insegna della qualità, che fa sì che per gli aspetti visivi valga quello che vale per i testi scritti, quando si dice "perché un lettore è più ricco di un non lettore?": un lettore è più ricco di un non lettore perché, mentre il non lettore vive solo la sua vita, e magari sarà una vita ricchissima ma è la sua, il lettore vive anche le vite dei personaggi raccontati nei libri, quindi vive una vita più ricca per forza di cose.

Un bambino che oggi ha modo di rapportarsi con modalità diverse plurali di raccontare le immagini, sicuramente ha più strumenti di un altro bambino che purtroppo deve alimentarsi con una dieta più ristretta. Ecco che allora questa attenzione alla varietà dei codici comunicativi, che speriamo e noi vogliamo faccia sinergia, faccia match con la qualità dello spazio.

Analogamente attenzione alla qualità dei testi, e con questo concludo. In questo laboratorio straordinario speriamo un giorno di potere mettere all'uscita, proprio sulla porta dell'uscita, un cartello per salutare gli utenti che ci lasciano, perché hanno terminato la loro visita, un cartello nel quale possiamo scrivere una cosa del genere che viene peraltro scritta in molte biblioteche negli Stati Uniti "se i nostri libri non vi hanno offeso, vi preghiamo di scusarci", nel dire che il libro deve offendere, cioè deve trasformarci, deve farci essere diversi da quello che eravamo quando siamo entrati.

Allora il vero grande obiettivo in questo contesto trasformativo della biblioteca è quello di riuscire a dare qualcosa, emozioni nuove, sensazioni nuove, portare a un movimento nella persona, che usufruisce di questo servizio, facendola essere più ricca, più consapevole, più capace di esercitare una cittadinanza attiva. E capite bene che in una situazione come questa come si fa a non essere innamorati di una biblioteca così? 

 

ENZO CATARSI  

Grazie davvero a Maria Stella Rasetti, che ha valorizzato da parte suo il carattere ecologico del progetto pistoiese, sottolineando l'importanza dello spazio. In questa esperienza lo spazio è sempre stato tenuto in grande considerazione, proprio perché la sua organizzazione è pro-attiva per l'autonomia, per lo sviluppo dei bambini e io credo che un po' tutto il progetto di questo convegno tenga conto di queste suggestioni, di questa prospettiva, dall'attenzione per le immagini che venivano anche adesso evocate, con i contributi che purtroppo mi sono perso, ma vi posso assicurare che io sono davvero innamorato del segno grafico di Eric Carle e in particolare del "bruco", così come credo sia davvero un bel libro quello del lupo che ha sempre fame e che voi ricordate quanto mangia!

Ma fortunatamente quella radice poi mette tutto a posto per la catarsi finale di quella storia che i bambini amano molto, l'abbiamo sperimentato in più occasioni e davvero quel testo così risponde a questi bisogni dei bambini, così come credo opportuna questa attenzione iniziale per gli spazi e per la organizzazione degli spazi nelle biblioteche, con due assolute autorità nel campo, l'una dal versante della Regione l'altra dal versante della biblioteca e della lunga milizia nella biblioteca.

Il primo intervento su questi temi è di Chiara Silla, che ci occupa in questa relazione della qualità degli spazi da un osservatorio particolarmente significativo qual è quello della Regione Toscana, che in questi anni sapete ha fatto molto per le biblioteche, anche per le biblioteche per ragazzi, con attenzione per l'organizzazione degli spazi, gli spazi strutturali, ma vorrei ricordare anche con la promozione di quella bella rivista che è Liber e che costituisce uno strumento essenziale per chi si occupa di libri per bambini, non voglio dire la più importante nel panorama nazionale per non fare torto agli altri amici di Andersen, di Sfoglialibro e di LG argomenti, che evidentemente anche essi danno un grande contributo, però certamente Liber in questi anni ha costituito un punto di riferimento.

E se Liber esiste lo dobbiamo certamente ai nostri due amici ideatori e promotori, ma lo dobbiamo anche alla Regione Toscana che evidentemente l'ha sostenuta, ha creduto nell'idea e contribuisce ancora oggi a farla vivere di una luce che davvero per noi è molto importante.

 

CHIARA SILLA  

Buongiorno a tutti. La presentazione del professore mi mette ovviamente in imbarazzo, perché sono tutt'altro che un'autorità, sono una burocrate della cultura ormai, perché la gestione diretta del servizio culturale l'ho lasciata e poi tra l'altro non riguardava specificatamente le biblioteche ma i musei, quindi io porto il contributo di un punto di vista che è quindi quello delle biblioteche in questa sede, ma è anche un punto di vista professionalmente un po' esterno. 

Le riflessioni che farò, i ragionamenti che farò li ho un po' preparati, ritenendo di avere davanti un pubblico che è composto meno di bibliotecari e più di operatori dei servizi educativi o della scuola o dei servizi culturali dei comuni, quindi i colleghi delle biblioteche mi perdoneranno se magari mi soffermo su aspetti o questioni che per loro possono essere più banali, più scontate.

Veniva giustamente ricordato che negli ultimi anni il panorama delle biblioteche pubbliche toscane è cambiato radicalmente, profondamente, grazie a investimenti congiunti della Regione e degli enti locali, che hanno portato, nel giro di poco più di un decennio, a ristrutturare, rinnovare e in alcuni casi creare ex novo poco meno di 50 biblioteche pubbliche. E se considerate che in Toscana le biblioteche - quando parlo di biblioteche parlerò ovviamente sempre di biblioteche pubbliche, di biblioteche comunali in questo caso - aperte nel 2008 erano 228, capite che questo fenomeno di rinnovamento ha riguardato una fetta importante dell'universo delle biblioteche.

Vedrete alla fine della mattinata se c'è tempo un video, che è stato realizzato proprio dalla biblioteca di Pistoia per conto della Regione, che rappresenta in maniera abbastanza emozionante, empatica alcune di queste nuove biblioteche, quindi sulla qualità degli spazi non mi soffermo per quanto riguarda la proposizione di immagini. Queste nuove biblioteche, nuove o rinnovate, si trovano molto spesso in edifici di interesse storico, palazzi, conventi, anche edifici di archeologia industriale com'è il caso della biblioteca San Giorgio, oppure scuole nel caso della biblioteca di Scandicci per citarne una che ha riaperto da poco, si tratta quindi di edifici intervenendo sui quali la biblioteca contribuisce a affermare anche un segno esteticamente pregevole nella città.

Va detto che l'altra faccia del problema è che sicuramente un edificio storico pone spesso vincoli molto forti rispetto alle funzionalità che una biblioteca, come quelle che ricordava prima Stella, può esprimere, soprattutto se è una biblioteca che vuole pensare e operare come quella San Giorgio. Pensate ai vincoli delle stanze che sono una barriera ineliminabile negli edifici storici e quanto questo ovviamente contrasti con la possibilità di creare uno spazio dove, come si diceva prima, si può bighellonare e vivere liberamente la biblioteca.

A volte le biblioteche vengono anche costruite ex novo in un numero minore va detto e spesso contribuiscono alla riqualificazione di spazi urbani, penso alla nuova biblioteca di Greve che sta crescendo, penso alla biblioteca dell'Isolotto a Firenze che inaugurerà entro l'anno, ma penso anche alla biblioteca Lazzerini di Prato che si sposta alla Campolmi, anche questa tra poche settimane, e in questo spostamento verrà effettuato anche un intervento di apertura sulle mura, che praticamente rimette in circolo e in collegamento pezzi della città.

Cosa succede con questi interventi di ristrutturazione e rinnovamento? Che sicuramente le biblioteche acquisiscono una visibilità e una riconoscibilità maggiore, ma il fenomeno consente anche una sorta di accreditamento dell'istituzione biblioteca, perché quando un'amministrazione investe per dare un nuovo assetto alla biblioteca pubblica, tutta la collettività, anche quella che non la frequenta e che non la usa, la percepisce come un elemento che è meritevole di valore e si crea un circolo virtuoso, perché allora la biblioteca che funziona, che acquisisce apprezzamento sociale è ben valutata dalla collettività e quindi dagli amministratori e questo serve nuovamente a sostenerla e a trovare le risorse, o il supporto comunque degli amministratori e della collettività.

Le operazioni di ristrutturazioni e di rinnovamento sono di norma essenzialmente occasioni di ampliamento degli spazi e di introduzione di nuovi servizi, tra questi tipicamente la biblioteca per ragazzi, che nei rinnovamenti delle biblioteche è l'area, lo spazio che è quasi regolarmente quello che richiede un intervento specifico e aree dedicate, ma anche le postazioni Internet, anche le aree per la multimedialità, la consultazione di film, di musica, aree polifunzionali. Nella nostra Regione, parlando di politiche e di investimenti regionali, un altro elemento negli ultimi anni ha concorso al rinnovamento in questo caso dell'offerta delle biblioteche verso un'utenza in buona parte anche giovanile.

Nel 2007 fu avviato un progetto che aveva il nome "Un milione di libri per le biblioteche toscane", per la prima volta la Regione nella sua storia faceva un investimento per concorrere, per aiutare gli enti locali nell'acquisto di libri e devo dire che all'inizio c'erano anche alcune perplessità, perché in fondo si poteva anche ben pensare, come era avvenuto fino a allora, che l'acquisto dei libri sia una funzione ordinaria della biblioteca e che se c'è bisogno di un sostegno della Regione debba servire per progetti di carattere diverso.

Si è visto invece che c'era un enorme bisogno di rinnovamento dell'offerta documentaria, si è visto che il finanziamento della Regione ha attivato, perché queste sono le regole dei finanziamenti regionali, cofinanziamenti importanti dei comuni, circa il 40 o 50%, questo vuol dire che nel giro di 2 anni, se considerate che la Regione ha investito circa 1.350.000 Euro e una quota quasi corrispondente è venuta dalle biblioteche stesse, questo ha voluto dire rinnovare molto l'offerta, anche considerando che la Regione aveva dato tra gli indirizzi quello di puntare sull'acquisto di materiali destinati alla consultazione e tra questi in particolare materiale per ragazzi, materiali multimediali.

Queste due linee di intervento si accompagnato per quanto riguarda le politiche culturali a un indirizzo regionale, che negli anni, soprattutto negli ultimi, ha teso sempre a sostenere, finanziare anche con interventi recentemente di formazione, ma soprattutto economicamente progetti legati a un'idea di biblioteca sempre più rivolta all'utente, sempre più comunicativa, sempre più user friendly, a fare delle biblioteche soggetti attivi di socializzazione e anche di produzione culturale. 

Per quanto riguarda le biblioteche per ragazzi, veniva ricordato prima poi l'intervento specifico che ci relaziona con la biblioteca di Campi Bisenzio e che è la nostra Agenzia regionale per quanto riguarda l'editoria per ragazzi e le biblioteche per ragazzi.

Se si volesse cercare di tirare un po' le fila di tutto questo, che cosa possiamo dire? Che sicuramente la qualità degli spazi si è tradotta in modalità nuove di offerte di vecchi e nuovi servizi, nella possibilità di realizzare e ospitare anche nuove attività e davvero in una concezione diversa e anche in una percezione quindi diversa delle biblioteche. Poche settimane fa è stata pubblicata una ricerca che ha fatto la Regione Lombardia per valutare l'impatto sociale delle nuove biblioteche, esattamente all'indomani di interventi di rinnovamento come quelli che si sono realizzati in Toscana. Alcune considerazioni credo che potrebbero essere agevolmente trasferite anche da noi, perché nelle interviste le persone sottolineavano che le nuove biblioteche non sono pensate per essere un luogo di passaggio, dove recarsi solo per i prestiti e le restituzioni di libri, ma diventano luoghi di sosta, dove ci si ferma a sfogliare un libro, a consultare un catalogo, ma magari anche solo a scambiare due parole con qualcuno. 

Colpisce anche il fatto che le biblioteche diventano promotrici e organizzatrici di molte nuove attività, è chiaro che la disponibilità di spazi più ampi consente più agevolmente cose e iniziative che altrimenti sarebbero materialmente impossibili. Le offerte si arricchiscono di una gamma molto articolata di proposte e di iniziative, che rendono molto più complessa e diversificata la tradizionale emissione di servizio informativo della conoscenza. La biblioteca offre il piacere della conoscenza, come diceva Stella quel mix, per usare un'espressione, un termine che ha un po' coniato Solimine, di info-edu-entertainment che è proprio lo specifico delle biblioteche tra i tanti servizi pubblici.

Cosa ci dicono i dati? Non vi tedio con le statistiche, ma vi do alcuni elementi: ci dicono dai nostri risultati del monitoraggio, che è molto aggiornato perché abbiamo chiuso grazie alla collaborazione di tutte le biblioteche l'analisi del 2008, che ovviamente aumentano le consultazioni, aumentano i prestiti, aumentano enormemente i prestiti di materiali per ragazzi, che nel triennio raddoppiano, aumentano quelli del materiale multimediale che passano al 50, 90% in più e questo benché gli acquisti di materiale multimediale siano ancora più percentuali molto basse.

Comincia a migliorare in Toscana anche quello che i bibliotecari chiamano l'indice di impatto, cioè il rapporto tra gli iscritti al prestito che usano il prestito e la popolazione residente. Le nostre biblioteche negli ultimi anni si sono caratterizzate per un miglioramento di tutti gli indicatori che denotano una fidelizzazione dell'utenza e meno per la crescita di questi valori che denotano invece la crescita del pubblico, perché abbiamo biblioteche che evidentemente sono molto brave a fidelizzare e servire bene i propri utenti, meno brave o più in difficoltà nell'allargare la fascia di pubblico. Naturalmente siamo anche in una regione con forti dislivelli territoriali, ci sono biblioteche soprattutto concentrate nell'area di Firenze, Prato e Pistoia, che si muovono invece, soprattutto grazie anche alle biblioteche capoluogo, su valori di eccellenza. 

Un dato su cui credo che dovremo riflettere, se i primi conti che stiamo facendo sono corretti, perché mi ha stupito negativamente invece sui dati del 2008, è un'ulteriore riduzione degli orari di apertura al pubblico. E questo diventa un controsenso, perché se si arricchisce l'offerta, tra l'altro si salvaguardano anche i livelli di occupazione, perché i dati ci dicono questo, diminuire ulteriormente la media delle ore di apertura di biblioteche che non brillano mediamente in Toscana per l'ampiezza degli orari, come avviene a Pistoia o come avviene anche in altre biblioteche che citavo, questo diventa un dato preoccupante che dobbiamo un po' analizzare. 

Parlavo delle attività che le biblioteche svolgono. Non abbiamo un'analisi precisa, però se volessimo prendere un po' a campione le iniziative che si realizzano in Toscana in occasione di questa campagna di promozione delle biblioteche e della lettura, che da noi in Toscana si chiama "Tipi da biblioteca" e si lega a quella del Ministero "Piovono libri", che sostanzialmente vuol dire un mese di promozione della lettura e di animazione nelle biblioteche, noi vediamo quanto articolata e ricca sia la gamma di iniziative che le biblioteche realizzano. La stragrande maggioranza di queste sono attività di animazione e la stragrande maggioranza sono ancora rivolte proprio ai bambini e ai ragazzi, al pubblico privilegiato delle biblioteche.

Io credo che su questo aspetto dovremmo lavorare insieme, bibliotecari e altri operatori, perché per quanto riguarda le attività culturali in senso lato, quello che i francesi definivano prima "animation culturel" e ora "action culturel", da un lato vediamo che nonostante tutto serpeggia ancora la convinzione che in fondo queste attività possano andare a discapito dei servizi e delle attività più tradizionali della biblioteca.

In fondo, mentre per i musei il mettere a disposizione le collezioni, tipicamente attraverso l'esposizione, è un elemento costitutivo della missione del museo, iscritto nelle carte dell'Icom etc., per le biblioteche cosa vuol dire esattamente mettere a disposizione le collezioni? Certo renderle accessibili, darle in prestito, avere il catalogo, ma non c'è forse anche un'esigenza di mettere in contatto pubblico le collezioni, di facilitare l'accesso sul piano della conoscenza e della comprensione, dare voce e anima alle collezioni, fare cioè attività culturale? È un punto su cui lavorare e su cui lavorare anche in termini di formazione. 

Cosa ci dicono anche queste ricche attività, queste ricche iniziative che si realizzano sul territorio con le biblioteche? Grande fantasia dei bibliotecari, grande entusiasmo, ma anche una buona dose di naiveté. Sappiamo quanto intorno ai bambini soprattutto girino nel mondo delle attività, dei servizi, offerte e proposte di mercato che si dichiarano pensate, rivolte ai bambini, che sono però in realtà di qualità molto spesso approssimative, spesso anche scadenti, spesso anche intellettualmente io credo personalmente disoneste, c'è un problema di valutazione e di individuazione della qualità di queste offerte "educational", per usare un termine più proprio del mondo dei musei, non a caso nel mondo dei musei si era discusso senza arrivare a soluzioni sull'esigenza di andare a dare una sorta di marchio di qualità delle attività e delle proposte per i bambini e per l'infanzia.

Ancora, ragionando su questo filone così importante di ciò che le biblioteche fanno per promuovere il libro, la lettura e mettersi in relazione con l'utente, bisogna che queste attività passino dalla fase dove ciò avviene della straordinarietà all'ordinarietà della programmazione. È stato osservato che l'attività culturale dovrebbe entrare nelle regole di vita della biblioteca, deve correlarsi con le altre attività senza prevaricare, ma anzi essere coerente, ci deve essere una strategia e una politica globale, qualcuno ha scritto che ci vorrebbe una carta delle attività culturali come quella delle collezioni, cioè la biblioteca dovrebbe pensare e dichiarare a quali pubblici vuole parlare, con quali metodologie, con quali partnership di altri soggetti pubblici e privati del territorio. Si aprono quindi questioni complesse e importanti, che credo meritino un'attenzione e un approfondimento che a oggi nel settore delle biblioteche mi sembra non ci sia ancora stato. 

Dalle relazioni con gli altri ambienti, molto può nascere. Citavo il caso dei musei un po' perché, come ho confessato, è un mondo che conosco abbastanza bene, ma perché davvero le complementarietà sono forti. Ieri abbiamo visto il Museo Eric Carle, ci sono musei, ce n'è uno a Firenze che ho contribuito a fare nascere che è il Museo dei Ragazzi a Palazzo Vecchio, che è un museo che lavora esattamente sulle tematiche anche dell'immagine, della comunicazione visiva, un museo che come altri si pone il problema di rendere comprensibili i codici dell'immagine a un pubblico che non è più in grado di identificarli, che per quanto riguarda i bambini lavora esattamente con quella tecnica delle ombre che ieri veniva da qualcuno citava, proprio perché consente di esercitare una ginnastica della fantasia, perché i bambini sono vittime della stereotipizzazione delle immagini. 

Come accennavo brevissimamente ieri in apertura, le biblioteche non possono però essere lasciate sole davanti all'esigenza di accrescere il livello della conoscenza, della cultura, della lettura nella cittadinanza e nei bambini in particolare, fanno parte e non sono l'anello più forte di un sistema della conoscenza formale e non formale a cui appartengono anche la scuola, le famiglie e via dicendo.

Non possiamo ignorare che il nostro Paese presenta dati abbastanza preoccupanti sulla lettura e sull'alfabetismo, è vero che ci dicono le statistiche che sono circa il 37% soltanto le persone considerate in senso lato lettori, nel senso che in un anno hanno preso in mano almeno una volta un libro, ma siamo anche un paese in cui il 36% della popolazione ha solo la licenza elementare: questi dati di contesto non possono essere dimenticati, anche nella nostra civilissima e colta Toscana i dati sulla lettura e sull'alfabetismo presentano segnali di criticità, c'è una ricerca di un paio di anni fa dell'Irpet dell'Accademia della Crusca, che ha dimostrato come i cittadini toscani, che sono circa 3,6 milioni, che non sanno leggere e scrivere sono solo 26 mila e più, ma vanno aggiunti 294 mila alfabeti senza titolo di studio, quindi analfabeti sostanziali.

Ci dicono che vale anche per i nostri giovani il problema dell'incapacità della difficoltà a conoscere il significato delle parole, a interpretare testi letterari o anche soltanto informativi minimi, una difficoltà che appartiene anche ai laureati: il 21% ci dicono queste ricerche ha difficoltà a capire e utilizzare semplici formulari. Siamo in un contesto in cui le biblioteche operano, che condizionano evidentemente anche gli sforzi che la biblioteca può fare per promuovere l'oggetto libro.

Se qualcuno volesse, se non lo consce già, approfondire i dati sulla lettura in Italia, c'è un volume abbastanza recente della Bibliografica, che anticipa i dati dell'Istat nella lunga serie storica sulla lettura e ci dicono alcune cose interessanti, anche per i ragionamenti che facciamo oggi, per esempio che non è vero che i bambini e i ragazzi leggono poco, perché sono invece la fascia che legge di più, perché quella piccola percentuale di lettori che prendono e leggono almeno un libro l'anno è composta per il 15% da bambini e ragazzi. 

Il problema è che questa abitudine si perde crescendo, il punto massimo è intorno ai 14 anni e cosa succede? Succedono cose complesse che devono essere approfondite, indagate, in parte possono essere supposte o immaginate, la scuola che non propone libri interessanti per questi ragazzi, forse, gli adolescenti che sono ovviamente presi dal desiderio e dall'attenzione per nuove esperienze, l'atteggiamento dei coetanei, la lettura non è un valore positivo per gli adolescenti. Un altro dato importante, e il professore lo segnalava all'inizio, è che la lettura è una abitudine che si apprende da giovani, da giovanissimi, cioè la scoperta dell'oggetto libro e della sua forza comunicativa viene tra infanzia e tarda adolescenza: dopo i giochi sono praticamente fatti.

Il lettore nasce o non nasce in famiglia, che è il primo e fin qui più trascurato anello della catena, come dicono gli autori di questo libro, perché nasce in età prescolare, quando a seconda che la mamma o il papà racconti o legga o non legga fiabe, nasce se trova in casa dei libri, nasce se vede che leggere, sfogliare un libro è un gesto come tagliare il pane e prendere il caffè, perché alla fine succede in Italia che si legge - riporto letteralmente le parole di questi autori - per diritto di nascita, perché la scuola mostra di non farcela a riequilibrare le differenze dovute al contesto socio-familiare.

Come dimostra l'andamento divergente nel tempo dei dati relativi alla crescita dell'alfabetizzazione in Italia, che è esponenziale, e invece alla crescita molto minore dei dati sulla lettura, cioè la scuola riesce a assolvere e ha assolto il compito di alfabetizzare il maggiore numero possibile di persone, ma non prende in carico il problema di creare il piacere della lettura, che è un piacere che non si insegna ma si trasmette. I bambini acquisiscono una tecnica più che una abitudine, una tecnica che poi con il crescere dell'età viene sempre meno esercitata fino a diventare, a trasformare bambini curiosi amanti della lettura in adulti che la vivono come un elemento che non fa parte della loro vita.  

In questo contesto anche le biblioteche non brillano per la loro dinamicità, se i dati hanno un valore ci dicono che tra tutti i canali di acquisizione dei libri, sia di acquisto che non di acquisto, tra quelli di non acquisto che sono i principali comunque la biblioteca è uno degli ultimi posti, cioè i libri si prendono soprattutto in prestito, oppure per quelli che si comprano si comprano in libreria, sulle bancarelle, per corrispondenza, si comprano nelle fiere e nei festival che ormai sono moltissimi, si prendono poco in prestito in biblioteca. Le biblioteche, insieme agli altri soggetti del sistema della conoscenza, devono interrogarsi e operare per superare quella frattura che dicevo che si crea nella pratica della lettura e le politiche culturali e educative pubbliche dovrebbero investire per chiamare tutti i soggetti della filiera del libro a collaborare insieme per accrescere le abitudini della lettura.

Chiudo con un'ultimissima riflessione sul tema degli spazi. Oggi le biblioteche, come tutti i soggetti del mondo della conoscenza o dell'informazione, devono porsi il problema di organizzare il loro spazio fisico ma anche virtuale. Presenteremo alla fine del mese a "dire e fare" un'analisi che abbiamo condotto sui siti web delle biblioteche toscane e i dati sono a dire poco sconfortanti e è un eufemismo, Stella annuisce.

È una cosa particolarmente grave se si considera quanto il web sia importante per i ragazzi, ormai già per i bambini e quanto, visto che ragioniamo di immagini, sul web sia importante l'immagine, molto più delle parole o del testo. La qualità dei siti web e in particolare delle immagini sui siti delle biblioteche, anche di quelle che hanno sezioni per i ragazzi anche sul web, sconforta in modo particolare e sembra un po' che per i bibliotecari succeda quello che succede per gli italiani e per gli adulti, che con il tempo perdono il gusto della lettura. I bibliotecari sembrano perdere il gusto delle belle immagini e quindi occasioni di rieducazione come quella odierna credo che siano particolarmente utili.

 

ENZO CATARSI  

Grazie anche a Chiara Silla, che mi ha anche facilitato il compito restando autonomamente dentro ai tempi e che peraltro ha portato un contributo di grande interesse sugli spazi, sul ruolo delle biblioteche, ma sul significato della lettura. Questa ultima sottolineatura relativa ai dati di lettura che coinvolgono i nostri bambini, i nostri adolescenti è evidentemente un dato inquietante, lo conosciamo da tempo. 

A questo proposito spero molto nel Titolo V, sapete il Titolo V della Costituzione che prevede che alcune competenze sulla scuola passino - ma passeranno? E come? - dallo Stato alle Regioni e è in questa prospettiva che voglio sperare che si possa mettere mano anche a dei progetti di formazione e servizio, che poi consentano agli insegnanti di qualsiasi grado scolastico e in particolare delle scuole secondarie di primo e di secondo grado di conoscerla la letteratura per l'infanzia, perché uno dei problemi più gravi io credo, oltre a alcuni che venivano citati, è la formazione iniziale dei professori italiani, che possono andare a insegnare lettere senza sapere chi è Bianca Pizzorno, senza sapere chi è Piumini. Io credo che davvero questo sia un errore, un errore molto molto grave, a cui dovremo mettere rimedio.

Non sono certo qua a negare il valore della classicità e del patrimonio della cultura classica che ha orientato la nostra formazione, credo che oggi vi sia bisogno anche di altro, vi sia bisogno di una ridefinizione della categoria di cultura, che non può essere evidentemente quella che storicamente è stata e che talvolta per taluni colleghi si identifica o può diventare erudizione. Noi abbiamo bisogno di fare innamorare i bambini dei libri, nel nido e nella scuola dell'infanzia possiamo fare moltissimo, con il coinvolgimento dei genitori, ma poi evidentemente dobbiamo avere anche il sostegno di chi con i bambini, con i ragazzi lavora dopo, altrimenti quella forbice che esiste e che rende diversi i nostri bambini si allargherà sempre più, come avviene ancora oggi. Fortunatamente a 3 anni i bambini sono meno diversi che a 6, a 6 meno che a 9, però è certo che quando arriviamo ai 14 anni non voglio dire che i giochi siano fatti, ma certo sono a uno stadio molto molto avanzato.

Credo che questo sia l'elemento di peggiore caratterizzazione per un'istituzione scolastica, che non riesce a promuovere, nel senso etimologico latino del termine "promovere", ma si limita a prendere atto delle situazioni di partenza. Quando una scuola è ridotta a questo, io credo che debba essere rivisitata, potenziata, certamente anche con la valorizzazione delle esperienze migliori. Chi mi conosce sa che io penso positivo e che il filosofo, pure non di riferimento, è tale Lorenzo, che a pensare positivo invita assai efficacemente. 

Proprio per questo non voglio evidentemente generalizzare in maniera arbitraria, però credo che dobbiamo evidentemente non nascondere quelli che sono comunque aspetti negativi che Chiara Silla richiamava efficacemente, proprio perché è davvero inconcepibile che bambini che al nido, alla scuola dell'infanzia vengono letti con grande passione, ascoltano con grande entusiasmo, che nella scuola elementare leggono moltissimo, poi nella scuola media si limitano a leggere due o tre, talvolta solo quel libro imposto, per poi perdere addirittura contatto con la realtà dei libri, salvo scoprirla, ma se c'è una famiglia dietro e se ci sono esempi, se c'è "la pedagogia del comodino" come dico scherzosamente, che invece in molti altri casi non esiste.

Antonella Agnoli è con noi, credo che ci porterà un contributo importante, proprio perché da diversi anni, non diciamo quanti, comunque anche Antonella Agnoli come me e come alcuni altri è una diversamente giovane! La battuta è d'obbligo, perché al master e non solo al master lo diciamo sempre, proprio per la passione che caratterizza poi chi alcuna in questi ambienti. Non ho motivo di spendere parole per presentarla, avete una sua biografia, ma chi lavora nell'ambito delle biblioteche per ragazzi la conosce da tempo, io stesso a metà degli anni 90 quando insegnavo letteratura per l'infanzia per 3 o 4 anni adottai il suo libro, ricordate pubblicato dall'AIB, di colore rosa, anch'esso esteticamente ben presentato e poi Antonella Agnoli ha continuato a lavorare in questo settore, formando generazioni di bibliotecari.

 

 

ANTONELLA AGNOLI  

Sono 30 anni che milito nelle biblioteche, così definiamo anche da quanto, e sono 30 anni che mi occupo di spazi, perché io devo dire che fin dal primo giorno ho sempre pensato che lo spazio fosse una cosa fondamentale.

Gli interventi che mi hanno preceduta mi hanno sollecitato su moltissime cose, però io mi ero data un compito che era quello di ragionare sullo spazio bambini e relazioni. Titolo che ho preso in prestito da un libro pubblicato da Reggio Children, che per chi non lo conosce è il centro che nasce per promuovere e sviluppare l'attività pedagogica che nasce con Loris Malaguzzi, che in qualche modo lo si può considerare il padre delle scuole materne di Reggio Emilia. Devo dire che questo titolo mi sembrava molto adatto a questo vostro bel convegno. 

Io sono un'ottimista per natura, tutte le cose che ho sentito non posso che condividerle, il lavoro però al quale mi sono dedicata nell'ultimo anno, che poi è sfociato in questo libro che si chiama "Le piazze del sapere", mi ha portato a guardare lo scenario attuale, ma quale potrebbe essere lo scenario futuro, uno scenario futuro che non è che ho pensato ai prossimi 50 anni, 30 anni, ma anche molto meno e questi 20 anni che ho individuato corrispondono anche un po' a quelle che sono state le trasformazioni sociologiche, tecnologiche, culturali che sono accadute nei 20 anni scorsi.

Io all'interno di questo mio ragionamento vorrei cercare con voi di capire quale sarà lo spazio dei bambini e dei ragazzi nella biblioteca del futuro e se tra 20 anni esisterà ancora la biblioteca. Mentre sono convinta che la biblioteca di conservazione nessuno la toccherà mai, anche se è quella della quale meno ci piace parlare o comunque quella che ha frenato lo sviluppo della pubblica lettura in Italia, perché in ogni caso deve conservare tutto quello che è stato pubblicato da Gutenberg in poi, io credo che invece le biblioteche, non quella di Pistoia o biblioteche che cercano ogni giorno di rinnovarsi, di trasformarsi e di trasformarsi osservando l'utenza, osservando i cittadini, osservando e cercando di capire chi ci viene e soprattutto chi non ci viene, ma le biblioteche che pensano che il loro core business, come amano definire i bibliotecari il loro lavoro, sia quello soprattutto di imprestare libri e fare da intermediatori tra l'informazione e il cittadino. 

Dico questo perché? Perché dal punto di vista culturale viviamo in un periodo buio, una sorta di medioevo. Chiara Silla dava alcuni dati e devo dire che già il suo quadro è preoccupante, gli indici della lettura in Italia li conosciamo tutti e ne sentiamo continuamente parlare, ma non è che stanno migliorando, stanno peggiorando. Tutti i dati legati alla scuola, da tutti i test Pisa, OCSE, le cose che vengono fatte, ogni anno ci posizionano sempre peggio.

Il nostro Paese, a differenza per esempio della Francia, non sta per nulla investendo sulla cultura, anzi parlavo ieri con dei funzionari del Ministero dei Beni culturali, il loro bilancio è uguale a zero. La Francia non ha fatto questo, la Francia ha continuato a pensare che era fondamentale continuare a investire nella cultura. In più non abbiamo un sistema televisivo... non voglio dire altro! Si leggono pochi giornali, l'informazione è messa seriamente in pericolo. 

In tutto questo cosa possiamo fare noi come biblioteche? Perché io dico che la biblioteca rischia di essere minacciata nel suo futuro? Ci sono degli elementi esterni alla biblioteca, esterni proprio al suo servizio, l'elemento principale che non è italiano, è comune a tutti, è la mancanza di tempo: una delle cose che noi sottovalutiamo è che oggi si legge meno e si va meno in biblioteca perché manca il tempo, perché la quantità di tempo, paradossalmente Massimo Cacciari diceva che mai come in questo momento abbiamo avuto molto tempo libero che spendiamo tutto in trasporti, tutto in trasferimenti. Si dorme da una parte, si lavora da un'altra parte ancora, si fanno le attività di tempo libero in un'altra parte ancora e all'interno di questo diventa molto importante dove si inserisce la biblioteca. Questa è una delle riflessioni che stanno facendo molto all'estero: dove collocare la biblioteca.

Anche quello che diceva Chiara Silla le biblioteche in Italia, che sono quasi sempre all'interno di contenitori storici, sono anche l'occasione per rinnovare un pezzo di città, per intervenire in quello che è la trasformazione urbana di quell'area, però non è detto che siano sempre ben collocate dal punto di vista della facilità di catturare delle persone che hanno poco tempo. Sul poco tempo poi si potrebbe ragionare ancora molto di più.

La mancanza di interesse per la lettura, che non è solo che non si legge, proprio c'è meno interesse per la lettura, c'è meno interesse che non è il piacere della lettura, si ritiene che la lettura non è una pratica così importante e questo lo dico socialmente come era una volta. Leggere, studiare, andare a scuola era importante, era una forma di riscatto rispetto a quella che era la tua condizione precedente, era una cosa che i tuoi genitori facevano degli sforzi per farti fare, oggi non è più così, anzi il modello veneto si è fondato proprio sul fatto che tu a 16 anni potevi andare a lavorare per poterti comprare le Nike, il motorino e potere mangiare tutte le sere la pizza fuori casa.

C'è un enorme invecchiamento della popolazione, le nostre biblioteche non hanno ancora affrontato questo aspetto. Noi non ci occupiamo degli anziani, facciamo qualche piccola attività, li sopportiamo perché vengono a leggere i giornali, ma anche da questo punto di vista è una popolazione che non solo sta aumentando, ma è una popolazione che ha tempo libero, che probabilmente è molto più colta di quella che veniva 30 anni fa, io tra un po' potrei essere una pensionata e per esempio dal punto di vista dell'uso delle tecnologie di una serie di competenze culturali e intellettuali sono molto meglio di, ma probabilmente sono anche molto meglio e tutta la mia generazione della generazione che verrà tra 30 anni. Questo è un altro aspetto estremamente interessante, sul quale riflettere.

La crisi della scuola, i giovani che fanno fatica a leggere qualsiasi cosa di diverso che siano gli sms. Tullio De Mauro dice che quasi il 40% della popolazione italiana non è nelle condizioni di leggere non Repubblica o Il Corriere, ma un giornalino per ragazzi: il 40% della popolazione italiana! Poi abbiamo la concorrenza dei mass-media, lo sviluppo delle nuove tecnologie, nel libro io faccio la cronistoria con tutti i tempi in cui si sono sviluppate le nuove tecnologie, Obama ha utilizzato tra i primi nella campagna elettorale e il suo grande successo è stato grazie a You Tube, che prima non esisteva. Tutti ormai usiamo Google anche semplicemente per correggere le parole, quanti anni ha Google? 

L'altro giorno ero a un convegno, dove la persona che presentava il libro diceva "a me l'oggetto libro mi piace, per me è importante, mi piace aprirlo, sentire l'odore", ma per quanti giovani, per quante persone oggi c'è anche questa forma un po' feticista nei confronti del libro? Guardate che è un'esperienza veramente di pochi, questa. 

Ho scritto il mio libro senza mai uscire di casa, non ho mai utilizzato una biblioteca, perché se non trovavo le cose su Internet me le ordinavo attraverso Amazon, allora anche questo mette seriamente in crisi le nostre biblioteche, perché il pubblico che ci frequenta rischia di diventare molto abile, perché noi continuiamo a servire bene una piccolissima fascia di popolazione e se le biblioteche tipo San Giorgio - io vengo da un'ex esperienza che è quella di Pesaro - all'inizio riescono, grazie al fatto che sono nuove, che riescono a imporsi nella città, a avere dei risultati di un certo tipo, dopo un po' si assestano e questo è quello che sta accadendo negli altri paesi dove questa esperienza è molto più vecchia della nostra.

Infatti questo libro nasce da una crisi che in Francia hanno le biblioteche, dicono "noi abbiamo investito miliardi, abbiamo fatto grandi edifici, abbiamo messo dentro media di tutti i tipi, abbiamo aperto le porte, tocchiamo il 17, 18, 20% della popolazione", quindi la pretesa di tirare dentro questi nuovi pubblici in realtà. 

Qui sicuramente una delle cose che incide enormemente è il problema degli orari, che non è il problema di quante ore facciamo la settimana, ma quali ore facciamo la settimana e questo io lo so che è faticoso, faticoso per chiunque. Vengo dall'esperienza di Pesaro dove la domenica pomeriggio era il vero successo della settimana, perché la domenica pomeriggio non solo venivano i cittadini che venivano nel resto della settimana, ma ci venivano con un atteggiamento diverso, perché entrava nel loro tempo libero, ma ci venivano delle persone che ci venivano con l'atteggiamento di quelli che vanno ai centri commerciali e questa è una vera sfida.

Le nuove tecnologie ci possono tra un po' portare tutti i libri che ci sono in casa, quelli che vengono digitalizzati da Google, ma anche non so se avete letto un articolo di pochi giorni fa, dove il fenomeno della masterizzazione - non so se si possa chiamare così - quello che era lo scaricamento dei film e della musica comincia a esserci anche per i libri, in barba a copyright, a diritti d'autore, a qualsiasi cosa, quindi la nostra biblioteca deve lavorare per conquistare pubblici differenti e probabilmente per pensare che non è il libro, non è l'informazione solo l'unica cosa sulla quale noi dobbiamo investire. Abbiamo visto però che nell'intervento di Maria Stella Rasetti c'è molta questa consapevolezza di volere essere un luogo sociale, un luogo dove sentirsi bene e dove stare bene.

C'è un altro elemento che ormai, soprattutto i giovani, si sono abituati a avere tutto e subito. La biblioteca non ti offre tutto e subito, tant'è vero che hanno molto successo quei servizi a distanza, soprattutto all'estero, noi siamo ancora un po' indietro, quelli che delocalizzano la biblioteca e te la portano a casa, quindi ti posso dare l'informazione a casa, ti posso fare arrivare il libro a casa, te lo puoi prenotare e tutta una serie di altri servizi.

Poi ci sono una serie di problemi interni, l'incapacità di interpretare i tempi in cui viviamo, è troppo lenta nel trasformarsi la biblioteca, perdurano i pregiudizi in gran parte della popolazione di un luogo intellettuale, per pochi, anche su questo ci sono una serie di indagini francesi, loro applicano molto la sociologia, dalla quale proprio si vede che la biblioteca non è riuscita a abbattere quei pregiudizi che si porta dietro e in Italia queste sono delle porte di ferro, sono delle barriere difficilmente sormontabili. 

Un futuro in cui il bibliotecario è sempre meno accettato come intermediario tra il cittadino e il sapere, su tutti questi temi i bibliotecari si stanno interrogando, soprattutto quelli stranieri molto. Abbiamo un futuro con meno prestiti, ovunque stanno calando i prestiti, stanno calando gli iscritti, ma non calano i frequentatori e questo è interessante, andrebbe analizzato di più. Abbiamo una grande fetta di frequentatori che sono soprattutto studenti, negli altri paesi questo fenomeno è meno forte, perché non c'è questa abitudine degli studenti a occupare come una marmellata qualsiasi spazio pubblico gli viene dato, qualsiasi biblioteca e comincia a esserci una forte presenza di altri frequentatori, di persone che passano il loro tempo in biblioteca per motivi molto differenti dallo studio e dal leggere.

Sempre di più, soprattutto nei paesi nordici, proiettandosi in avanti vedono la biblioteca frequentata dagli immigrati per diversi motivi, ma anche perché hanno questo senso ancora che la cultura e il libro è importante e questo atteggiamento positivo nei confronti del libro e della cultura. E l'altro spazio, l'altro tipo di pubblico che non viene assolutamente messo in discussione è quello per i ragazzi: le biblioteche potrebbero in un futuro pensare di vivere, soprattutto attraverso questo tipo di pubblico, perché tutti gli altri pubblici, soprattutto quelli che noi offriamo adesso, potrebbero trovare meglio le cose da un'altra parte. 

Perché si continua a investire in biblioteche per ragazzi, in servizi per ragazzi? Non solo perché vogliamo formare gli utenti della biblioteca, mi sembra un po' strumentale pensare a questo. I bambini hanno meno pregiudizi, sono capaci di conquistarsi il loro spazio, sono quelli che abbattono le regole insensate, fanno valere i loro diritti, in più questi spazi per i ragazzi sono gli spazi che vengono frequentati sempre di più da adulti, ma non necessariamente solo da adulti che ci vanno in quanto genitori o educatori. Se voi provate a vedere se avete una biblioteca di un certo tipo, la mamma araba, le persone che hanno meno strumenti tendono, se possono, a portarsi il giornale, a portarsi il libro vicino allo spazio ragazzi e questo è molto interessante da capire, almeno questa era l'esperienza che ho vissuto a Pesaro.

Non entro nei temi che adesso proprio a flash un po' vi enucleo. Quali edifici vanno meglio per accogliere anche i ragazzi? Perché non è detto che qualsiasi edificio, tanto qualsiasi edificio non è vero che va bene, vanno meglio gli edifici collettivi e infatti prima di me Chiara Silla parlava soprattutto di scuole, di fabbriche, di ex conventi. Però sarebbe interessante che nell'analizzare questi spazi si analizzassero tutti i pubblici e anche quello dei ragazzi.

L'altro tema poco affrontato è dove all'interno di questo spazio è meglio collocarli questi ragazzi, quindi deve fare parte del layout, del progetto complessivo iniziale. Altro tema che a me è sempre stato molto caro spazi separati o no, lo spazio per i bambini, lo spazio per gli adolescenti, lo spazio per le riviste, lo spazio per la musica, lo spazio per gli studenti, o invece cerchiamo di progettare uno spazio dove i pubblici si contaminano, dove ci sono i libri per i ragazzi, dove ci sono delle presentazioni, delle cose, ma pensiamo che ognuno possa andare nell'angolo che più gli piace, dove c'è la sedia in cui si sente meglio.

Non credo che si faccia sufficientemente, si rifletta a sufficienza sulla qualità dello spazio, che è una cosa fondamentale. Prima Stella Rasetti diceva che ci sono meno atti di vandalismo se lo spazio è curato e questo è verissimo, le nostre città però sono tenute male, i nostri spazi pubblici sono tenuti male. Su questo ci dovrebbe essere uno sforzo collettivo.

Alcuni anni fa qui a Pistoia c'è stato un convegno dove io avevo partecipato e in qualche modo ero stata ispiratrice del titolo che era "Una sedia per Riccioli d'oro", non so se qualcuno di voi se lo ricorda, che era un titolo, una suggestione, una metafora che avevo preso a mia volta da queste mie amiche francesi, che hanno messo in piedi un'associazione che si chiama "le tre orse" che sono poi i protagonisti di "boucle d'or" e io penso che un po' come Riccioli d'oro le persone che entrano in biblioteca sono alla ricerca della sedia giusta, che non sia troppo grande né troppo piccola, ma quella giusta per loro.

Trovare la sedia giusta significa sentirsi bene, sentirsi a casa, guardare i diversi in modo meno aggressivo o pauroso, allungare la mano verso un libro o una rivista, prendere il figlio in braccio e leggergli una storia. Il compito della biblioteca è fare sì che ogni persona si senta un po' come Riccioli d'oro, almeno per qualche ora.  

Creare spazi per bambini ma anche per tutti quelli che lo accompagnano, persone che devono sentirsi bene indipendentemente dall'età e dalla provenienza sociale. Nella nuova biblioteca di Rotterdam, e non credo che faremo in tempo a vedere delle immagini che ho portato, che non è nuova ma si è ristrutturata, trovate una serie di sedie molto diverse, nella biblioteca di Amsterdam invece ne ho contate 50 di diverse, però uno dice "cos'è lo sfizio dell'architetto o è la voglia di proporre spazi e luoghi?" In quella di Rotterdam per esempio c'è una sorta di poltrona che sembra un tappeto volante, io ho fatto una foto e c'è un signore disteso, che si capisce chiaramente dalla pelle che non è olandese, che sta leggendo un libro.

Io credo che le persone che entrano nella nostra biblioteca avrebbero voglia di trovare sedie, divani, poltrone, tappeti, talami, stuoie, tanti spazi diversi e tanti modi diversi dove stare. È un luogo molto difficile da progettare, tant'è vero che la maggiore parte delle biblioteche per ragazzi che io conosco non mi sembra che siano all'altezza di quello che potrebbero essere, il più delle volte quando va bene scopiazzano le scuole materne, non c'è una capacità di interpretare in maniera differente questo spazio, cos'è questo spazio, che in realtà però è uno spazio molto semplice, spesso sono banali, rigidi, io credo sia necessario pensare a uno spazio meno formale, meno strutturato, in cui possono coesistere dimensioni tra loro contrapposte, uno spazio che si ricostruisce continuamente, una sorta di ecosistema dove possono convivere socialità e privacy, movimento e sosta, rumore e silenzio, spazio che si basa non sulle forme ma sulle relazioni, laboratorio permanente disegnato, progettato, ripensato coinvolgendo i ragazzi e le loro famiglie.

Mi soffermo solo su questo punto, sempre di più si sente la necessità di progettare i nostri spazi insieme ai pubblici, insieme ai cittadini. Dall'IFLA, a Milano  e a Torino, è stato presentato un progetto di una biblioteca danese per ragazzi, che è stata tutta progettata insieme ai ragazzi, che sta lavorando su questo discorso di biblioteca sensibile, di scaffali sensibili, di un diverso modo di presentare non il catalogo ma i libri, di scegliere i libri; sta lavorando su delle cose sensoriali, su delle cose che ti stupiscono, che ti fanno però partecipare. Perché ai ragazzi piacciono così tanto i musei tecnologici? Perché si fanno delle cose, le nostre biblioteche devono consentire ai ragazzi anche di fare delle cose.

Non esiste un modello, non esiste un unico tipo di biblioteca, questo da nessuna parte. Tutti continuano a pensare "dobbiamo inventarci un modello di biblioteca", la biblioteca è quella di quel luogo, che interpreta quel luogo. Stella parlava prima di questa fabbrica che si è trasformata, solo qui poteva accadere una cosa di quel genere, non da un'altra parte. Non esiste uno stile unico, luoghi che faciliti, che renda spontaneo l'accesso all'informazione e alle relazioni, sia tra le persone sia tra persone e persone che tra persone e oggetti.

L'altra cosa che mi sembra importante, e questo richiama un po' quanto dicevo prima, è il coinvolgimento dei 5 sensi. Da questo punto di vista pensate solo all'esperienza dei futuristi. La qualità dell'ambiente è data da una molteplicità di fattori, la forma dello spazio, l'organizzazione funzionale, le percezioni sensoriali, luce luci, colore colori, freddo caldo, rumore silenzio, suggestioni tattili, tutto questo raramente è presente in biblioteca. Spazio plurisensoriale non significa luogo sovraccarico di stimoli, ma luogo dove ciascuno può sintonizzarsi secondo le proprie caratteristiche, significa che non si possono usare quindi soluzioni standard per tutti. 

I bambini abitano lo spazio costruendo continuamente nuovi luoghi dentro al luogo in cui si trovano, provate a pensare quanti di voi hanno l'esperienza che appena c'è un libro grande o un angolo il bambino tende a costruirsi il suo spazio dietro il quale si nasconde per leggere un libro più piccolo. Pochi oggetti per montare situazioni e paesaggi differenti, no a scenografie predefinite, quindi spazi trasformabili, flessibili, manipolabili, uno spazio che consenta di essere abitato, usato e trasformato in modi differenti nell'arco della giornata o con il passare del tempo. Questa è un'altra cosa molto importante delle nostre biblioteche, non è che uno vive la biblioteca la mattina, il pomeriggio e la sera nello stesso modo.

È molto interessante pensare che la persona possa, all'interno della biblioteca, fare esperienze differenti a seconda del momento della giornata, ma anche luogo di condivisione e scambio di esperienze, di convivialità, di empatia, biblioteca come piazza dove si abbattono le gerarchie tra gli spazi e /o i servizi. Prima si parlava di un luogo dove anche Maria Stella parlava del personale che sta in mezzo alla biblioteca, di biblioteca anche da questo punto di vista trasparente, si stanno destrutturando i banconi, il personale lavora sempre più in mezzo alla gente, a maggiore ragione se si tratta di bambini questo deve avvenire. 

Per riassumere uno spazio che favorisce la relazione tra persone e oggetti, dove la dimensione estetica diventa obiettivo necessario. I bambini devono sentirsi protagonisti, perché alla fine sono loro che lo disegnano, costruiscono e determinano. Ho una visione in mente al San Giovanni a Pesaro, dove ci sono queste cassette per terra e i bambini piccoli, il loro modo di iniziarsi alla biblioteca è quello di arrivare, aggrapparsi alla cassetta, tirare fuori tutti i libri che ci sono, entrare nella cassetta, prendere i libri che ci sono fuori e tirarli dentro, è come con i giocattoli che uno finché non l'ha rotto o non l'ha giocato, fino a quando non ha appreso è la stessa cosa, quindi dobbiamo favorire che accadano cose di questo genere.

Da Bruno Munari dobbiamo imparare a sottrarre più che a aggiungere, spazi troppo pieni, saturi di cose e di colori non vanno bene, meglio luoghi sobri in cui sia possibile liberare creatività e fantasia, l'ideale per me è uno spazio completamente vuoto dove c'è solo Cappuccetto bianco, per chi non lo conosce è un Cappuccetto tutto bianco dove ci sono solo gli occhi di Cappuccetto, che sono due macchie azzurre. Leggere in uno spazio con i bambini questo libro senza niente altro credo sia un'esperienza unica.

Meno libri e più qualità nella scelta, come le librerie ormai tutte le biblioteche sono identiche, c'è una totale omologazione, facciamo uno sforzo per scegliere delle cose di qualità. Difficoltà a scegliere, i bambini fanno difficoltà a scegliere se non c'è l'intermediazione del bibliotecario e il luogo può aiutare, però meno libri e messi di copertina, meno classificazioni e ordinamenti rigidi, lo dico da 30 anni ma poi non riesco mai a pensare che si possa fare in un altro modo. Perché non mettere i libri per colori? Tutti bianchi, tutti i libri che hanno dentro delle cose rosse, andate a vedere la mostra "le grandi pagine" a Bologna, o per materiali qualità, stoffa, forma.

Realizzare spazi di questo tipo che vadano bene per età differenti richiede che si intreccino e dialoghino varie competenze: pedagogiche, architettoniche, sociologiche, antropologiche e bibliotecarie, le scuole materne hanno ancora oggi l'atélierista: come mi piacerebbe avere un atélierista in biblioteca! Bibliotecari creativi, entusiasti, le tecniche bibliotecarie si impareranno magari dopo. 

Un ultimo punto che mi è stato stimolato dall'intervento di Chiara Silla e anche dal ragionamento che ci ha fatto dopo il prof. Catarsi. Siamo sicuri che oggi non ci sia un problema anche di ripensare i codici culturali? Nelle nostre biblioteche, nel relazionarci con i giovani, usiamo codici culturali che non sono i loro e credo che questo sia un qualcosa di importante sul quale riflettere. 

 

 

ENZO CATARSI 

Mi pare che il vostro applauso abbia esplicitato il vostro apprezzamento per queste riflessioni, per queste suggestioni quanto mai interessanti, che credo orienteranno il lavoro di tutti i bibliotecari e non solo dei bibliotecari. A questo punto dovevamo andare avanti, io avevo avuto la consegna mattutina di andare avanti e stressarvi fino alla fine, però evidentemente ci sono state delle richieste, facciamo 15 minuti. 

 

 

I lavori vengono interrotti per una pausa.

 

 

ENZO CATARSI 

Direi di riprendere. Abbiamo adesso due esperienze internazionali molto molto interessanti, la prima è di Heidi Jakob e riguarda la nuova biblioteca per ragazzi di Amburgo. Mi fa molto piacere presentarla, perché nella brochure viene presentata con una frase di Maria Montessori, che esalta e valorizza il protagonismo dei bambini nel processo di apprendimento. Io credo che davvero questa citazione ci dia conto di quanto Maria Montessori sia più conosciuta all'estero che non in Italia e è anche con rammarico che dico questo, perché davvero se le intuizioni di Maria Montessori fossero state colte e sviluppate, noi avremmo avuto una pedagogia italiana meno verbosa, meno chiacchierona, forse un po' più attenta alla realtà delle cose delle istituzioni educative. 

Pensate che il metodo della pedagogia scientifica del 1909 è frutto dell'osservazione dei bambini e Maria Montessori insiste molto sull'osservazione, quello che oggi noi definiamo "il metodo osservativo". Se non ci fosse stata ahinoi l'interruzione del fascismo, l'egemonia della cultura pedagogica idealistica, forse davvero avremmo avuto un'altra pedagogia anche nel nostro Paese e certamente la ricerca anche sarebbe stata diversa, con una valorizzazione dei bambini, del loro protagonismo nell'apprendimento, quello a cui le amiche tedesche si sono riferite.

 

HEIDI  JAKOB

"Signori e signore, buongiorno, sono lieta di essere qui in mezzo a voi, sono venuta ieri da Amburgo, sono venuta in macchina, Amburgo come sapete è nel nord della Germania, è un viaggio molto lungo, però sono contenta di essere qui in mezzo a voi e di vedere così tante facce anche giovani, perché voi giovani bibliotecari siete il futuro nostro. 

Mi sono un po' spaventata quando mi hanno detto di stringere così tanto i tempi, però spero di riuscirci a farlo, perché posso collegarmi direttamente anche a quello che è stato detto dalle relatrici precedenti.  

Mi chiamo Heidi Jakob e lavoro come bibliotecaria diplomata dal 1982, nel 2003 sono diventata responsabile della biblioteca dei ragazzi di Amburgo e dal 2008 dirigo anche il lettorato per i media dei ragazzi: vuol dire che li scelgo per tutta la Città di Amburgo e li offro poi alle biblioteche. 

Lavoro per la biblioteca dei ragazzi, che fa parte della biblioteca centrale, la Bucherhallen di Amburgo. È un sistema di varie biblioteche, in cui c'è la biblioteca centrale con 8 divisioni di cui fa parte la KB, la KinderBibliotek, KB viene chiamata da tutti noi la biblioteca per ragazzi, poi ci sono 33 biblioteche rionali all'interno della città, dei quartieri di Amburgo, che sono tutte collegate in rete.  Vedete che questo è un sistema in rete di biblioteche molto grandi, che offre una quantità di media e anche eventi culturali in modo capillare alla città e al territorio di Amburgo. 

Vi invito adesso a accompagnarmi in un viaggio a Amburgo. Come sapete Amburgo è la seconda città più grande della Germania, con 1,8 milioni di abitanti, di cui bene il 15% sono immigrati. La città di Amburgo si lascia costare qualcosa il suo sistema di biblioteche, quindi investe molto, abbiamo un programma che si chiama "La città da vivere" e vi spiegherò più avanti come mai siamo stati molto fortunati a avere questo programma, questo investimento della città di Amburgo.

Qui vedete gli obiettivi della Bucherallen di Amburgo e vedete sono identici un po' in tutto il mondo gli obiettivi delle biblioteche. Senza annoiarvi spero, vi dirò alcuni dati alcuni numeri, parlerò delle risorse: complessivamente abbiamo a nostra disposizione 30 milioni di euro, di cui 19,4 milioni vengono spesi per il personale, sicuramente siete interessati anche a sapere quanti euro vengono spesi per i mezzi veri e propri, per i media e sono 3,1 milioni di euro. Visto che parliamo soprattutto di ragazzi, di bambini, due numeri che possono interessare: 1,8 milioni di bambini ci sono venuti a trovare nell'ultimo anno, vale a dire una media di 8 mila bambini al giorno. Nel 2008 abbiamo organizzato come sistema di biblioteche, come rete di biblioteche di Amburgo 6.500 eventi. 

Ora vi trovate davanti alla biblioteca centrale del sistema in rete, in mezzo all'edificio vedete l'ingresso. Tutto è costruito a forma di ferro di cavallo, nell'ala sinistra si trova la KB e quindi la biblioteca dei ragazzi. Anche in Germania non è diverso rispetto all'Italia: anche questa biblioteca non è nata come biblioteca, ma è stato un edificio industriale. Fino al 1997 c'erano 3 mila impiegati postali che assortivano le lettere, nel 2008 invece è entrata nell'edificio la biblioteca dei ragazzi. Questo è l'ingresso della KB e se venite a trovarmi è lì dove vi prendo in consegna. Benvenuti! 

È molto bello potere parlare direttamente dopo la Sig.ra Agnoli, perché ha detto già molte cose in teoria e io posso fornirvi ora la pratica, così come la abbiamo da noi a Amburgo, quindi le immagini parleranno per sé. Qui vedete un po' la planimetria dell'edificio, che a prima vista non sembra neanche tanto adatto ai bambini, infatti era un edificio industriale di 770 metri quadrati, con degli spazi alti, alti anche 6 metri. Se guardate bene nella parte superiore del grafico, riuscite a vedere gli edifici che noi abbiamo aggiunto all'interno dell'edificio esistente. 

Nella ristrutturazione dell'edificio ci siamo posti delle domande fondamentali, che riprendono tante domande già poste ieri e questa mattina, quindi ci passerò brevemente. Quali sono gli spazi di cui hanno bisogno i ragazzi? Come devono essere fatti questi spazi per diventare ambienti accoglienti, che promuovano la vita e la voglia di lettura? Come si devono fare gli spazi aperti per degli sviluppi futuri? Purtroppo avevamo solo 4 mesi per la ristrutturazione edile, quindi non abbiamo potuto fare una cosa fondamentale che invece la biblioteca San Giorgio ha potuto realizzare, cioè la partecipazione nella ristrutturazione dell'edificio da parte dei ragazzi. Comunque abbiamo cercato di fare tesoro delle esperienze già fatte in Germania, una era una partecipazione di ragazzi in una biblioteca e l'altra in una scuola. 

Accanto a Maria Montessori, anche Loris Malaguzzi è molto seguito, molto conosciuto in Germania e ha influenzato in maniera importante l'ambiente delle scuole materne. Malaguzzi è uno dei pochi pedagogisti, forse a prescindere da  Rudolf  Steiner che nelle sue riflessioni, nella sua pedagogia include anche l'architettura. Voglio dire che abbiamo imparato molto dalle altre materie, dalle altre discipline, forse purtroppo più fruttuosi questi che non quelle che abbiamo trovato nelle biblioteche. 

Mi ha pregato prima di ritradurre dal tedesco anche la citazione di Malaguzzi che è importante: il divertimento procurato dall'apprendimento, dalla conoscenza e dalla comprensione è una delle emozioni più fondamentali che un bambino si aspetta di trovare quando fa nuove esperienze, da solo o con altri bambini o con gli adulti.  

La nostra soluzione architettonica era portare in qualche modo il villaggio dentro la biblioteca e abbiamo cercato di ricostruire una strada con case effettivamente dentro la biblioteca, quindi il concetto della casa dentro la casa. Abbiamo sempre desiderato che nella nostra biblioteca le parei non fossero formate dagli scaffali, ma fossero delle pareti vere e quindi delle case vere, che si possono anche chiudere qualche volta, quando per esempio non abbiamo ancora messo a posto.  

Per la riuscita di questo progetto, per noi della direzione della biblioteca era molto importante vedersi come partner dell'architetto non farci imporre da parte sua le sue visioni, ma di partecipare. Qui vedete la visione dell'architetto, le case, i luoghi come li vede lui. Sia per l'architetto sia per noi stessi era molto importante non cercare di rendere questi spazi adatti ai bambini usando applicazioni di Pinocchio o di altre cose divertenti, ma invece di fare così di ridurre gli spazi a misura di bambino.

Mi chiede di tradurvi un attimo quello che vedete: all'interno di queste case nella biblioteca abbiamo a sinistra in alto il banco delle informazioni, il guardaroba, poi ci sono i gabinetti, poi a destra in alto sempre c'è una vasca con i pesci rossi, sotto c'è la casa dei sogni, il mercato e l'officina dell'apprendimento. Accanto vedo uno spazio per la regia, il palcoscenico e in fondo a destra l'officina per l'apprendimento. Questa sarebbe la vasca per i pesciolini. 

Qui è interessante, perché questa è la prima casa alla quale abbiamo assegnato un gruppo di età, quelli piccolissimi da 0 a 3 anni. È il luogo dello stare insieme, del sentirsi a proprio agio. Sapete tutti quanto è importante il contatto con i piccoli, potersi accoccolare un po' in un angolo. Qui facciamo anche degli incontri, degli avvenimenti, vi farò vedere un esempio. Naturalmente da non dimenticare ci sono migliaia di libri per i più piccoli.

Facciamo anche un progetto che probabilmente conoscete, il Book-start trasmesso a Amburgo. "Poesie per piccoli folletti" in 42 luoghi della città una volta la settimana ci sono questi incontri e nella biblioteca per ragazzi questo avvenimento ha luogo in lingua portoghese. La soglia dell'offerta è molto bassa, quindi vuol dire che qui i libri possono essere gustati anche con i denti, si possono anche buttare da un angolo all'altro.  

Questa è la sig.ra  Schiffers,  Renata: lei è attrice, educatrice alla retorica, musicista e lei forma noi. Tutti gli anni ci fa 33 corsi di aggiornamento e soprattutto è rivolto a colleghi che a loro volta hanno intenzione di offrire degli eventi culturali. È molto bello constatare che le biblioteche si rivolgono a delle persone, a degli esperti qualificati, soprattutto perché lavoriamo in rete con altri partner, con educatori e insegnanti e studenti dell'educazione e della formazione.

Qui vedete il programma per ragazzi, quello attuale è fino a dicembre 2009. Una cosa particolare della Bucherhallen sono questi progetti volanti, ci sono due tipi di incontri che tutte le biblioteche rionali possono prenotare a costo zero, si tratta di letture sceniche, di officine di scoperte letterarie, oppure anche degli eventi in lingua. C'è sempre un libro al centro di un avvenimento, abbiamo Bobo il dormiglione. Ci sono esperti provenienti da tutte le professioni che offrono queste occasioni a nome nostro, l'importante è svilupparle insieme a loro e questa è la funzione del laboratorio della biblioteca per i ragazzi di Amburgo.

Qui abbiamo un libro a altezza uomo, è stato al centro di un pezzo di teatro per ragazzi e bambini di 2 anni, si chiama "Bussa alla porta". Questa seconda casa è la casa dei sogni, questa casa è una casa speciale, faccio vedere questa e le altre le salterò, questa è la casa dei sogni, c'è scritto "il luogo del silenzio e del sentirsi a proprio agio".  

 

ENZO CATARSI  

Grazie a Heidi, mi scuso ma abbiamo un'ora e vi tratterremo un po' di più, perché vogliamo vedere anche il video, dunque abbiamo ancora 2 interventi da 30 minuti. Ho già chiesto a Susan Etheredge di stare nei tempi, così come alla interprete. Susan è una vecchia amica di Pistoia, ha fatto qua un suo anno sabbatico, ha portato sue studentesse a fare l'esperienza di tirocinio nei nidi di Pistoia, io stesso ho avuto il piacere di incontrarla e di accoglierla nel master che dirigo, spero anzi che possano esserci altre occasioni. Avete letto le pubblicazioni che Susan ha fatto, è la preside della facoltà di pedagogia, la nostra omologa di scienze della formazione, nel Massachusetts, allo Smith College di Northampton. 

 

SUSAN ETHEREDGE 

Buongiorno, sono molto felice di essere con voi oggi. Vorrei ringraziare le mie colleghe qui a Pistoia per questo invito bellissimo, è un onore essere con voi tutti a questo convegno, un convegno con un tema molto importante. Due anni fa, come ha detto il prof. Catarsi, sono stata qui a Pistoia per un anno sabbatico, ho studiato le scuole eccezionali di questo Comune e è stato un anno indimenticabile per me veramente. Ho imparato tanto dalle mie colleghe, c'è sempre qui a Pistoia un'accoglienza calorosa e una generosità incredibile. 

Oggi parlerò in inglese e mi dispiace, volevo parlare in italiano, ma è più efficace e efficiente parlare del mio lavoro negli Stati Uniti in inglese. Grazie mille a Rosanna per la traduzione. 

"Inizio la mia presentazione con le immagini di due campanili, che rappresentano questo grande scambio di idee e di amicizia tra Pistoia e lo Smith College a Northampton nel Massachusetts. Da circa 20 anni tutti gli anni ci sono sei studenti dello Smith College che passano un semestre, tre per volta, qui presso le scuole. È uno stage che ha iniziato Lella Gandini tanti anni fa qui a Pistoia e questi studenti studiano presso la nostra sede a Firenze. Sono veramente molto fortunati di potere fare questo stage e di imparare molto da questi colleghi con così tanto talento e sono molto felice di accoglierli, oggi sono qui con la mia collega la prof. Giovanna Bellesia.  

Per iniziare a parlare della mia presentazione "ll libro illustrato che insegna a leggere", vi racconto la storia di uno dei miei studenti allo Smith College. Lei è al primo anno del corso di studi e è una dei miei nuovi studenti. Quando le ho parlato di questa presentazione, naturalmente le ho detto di cosa avrei parlato e lei si è emozionata moltissimo e mi ha detto "sai ho iniziato a leggere, ho imparato a leggere con un libro illustrato molto bello a 5 anni e era il libro di Eric Carle: il piccolo bruco mai sazio. Naturalmente è stato un anno fantastico, abbiamo creato tantissimi libri, i nostri libri e mia mamma ha ancora il primo libro che io ho creato."  

Naturalmente questa è stata una coincidenza favolosa per me e volevo sapere di più da Anna quello che lei ricordava del processo di imparare a leggere, specialmente usando questo libro di Eric Carle nel suo paese nello stato del New Jersey. Questa è la storia che lei mi ha raccontato: "uno dei momenti più memorabili della scuola materna con la Sig.ra Woods riguardava il progetto intitolato Eric Carle, durante l'anno la signora Woods ci incoraggiava a inventare le nostre storie e a trascriverle, per ogni nuova storia ricevevamo una cartellina chiamata "libro" con della carta dentro, una cartellina colorata. Noi scrivevamo su ognuna di queste pagine con i pennarelli, con i colori, con i crayon, poi facevamo le nostre illustrazioni.

Per questo progetto particolare abbiamo però portato tutti i nostri disegni a un livello più alto, l'insegnante la sig.ra Woods lesse in classe il libro "Il piccolo bruco Maisazio" di Eric Carle, poi ognuno dei bambini scelse uno dei racconti, oppure creò il proprio racconto a imitazione di quello e per settimane prendevamo fogli di carta bianca e li coprivamo di colori. Abbiamo usato colori, abbiamo usato tutto quello che potevamo, abbiamo sperimentato con gli acquarelli, abbiamo scoperto come si trovavano altri oggetti tipo la spugna, oppure dei bicchierini di carta, oppure mezza patata, che potevano essere usai per creare questi motivi particolari. Non posso mai fare la lista né ricordo tutte le cose e tutte le tecniche che provavamo. 

A questo punto ogni bambino aveva una cartellina piena di questi fogli che si erano asciugati. In fondo a ogni pagina del libro io scrivevo il testo e poi ci incollavo sopra le figurine che avevo disegnato per fare le illustrazioni, proprio come nei libri di Eric Carle, solo che in questi libri le pagine erano fatte in casa. Quando i nostri libri erano finiti e rilegati, la nostra classe aveva un'occasione di incontro che si chiamava "il tè pomeridiano, il tè dell'autore". Una sera tutti i genitori vennero a ascoltare i bambini che leggevano le loro storie, ogni bambino poteva sedere in una sedia speciale davanti a tutti e condividere il suo lavoro, mentre la signora Woods ci teneva il microfono e ci incoraggiava con un grande sorriso. Naturalmente dopo c'erano sempre cose squisite per festeggiare il nostro grande lavoro. 

Questo progetto ha avuto un grande impatto su di me e io ero molto molto grata e ero veramente molto orgogliosa del libro che io stessa avevo creato. L'ho tenuto per 12 anni e sono contenta di poterlo condividere con voi oggi." Queste sono le foto di questa studentessa quando aveva 5 anni e questo è il libro di Anna. Purtroppo non c'è tempo per leggerlo, però lei ve lo mostrerà e vi farà notare i particolari del collage che è stato usato. Il libro si chiama "La bella farfalla" e naturalmente è stato ispirato dalla storia di Eric Carle. 

La cosa che mi colpisce è quanta forza abbia avuto questo ricordo e tuttora quanto è forte questo ricordo in Anna. Mi ha raccontato tantissimo di quanto l'abbia ispirata questo libro a imparare a leggere. Certamente per Anna questo libro di illustrazioni è un documento che è anche sociale, culturale, storico, ma soprattutto l'esperienza di un bambino. Naturalmente nelle vostre cartelline ci sono altri riferimenti a questa persona.  

Adesso guardiamo una classe di bambini di 5 anni, è l'asilo che si trova all'interno dello Smith College e è la classe dell'insegnante Penny Block. Vi racconterò come lei usa i libri illustrati per insegnare ai bambini a leggere, non in un modo didattico, è un modo non tanto per imparare a leggere, ma imparare a vedere, come tanti insegnanti questi insegnanti usano i libri illustrati tutti i giorni nel lavoro con i bambini. Questo è dove i nostri insegnanti fanno il loro stage dove imparano a insegnare e questo riguarda i bambini che vanno dall'infanzia fino all'età di 11 anni.  

Gli insegnanti usano i libri illustrati come un oggetto molto potente per creare un senso di comunità, quando leggiamo un libro illustrato insieme il bambino condivide con gli altri e i bambini imparano chi siamo come comunità letteraria.

Un altro modo nel quale gli insegnati usano i libri illustrati è per introdurre, per costruire e poi per mantenere queste grandi idee. Una delle insegnanti ha detto che il libro illustrato è il punto di riferimento da condividere qualsiasi sia l'argomento da insegnare e naturalmente è anche importante l'architettura del libro, quindi la forma e il formato del libro. Il libro viene usato per godere non solo della lingua, ma anche del ritmo dell'arte e del testo che tutto un insieme creano una bella armonia. E naturalmente poi viene usato anche per insegnare ai bambini a leggere.

La ricerca negli Stati Uniti ci dice che ci sono 8 strategie che i lettori usano costantemente per cercare di capire il significato del testo, usare la conoscenza pregressa, creando connessioni, facendo domande, visualizzando, deducendo, riassumendo, valutando e sintetizzando.

Ora entriamo nella classe della Sig.ra Penny Block, per esplorare come lei usa i libri illustrati per insegnare a leggere, passando da queste 8 strategie. Naturalmente io dico "insegnare" però è il suo modo di fare in modo che i bambini si divertano nel cercare di capire il significato. Lei inizia sempre l'anno scolastico con i bambini di 5 anni, leggendo illustrazioni insieme. Usa i principi di cui si è parlato ieri con Rosemery Agoglia, per esempio in questo caso lei legge insieme ai bambini la copertina di questo libro, che si chiama Miss, che potrebbe essere una persona mai contenta per fare previsioni, per fare dei collegamenti con le loro conoscenze e naturalmente per porsi delle domande. 

E lei li incoraggia anche a spiegare il loro pensiero e a creare delle ipotesi. Lei chiede tre cose: cosa vedi quando guardi questa illustrazione, cosa hai visto che ti ha fatto dire quello che hai detto e che altro puoi trovare. Per esempio nel caso di questo racconto lei ha coperto il titolo e ha chiesto ai bambini di raccontare secondo loro di cosa tratta la storia, guardando attentamente.

"Io credo che questa donna faccia qualcosa, sta facendo qualcosa, sembra stia cucinando" e allora l'insegnante ha chiesto "perché pensi questa cosa?" "perché lei indossa un grembiule", un altro ha detto "è il tipo di scarpe che indossa" "perché sono secondo te le scarpe?" "perché a lei piacciono molto", un altro bambino ha detto "sembra un po' arrabbiata, perché ha le mani sui fianchi" e un altro ha detto "credo che indossi la bandana per tenere la testa calda" e un altro ha detto "però potrebbe anche abitare in una fattoria", naturalmente l'insegnante ha sempre chiesto "cosa te lo fa pensare?" "perché la gente che lavora in fattoria indossa la bandana".

A quel punto l'insegnante legge il libro ai bambini e parlano di quello che avevano detto loro del loro pensiero e della storia del libro. Nella classe di Penny vedete che leggere le illustrazioni è una cosa che succede sempre.

Allora adesso seguire il viaggio del libro che ha ispirato Anna. Ora vi mostro degli esempi di come lei fa in modo che i bambini esplorino a fondo il libro, questo libro e voi vedrete l'uso e lo sviluppo delle 8 strategie di cui si è parlato. I bambini naturalmente sono affascinati da quello che il bruco mangia tutti i giorni e vedete che su questa lavagna i bambini stanno raccontando la storia, poi decidono che gli piacerebbe riscrivere questa parte del racconto, allora dettano all'insegnante che scrive "il nostro bruco molto affamato mai sazio" e quindi vedete in questo grafico che la parte in alto è la parte originale di Eric Carle e la parte in basso è la parte dei bambini. Naturalmente chi trascrive è l'insegnante.

Ai bambini piace molto vedere rappresentato i loro pensieri, i loro discorsi, in modo da potere creare dei paragoni tra il libro originale e il loro libro, quindi decidono di creare la propria versione di questo libro, si organizzano per vedere chi è che illustrerà ognuno delle pagine e il libro dice che il lunedì mangiò una patata, però aveva ancora fame, il giovedì ha mangiato 4 polpette ma aveva ancora fame, venerdì ha mangiato 5 pesche ma aveva ancora fame.

I bambini poi a turni portano a casa il libro da leggere ai genitori e l'insegnante chiede ai genitori di fare delle riflessioni su questa esperienza, questo è un esempio dei commenti dei genitori: "Billy il bambino si è molto divertito a leggere questo libro con il babbo e con me, naturalmente aveva imparato a memoria il racconto, lo guardava e ce lo raccontava, quindi gli ho chiesto di provare a leggerlo mentre io indicavo le parole e lui è stato bravissimo nel fare questo, naturalmente si sentiva molto orgoglioso. Noi ci siamo divertiti tutti molto, grazie." 

Purtroppo non c'è molto tempo, naturalmente voi sapete che è molto importante questo scambio, i commenti tra la scuola e la casa. Il bambino rivive la sua esperienza scolastica leggendo il libro insieme ai genitori e naturalmente è un'opportunità incredibile per il bambino per fare vedere le sue abilità e per la famiglia vedere quanto lui sia capace. 

Naturalmente c'è molta pressione da parte di tutti sui bambini molto piccoli di imparare a leggere presto, quindi questo scambio è un modo per fare vedere ai genitori come il bambino sta imparando a leggere in un modo autentico e naturalmente la cosa più importante e lo scoglio da superare e il modo di superarlo è leggere insieme. Naturalmente ci dà anche molto piacere e molta gioia.

Torniamo alla classe. I bambini hanno molte domande da fare sul protagonista del libro e queste sono le domande che chiedono, per esempio i bruchi hanno gli occhi, quanto tempo vivono le farfalle, quanto pesa il baco prima che esce la farfalla, quanto mangia il baco prima che diventa un bruco. Quello che fa l'insegnante è crea una zona dove i bambini possono osservare un vero bruco, i bambini osservano attentamente e quindi imparare a conoscere bene, scrivono e disegnano le loro osservazioni, per esempio questo ragazzo ha scritto "ho notato che i piedi davanti sono un po' appiccicosi e appuntiti, si sono attaccati a me quelli davanti anche quando quelli di dietro non lo erano, loro possono appendersi usando solo le zampe davanti." 

Naturalmente è l'insegnante che trascrive tutto, però c'è la documentazione di tutte le osservazioni e cominciano anche a scrivere le parole. Vedete che prima c'è una "e" e così via. Fanno anche un collage di bruchi, fanno delle sculture e naturalmente sono realistiche che fanno vedere quello che loro hanno imparato dei bruchi. Naturalmente mentre fanno tutto questo lavoro ritornano sempre alla fonte, cioè al libro. Ecco alcune foto della loro esperienza, naturalmente poi fuori in giardino hanno lasciato andare via le farfalle. Questo è il giardino di cui loro si occupano, i fiori che loro fanno crescere.

Devo fare questa cosa purtroppo molto velocemente, però la cosa fondamentale da ricordare è questo scambio di messaggi e di comunicazione. A sinistra c'è la lettera di un padre e a destra c'è la lettera che l'insegnante ha scritto ai bambini su questa esperienza.

Questo è un racconto che hanno scritto i bambini dopo una discussione sui bruchi, stavano cercando di capire se il bruco di Eric Carle era vero o finto e quindi sono riusciti a costruire, a scrivere e illustrare un libro che era il loro modo di fare capire e rispondere a questa domanda: cos'è che fa un bruco vero e cos'è che lo fa finto? Questa è diventata una lunga discussione, una lunga conversazione tra i bambini e è qui che l'insegnante ha iniziato a parlare di come gli scrittori e gli illustratori si comportano con gli animali. Ha usato questa opportunità anche per parlare dei diversi modi di scrittura, ora vi leggo alcune pagine del racconto. 

"I bruchi possono e i bruchi non possono." È dedicato alla preside della scuola. "I bruchi escono dalle uova, ma non possono ballare danza classica, possono mangiare le foglie dell'erba, ma non possono mangiare il gelato, possono fare la cacca quando mangiano e crescono, ma non possono cantare. Possono attaccarsi alle cose anche quando sono sotto sopra, ma non possono saltare su questi, si possono rannicchiare quando hanno paura, ma non possono nuotare. Si possono appendere sotto sopra e formare questo simbolo, ma non possono formare altri simboli quando si appendono. Si trasformare in bachi, ma non possono andare in bicicletta e possono liberarsi dalla loro pelle ben 5 volte mentre crescono, ma non possono indossare abiti e diventano delle farfalle durante la loro vita, ma non sanno disegnare." 

Come avete potuto notare tutte le 8 strategie e anche più sono state usate. Vorrei finire con queste parole: la preparazione di un percorso di lettura può iniziare come nei viaggi reali con una fase di curiosità, esplorazione, ricerca di immagini e collegamenti culturali. Vi ringrazio per l'opportunità di avere potuto oggi condividere una storia della mia cultura americana con voi, iniziare questo viaggio con voi e esplorare come il libro illustrato insegna a leggere. Grazie per la vostra attenzione.

 

ENZO CATARSI  

Grazie a Susan per la sua simpatia, il modo brillante e molto piacevole con cui ci ha proposto, agevolato certamente dall'amica che l'ha tradotta e che con altrettanta brillantezza ci ha messo in condizione di gustare questa esperienza. 

Dulcis in fondo, Walter Fochesato, credo non abbia bisogno di presentazioni per chi si occupa e ha dimestichezza con i libri per i bambini, con gli albi illustrati, è uno dei più grandi conoscitori di albi illustrati del nostro Paese. Debbo dire godo mensilmente della lettura che tutti i mesi su Andersen dedica un articolo a una illustratrice, a un illustratore, spesso anche lanciando sulla scena giovani illustratori poco conosciuti, che così abbiamo modo di apprezzare.

Gli cedo volentieri il microfono, ma prima gli faccio una richiesta, credo a nome anche di molti presenti in sala, che è quella di raccogliere in un volume questi articoli che in tutti questi anni lui ci ha regalato e che adesso sono separati nei diversi fascicoli, averli tutti insieme in un volume aiuterebbe molto. 

 

WALTER FOCHESATO  

"Togliere le gioie dell'immaginazione, inaridire volontariamente le fonti della fantasia nelle menti dei fanciulli, squarciare i veli dell'illusione nei primi anni della vita e forse per molti che posano a uomini pratici amanti del progresso l'unico e vero sistema educativo degno del nostro secolo scientifico, in quanto a me però sono convinto come sono che la fantasia sia assai di sovente la grande consolatrice della vita e che sia altresì la più possente incitatrice alle opere grandiose, alle azioni nobili, alle iniziative ampie e generose.

Mi ostino a credere che essa, piuttosto che un'erba cattiva e dannosa da sradicare spietatamente dai cervelli infantili, sia invece un fiore prezioso da coltivare con tenera sollecitudine, non vi è dunque da sorprendersi se io proclamo benefattori dell'umanità coloro che con particolare amore si dedicano sia con la matita o con il pennello, sia con la penna a dilettare le piccole menti e a farle dolcemente sognare, svegliandone e eccitandone con garbo le attitudini immaginative." 

Queste parole le scriveva nel 1898, su una rivista d'arte "Emporium", Vittorio Pica e in un articolo pionieristico per moltissimi versi dedicato agli albi illustrati per l'infanzia inglesi. Siamo nel momento tra la fine l'800 e i primi del 900, e alcune delle immagini che faccio passare si riferiscono proprio a questo momento, in cui con l'invenzione della quadricromia, con la possibilità cioè di riprodurre le immagini senza passare attraverso la mediazione dell'incisione e dunque la costrizione quasi sempre del bianco e nero, nasce l'albo illustrato così come lo intendiamo oggi.

Anticipo una brevissima definizione, anzi non amo le definizioni, o meglio amo le definizioni le più semplici possibili, allora possiamo dire con le parole più semplici possibili che l'albo illustrato altro non è che un libro in cui la parte preponderante è quella che viene svolta dalle immagini rispetto al testo. Detto questo, Vittorio Pica era un pioniere per molti altri versi, perché sempre su "Emporium" è il primo a occuparsi delle (sic) pubblicitarie, che proprio in quegli anni cominciano strumenti fragili e effimeri a invadere e a colorare le strade delle nostre città europee e americane.

Anche vedendo queste immagini che meriterebbero ovviamente un commento anche appropriato, possiamo però vedere come ci sia un altro elemento su cui in questi giorni, anche ieri, per esempio nell'intervento di Lucia Scuderi si è riflettuto e cioè il fatto che un albo illustrato sia sempre la risultante di tre elementi: il testo, le illustrazioni, le immagini e poi quella che qualcuno ha chiamato la tipografia, cioè la grafica, la costruire della pagina.

Per esempio in queste immagini, dove c'è il famoso Frère Jacques che poi sarebbe il nostro Fra Martino Campanaro, vedete come con grande parsimonia di mezzi, ma anche con straordinaria raffinatezza un illustratore francese dei primi del 900 , Bernard Boutet De Monvel, dentro a una gabbia tipografica ben precisa riesca - questa è una doppia pagina: questa è la parte di sinistra e questa è la parte di destra, vediamo già come una funzione apparentemente secondaria del testo da un lato e invece poi la costruzione tipografica. Qui addirittura poi c'è questa splendida copertina liberty, di gusto "giapponista". 

Questo per esempio è Henriette Le Maire;  questo non è un albo illustrato ma è una tavola del grande Arthur Rackam per "Alice nel paese delle meraviglie" e poi due tavole del nostro Attilio Mussino, che tra il 1910 e il 1911 per Bemporad realizza la prima edizione illustrata di Pinocchio, prima edizione illustrata tutta a colori. Qui come vedete nel corrispondersi delle immagini c'è quasi una tecnica cinematografica per più versi.

Ma ecco che il rapporto tra testo e illustrazione, su cui anche ieri si è riflettuto, è sempre un rapporto dialettico, sempre un rapporto fatto di un complesso sistema di echi, di rinvii, di accenni, di rimandi, dove ovviamente esiste però una strettissima simbiosi, ma al tempo stesso ognuno testo e immagini hanno una loro irriducibile autonomia, perché la cartina di tornasole è data dal fatto che l'illustratore se è bravo, se riesce a entrare in sintonia con il testo, non si limiti a ripetere ciò che già il testo dice, ma vada a cercare del testo ciò che è appena accennato, ciò che è appena sussurrato, ciò che pare secondario ma poi invece risulta determinante, o addirittura il non detto.

Un illustratore che voi ben conoscete, che poi ahimè e ahinoi è molto più noto all'estero che non in Italia, come Roberto Innocenti (toscano), diceva che il suo scopo era proprio quello di creare delle figure che certo fossero l'illustrazione del testo, ma che al tempo stesso dessero al lettore di immagini, grande o piccolo che sia, la possibilità di andare oltre, di creare delle storie. 

Già ieri nell'intervento prezioso di Lella Gandini c'era questo accenno a quello che ho chiamato l'ossimoro di una complessa semplicità, cioè il fatto che in libri di poche pagine e addirittura certe volte di poche frasi si celi poi una straordinaria ricchezza, una straordinaria complessità.

Vado veloce, ma per esempio vorrei fare un esempio tra i tanti e volutamente ho scelto un libro che quasi tutti se non tutti conoscete in un'esperienza come questa, un testo classico che è "Il piccolo blu e il piccolo giallo" di Leo Lionni; perché? Perché questo è un libro epocale, nel senso è un libro che chiude un'era, chiude un'epoca e un'altra ne apre, ma allo stesso tempo per la prima volta un libro come "Piccolo blu e piccolo giallo" non ricorre alla consueta raffigurazione più o meno realistica o addirittura come in molti altri esempi - pensiamo a Beatrix Potter e a tanti altri autori, a una rappresentazione antropomorfica - ma ricorre a delle semplici in questo caso forme, ritagliate su dischetti di carta lucida e disposte tipo graficamente, con una straordinaria saggezza e leggerezza sulla pagina.

Al tempo stesso pensate un libro che appare poco dopo la metà degli anni 60 e che non solo graficamente ha una straordinaria attualità, perché in questa piccola storia apparentemente minimale di una profonda amicizia tra due bambini, si cela una straordinaria ricchezza di significati. Ne tralascio per ragioni di tempo e di spazio alcuni, ma su uno in particolare mi voglio, sia pure brevemente, soffermare e è questo: che "Piccolo blu e piccolo giallo" è una straordinaria metafora sulla diversità.

Avendo insegnato e avendo scoperto i libri per l'infanzia, appartengo a una generazione diversa da quella di Lucia Scuderi, ma ho avuto la sua stessa esperienza, i libri illustrati li ho scoperti da adulto, li ho scoperti insegnando per 35 anni nella scuola elementare, diffido sempre poniamo dai libri che si intitolano, perché sento anche se ingenuamente puzza di vecchia pedagogia, didatticismi, "il mio compagno di banco si chiama Aziz o si chiama Mohamed", invece un libro come questo è un libro sulla diversità, un libro sulla accoglienza, un libro sulla scoperta e sulla ricchezza dell'incontro.

Pensate "Piccolo blu e piccolo giallo" - lo sapete tutti - quando diventano piccolo verde vengono rifiutati dai genitori, perché sono altro, perché sono diversi e sarà soltanto l'esperienza del dolore, l'esperienza delle lacrime che li farà poi riaccettare e farà scoprire l'errore compiuto. Io lo dicevo prima: non amo molto le definizioni e soprattutto vedo sempre con sospetto, perché le vie dell'inferno e per l'inferno sono indubbiamente lastricate di tante buonissime intenzioni, del tracciare dei confini, dello stabilire delle partizioni, del decidere a priori ciò che è adatto e ciò che non è adatto per una certa età o per una certa fascia d'età, e ancora meno dunque il pensare che le figure debbano essere sempre rassicuranti, che non debbano trasmettere inquietudini. 

Credo invece che le figure debbono portare non solo, come veniva detto nell'intervento precedente, a dei processi di inferenza, certamente a stupire, a ammaliare, a incantare, a creare curiosità e al porre domande, ma anche allo sconcerto. Mi piaceva molto l'immagine che questa mattina, nell'intervento di Maria Stella Rasetti, questo desiderio che spero presto realizzato di mettere sulla porta della biblioteca all'uscita questo riferimento ai libri che offendono, perché i libri come "piccolo blu" e come tantissimi altri hanno questo straordinario potere lenitivo, consolatorio, hanno la possibilità in un mondo in cui sempre più l'adulto appare incapace o inadatto di fornire delle risposte alle paure, alle inquietudini, alle domande dei bambini hanno proprio invece questo potere di offrirle, di darle o di rappresentare nelle situazioni migliori quello che io chiamo dei libri ponte, cioè dei libri capaci di stabilire un collegamento tra le generazioni. 

Avevo preparato alcune citazioni proprio per mostrare come i confini siano sempre pericolosi in ogni caso, su una mi voglio soffermare. È un articolo che ho trovato alcuni anni fa su una vecchia rivista che usciva negli anni 30 e poi anche a metà degli anni 40, la lettura era un supplemento de Il Corriere della Sera e c'era un articolo di un grande illustratore toscano, Enrico Sacchetti, su Doré questo grande maestro dell'incisione. 

Prima di parlare dell'opera di questo maestro, Sacchetti andava indietro alla sua infanzia e scriveva a proposito del Gargantua e Pantagruel, illustrato con tavole visionarie da questo grande illustratore, "mio padre mi nascondeva il libro, ma io riuscivo a trovarlo, andavo a rimpiattarmi in un cantuccio dietro alla tenda dove era la cesta dei panni sporchi e guardavo le figure, se qualcuna mi faceva paura o mi disgustava voltavo lesto la pagina, ma subito la mia piccola anima si irrigidiva fieramente tornando a sfogliare le pagine a ritroso, ritrovavo l'illustrazione terribile o quella ripugnante e affondavo, con disperato coraggio, la paura o il disgusto, tutto questo aveva per me l'aspro sapore di una avventura bella e rischiosa, perché - qui lo stesso Sacchetti sottolinea, mette in corsivo le parole - io entravo nei disegni di Dorè, ci passeggiavo dentro, svoltavo quel sentiero in pendio, uscivo dalla selva che era tutta un groviglio di radici enormi tentacolari e mi trovavo in faccia le grandi acque del fiume".

E prosegue "e non bisogna credere che io fossi preso dalla favola, il mistero paradossale di quella enorme coppia e del loro rampollo gigantesco mi incuriosiva mediocremente, quello che mi prendeva subito era l'ambiente, il borgo medievale, il bosco, la stanzaccia lurida, la sala fastosa del castello, il sotterraneo, la pianura desolata".

Allora ecco che in alcune rapidissime immagini voglio volutamente sottolineare proprio una nuova tendenza, che non tanto all'estero dove era già presente prima, quanto da noi che ovviamente scontiamo sempre ritardi più o meno gravi su questo versante, che è quella del libro illustrato o meglio preciso dell'albo illustrato, che è albo per tutti, che è volutamente albo che si rivolge agli adulti, si rivolge agli adolescenti e può e deve, con la mediazione dell'adulto, anche rivolgersi ai bambini.

Allora ecco per esempio due tavole di questo straordinario libro che è Rosa Bianca, che conoscete certamente, di Roberto Innocenti, dove per raccontare il dramma dell'olocausto si è ricorsi a un libro dove il testo potrebbe anche non esserci, perché già le immagini parlano e raccontano la storia e dove, con straordinario coraggio, Roberto è ricorso per narrare la storia di Rosa Bianca ai modi tradizionali della fiaba, perché Rosa Bianca altro non è che una sorta di Cappuccetto o di Hansel e Gretel, che nel bosco lei scopre il lager, ma scopre invece quello che tutti gli adulti sanno, ma che preferiscono ignorare e tanto meno raccontare all'infanzia.

Qui invece c'è una tavola sempre di Roberto dedicata all'altro libro che ha scritto sull'olocausto, che è la "Storia di Erika".

Questa invece è una tavola doppia di un libro stupendo, questa è "L'isola" di Armin Greder, che è una riflessione sul razzismo, sulla xenofobia, molto di moda ahimè nell'Italia di questi mesi e anni, e qui vedete addirittura lui volutamente cita il famoso "Urlo" di Munch. È un libro duro, un libro doloroso, un libro lancinante, ma proprio per questo estremamente necessario.

Questo invece per esempio è "Il muro", un racconto autobiografico di questo grande illustratore cieco e americano poi che è Peter Sis, sono gli anni della gioventù, gli anni che lui trascorre nella Cecoslovacchia di Dubcek e poi dell'invasione sovietica e della repressione. 

Questo invece è Svietlan Iunakovic, con questo libro straordinario edito in Italia da Logos, che è "Ritratti famosi di comuni animali", dove lui, anche attraverso un testo molto ironico e molto arioso, rifà alcuni grandi capolavori della pittura di ogni tempo, dando a essi forme animali e questo ovviamente l'avrete visto è Leonardo Da Vinci.

Gli esempi potrebbero essere ancora molti, avevo anche previsto, ma lascio perdere, è proprio un esame ravvicinato di un libro che era un testo anche qui volutamente classico come nel Paese dei mostri selvaggi di Sendak, perché mi sembrava un libro perfetto, proprio per mostrare questo continuo rispondersi nella pagina tra tipografia, testo e illustrazioni.

Ma invece mi avvio a concludere e volevo, prima di una citazione finale che credo, spero risponda molto bene a queste rapidissime sollecitazioni, ringraziare della possibilità che ho avuto di scoprire da vicino una realtà della quale avevo letto, della quale molto sapevo ma poi non avevo mai avuto l'occasione di vederla da vicino, come questa pistoiese e a maggiore ragione come il convegno di questi giorni. Verrebbe da dire, pensando a questi anni non certo esaltanti, appartengo a questa generazione di insegnanti che ha avuto l'ambizione, in parte riuscendoci, di cambiare la scuola e certamente oggi, di fronte allo scempio e alla distruzione sistematica della scuola pubblica, non si può che restare arrabbiati e avviliti. Nello stesso tempo venendo qua ho trovato occasioni di conforto, allora parafrasando un vecchio libro di Mario Lodi, maestro implicito e esplicito per molti di noi, c'è speranza se questo accade a Pistoia.

Ma volevo leggervi e concludere con una citazione di un libro che io amo molto e che è un libro di Kenneth Graham. Quest'ultimo è un autore inglese contemporaneo a quei maestri che abbiamo visto prima, famoso per alcuni suoi libri per l'infanzia, ma poi lui ha scritto due libri di ricordi dell'infanzia, dove c'è questa infanzia certo dorata di un appartenente a una elite sociale, che però legge lui e i suoi cugini, i suoi fratelli, leggono con occhio disincantato il mondo degli adulti che vedono lontani, distratti, bizzarri e che non a casa chiamano "gli olimpi". Sono due libri, uno è "L'età d'oro" e questo invece è "Giorni di sogno".

Ad un certo punto lui viene trascinato ovviamente di controvoglia a un tè dalle amiche della zia, allora mentre lui è lì che si annoia finisce in una camera dove c'è una grande biblioteca e dice "vicino alla finestra, su una specie di alto banco, giaceva tutto solo un libro lussuosamente rilegato dall'aspetto assai invitante, infatti bastò che ne sollevassi un angolo perché come il profumo di un vasetto di pot-pourri fluttuasse una rapida visione di azzurri e rossi, che lasciavano immaginare una grande quantità di illustrazioni, tutte vivaci e coloratissime." 

Allora lui capisce che forse quel pomeriggio noioso troverà un senso, troverà una ragione, troverà un sollievo, allora sposta questo libro pesantissimo, la mette per terra, addirittura per tenere ferme le pagine poi potete immaginare cosa gli accade dopo quando viene scoperto, usa un pezzo di carbone per tenere ferme le immagini e dice "ai miei occhi si presentarono all'inizio vivaci bordure, arabeschi, fascette, sfondi a losanghe, un labirinto di colori dove alcune figurette deformi si arrampicavano allegre dappertutto, cercai subito di scoprire quale fosse il contenuto del libro per avere un'idea dell'argomento di cui trattava, non avevo certo intenzione di perdere tempo a leggerlo, mi sarebbe bastato un indizio, un segno, un'indicazione qualsiasi, ma con mio enorme disappunto scoprii che era scritto in una stupida lingua straniera. "C'era gente così perversa che ti fa disperare dell'intera specie" pensai! A ogni buon conto rimanevano le illustrazioni, le illustrazioni non mentono, non sono mai sfuggenti, quanto alla storia potevo inventarmela io". 

 

ENZO CATARSI  

Vi avevo detto che avremmo goduto di belle considerazioni, una parola sola per rammentare Roberto Innocenti che è un amico di Pistoia, che abbiamo avuto il piacere di vedere nella sala del Consiglio Comunale in occasione della mostra su Pinocchio e che certamente meriterebbe maggiore attenzione da questa Toscana, che quotidianamente lo ospita in quel di Montespertoli, ma che poi io credo non lo valorizza come dovrebbe. Come solitamente dico maledetti toscani! Perché noi davvero riusciamo a non valorizzare quei tesori che abbiamo, Roberto Innocenti è uno di questi. 

Mi dicono che adesso parte il video, ancora 7 minuti. 

 

Viene proiettato un video. 

 

ENZO CATARSI  

Mi pare che queste immagini evocative, quanto mai promotrici dell'immagine della Toscana, facciano da corona a questa bella mattinata e le musiche così struggenti, così tenere, credo che anch'esse si incastonino in questa meravigliosa mattinata che abbiamo passato insieme e per la quale io ringrazio tutti. Vi rimando, come direbbero i francesi, à la prochaine! 

 

 

Inserisci il tuo commento

Commenti

Nessuno ha aggiunto ancora un commento in questa pagina.

Feed RSS per i commenti in questa pagina | Feed RSS per tutti i commenti

 

Ad un clic da te