Biblioteca San Giorgio, Pistoia


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Accabadora

 

Maria Listru è l’ultima e indesiderata di quattro sorelle orfane di padre che viene affidata a Tzia Bonaria, perché la cresca come una figlia propria (una filla de anima). Zia Bonaria ne farà la sua erede, chiedendo alla bimba la presenza e la cura per quando lei ne avrà bisogno. C’è qualcosa di misterioso, però in questa donna vestita di nero, nei suoi silenzi e soprattutto nelle sue improvvise uscite notturne. Con il passare degli anni Maria cresce e si accorge che c’è qualcosa di diverso nella sua vita, il consueto ritmo giornaliero del villaggio; deve accettare che sua zia è la personificazione di una figura mitica in Sardegna, la Grande Dea, la signora della nascita e della morte, prima e ultima madre. È lei l’ agabbadòra, letteralmente “colei che finisce” (termine che deriva dal sardo s’acabbu, “la fine” o dallo spagnolo acabar, “terminare”) e denota appunto la figura (storicamente incerta) di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui i familiari o la stessa vittima ne richiedessero l’eutanasia. Il bellissimo romanzo che molto concede alla fantasia e all’immaginazione del lettore, trasportandolo in una terra mitica e arcaica, ha vinto il premio Campiello nel 2010; è stato inoltre tradotto in numerose lingue.

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